Massiofisioterapisti in cerca di “normalità”

Massiofisioterapisti in cerca di “normalità”

Massiofisioterapisti in cerca di “normalità”

Gentile Direttore,
sono veramente qualcosa di “anomalo” di “speciale” i massofisioterapisti diplomati dopo il 1999 e iscritti nell’elenco speciale ad esaurimento? Sono veramente una figura “non catalogabile” a tal punto che alcuni tribunali la collocano “per esclusione”? Prendo spunto per porre queste domande dalla lettera inviata il 2 luglio dal Dott. Gugliucciello; un’analisi che racchiude delle verità ma che sorvola su una storia che sicuramente i massofisioterapisti non hanno voluto né cercato. Il riferimento normativo per l’iscrizione agli elenchi speciali è il titolo conseguito in base alla L. 403/71, l’art. 1 della suddetta legge, recita: “la professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisioterapista …”. La legge 42/99, all’art. 1, interviene sostituendo il termine “professioni sanitarie ausiliarie” con “professioni sanitarie”.
 
Il decreto legislativo 517/93, modificativo del decreto 502/92, avrebbe dovuto individuare i corsi di studio, relativi alle figure professionali previsti dal precedente ordinamento, da sopprimere a far data dal 1° gennaio 1996.
Non essendo mai intervenuto un provvedimento che abbia individuato la figura del massofisioterapista come una di quelle da riordinare o di esplicita soppressione del corso di formazione, la formazione è continuata anche dopo il 1996 presso istituti privati autorizzati dalle regioni e sulla base di una legge nazionale.
 
Ora vogliamo caricare sulle spalle dei massofisioterapisti, 20 anni di inadempienze normative? Per anni le associazioni hanno chiesto una soluzione; voci e documenti caduti (purtroppo) nel vuoto e soffocati dall’indifferenza.
 
Ma veramente fu indifferenza? Dimenticanza? No, i vent’anni che si sono susseguiti dal 1999 ad oggi, sono stati volutamente lasciati vuoti da norme giuridiche che ponessero la parola fine ad una storia che Gugliucciello definisce tipica e particolare di questo “bel Paese”.
Il motivo? È solo uno: l’interesse economico che per anni ha ruotato attorno a questa figura portatrice di un nome e di un’abilità spendibile in tanti settori lavorativi, un nome e un’abilità sul quale il gioco delle parole ha trovato terreno fertile per confondere, sminuire, denigrare, abusare a seconda dei momenti e gli interessi del momento.
 
L’istituzione degli albi professionali con la Legge 03/2018 ha portato alla luce un mondo di professionisti della sanità privi di una identità certa. Tra questi migliaia di massofisioterapisti.
Un contesto che non poteva continuare ad esistere perché avrebbe portato migliaia di lavoratori a sbattere nel baratro dell’abusivismo. La legge 145/2018 e il DM 09 agosto 2019 sono la soluzione politica. L’istituzione degli elenchi speciali ad esaurimento per le 19 professioni sanitarie e quello per i massofisioterapisti in quanto professione non riordinata rappresenta un traguardo importante.
 
La legge ha dato un’identità giuridica alle figure ed ha portato, abrogando l’articolo 1 della legge 403/71, alla fine dei corsi di formazione per massofisioterapista.
Provvedimenti per i quali FNCM ha lavorato molto con la parte politica che è riuscita a recepire le problematiche e le criticità; abbiamo dato la mano a chi ha voluto ascoltarci nell’interesse di chi rappresentiamo.
 
Oggi questi professionisti afferiscono all’Ordine delle professioni sanitarie (FNO TSRM PSTRP) e pertanto chi è registrato nell’elenco speciale eroga prestazione sanitarie, detraibili e in quanto sanitarie devono essere esenti IVA.
Il recente parere dell’Agenzia delle Entrate che da un lato riconosce la detraibilità delle prestazioni e dall’altro afferma che sono soggette a IVA, rappresenta un “qualcosa” di anomalo per la contraddittorietà dei contenuti e nel contempo un atto estremamente dannoso e penalizzante per molti professionisti.
 
Sono certo che l’Ordine professionale interverrà a tutela dei propri iscritti per una doverosa modifica del testo emanato.
Resta da definire in modo chiaro e in tempi brevi il campo di operatività, i criteri e le modalità operative, gli adempimenti formativi e l’accesso ai corsi di formazione di una professione sanitaria non riordinata (massofisioterapista post’ 99).
È un tema sul quale l’Ordine dovrà intervenire per sgombrare il campo da ogni “libera interpretazione con nostalgiche reminiscenze del passato” che voglia collocare i massofisioterapisti fuori dal loro contesto di naturale operatività.
 
Auspichiamo che si possa creare all’interno dell’Ordine un organismo di rappresentanza che porti la voce di questi professionisti.
C’è bisogno di chiarezza, serenità e fermezza per tutelare un lavoro troppo spesso vittima della supponenza e dell’arroganza mascherata da finto sapere. Di “speciale” non c’è nulla (se non il nome dell’elenco) …abbiamo solo bisogno di “normalità“.
 
Luciano Zeli
Segretario nazionale Federazione Nazionale dei Collegi dei Massofisioterapisti

07 Luglio 2020

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