Medicina Trasfusionale: quando la condivisione delle competenze diventa sicurezza

Medicina Trasfusionale: quando la condivisione delle competenze diventa sicurezza

Medicina Trasfusionale: quando la condivisione delle competenze diventa sicurezza

Gentile direttore, negli ultimi anni, mentre le criticità emerse nelle attività di produzione e nelle attività di diagnosi e cura hanno mostrato quanto la Medicina Trasfusionale sia fragile quando le competenze non dialogano tra loro

Gentile direttore,
negli ultimi anni, mentre le criticità emerse nelle attività di produzione e nelle attività di diagnosi e cura hanno mostrato quanto la Medicina Trasfusionale sia fragile quando le competenze non dialogano tra loro, i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico hanno progressivamente ampliato il proprio bagaglio formativo, includendo anche l’esecuzione del prelievo. Alcuni Atenei hanno già inserito questa competenza nei piani didattici, riconoscendo che la complessità tecnologica dei dispositivi di raccolta e dei sistemi di aferesi richiede una preparazione specifica. Parallelamente, una parte della comunità infermieristica ha espresso preoccupazione per questa evoluzione, rivendicando la storica centralità del proprio ruolo nella venipuntura. Oggi, tuttavia, il contesto professionale e organizzativo suggerisce una prospettiva diversa: non una competizione tra professioni, ma una condivisibilità delle competenze, fondata sulla cooperazione e sulla complementarità. In un sistema che deve garantire sicurezza, qualità del prodotto e continuità operativa, la collaborazione tra infermieri e TSLB non è un’opzione, ma una necessità.

In questo contesto, il gruppo C. ACTUS TSLB propone un modello organizzativo che punta a rendere il Servizio Immunotrasfusionale più sicuro, più competente e più resiliente, attraverso un uso evoluto dello skill mix e dei concetti di task shifting e task sharing.

La proposta non nasce dall’esigenza di ampliare il perimetro operativo di una specifica professione sanitaria, ma dall’obiettivo di rafforzare la sicurezza del sistema trasfusionale attraverso una migliore integrazione delle competenze disponibili

La Medicina Trasfusionale sta cambiando. Le attività tecniche, un tempo assegnate in modo esclusivo a specifiche professioni, oggi richiedono una distribuzione più intelligente, più flessibile e più aderente alle competenze reali presenti nelle Unità Operative. La complessità dei dispositivi, la necessità di garantire continuità operativa e l’evoluzione dei profili professionali impongono un approccio diverso: integrare competenze, non separarle. I principi di skill mix, task sharing e valorizzazione delle competenze rappresentano oggi elementi ricorrenti nelle strategie organizzative promosse da numerosi sistemi sanitari internazionali per affrontare la crescente complessità assistenziale.

 È in questo scenario che task shifting e task sharing diventano strumenti strategici per costruire un Servizio Immunotrasfusionale moderno, capace di rispondere alle esigenze di sicurezza del donatore, qualità del prodotto e stabilità dei processi.

Il task shifting consiste nel trasferire attività tecniche da una figura professionale a un’altra, quando quest’ultima possiede competenze e formazione adeguate. Nel contesto trasfusionale significa, ad esempio, che attività come la venipuntura, la gestione dei dispositivi di raccolta o il monitoraggio del donatore possono essere eseguite anche da professionisti diversi da quelli tradizionalmente coinvolti, previa formazione certificata. Il task sharing, invece, è la condivisione di una stessa attività tra più professionisti con competenze complementari. Non divide, ma integra: professionisti sanitari che condividono la gestione tecnica delle attività di raccolta collaborano nella presa in carico del donatore secondo le rispettive competenze e contribuiscono, in modo complementare, alla qualità e alla sicurezza dell’intero processo trasfusionale.

È un modello che riduce la dipendenza da singole figure e aumenta la resilienza del processo. Il task sharing rappresenta uno strumento di governance clinica che consente di governare il rischio organizzativo attraverso una distribuzione delle attività fondata sulle competenze certificate, sulla standardizzazione dei processi e sul monitoraggio continuo degli esiti.

 La resilienza organizzativa non coincide con la sostituibilità dei professionisti, ma con la capacità del sistema di mantenere livelli costanti di sicurezza e qualità anche in presenza di variazioni della disponibilità del personale.

La fase di prelievo è il punto in cui questa integrazione diventa più evidente. Qui si concentrano competenze che non appartengono in modo esclusivo a una singola professione: la valutazione del patrimonio venoso, la manualità del flebotomista, la gestione delle complicanze immediate, l’utilizzo di dispositivi complessi come separatori cellulari e sistemi di aferesi. In un modello evoluto, infermiere e TSLB possono entrambi eseguire la veni puntura e la gestione tecnica del prelievo, a condizione che abbiano completato un percorso formativo certificato, operino secondo protocolli condivisi e siano inseriti in un sistema di supervisione proporzionata al rischio. Questa integrazione aumenta la qualità, riduce la variabilità operativa e rende il processo più robusto, soprattutto in un momento storico in cui le attività di produzione e le attività cliniche trasfusionali sono sotto pressione.

Naturalmente, l’introduzione di task shifting e task sharing non è priva di criticità. La prima riguarda la resistenza culturale: l’idea che alcune attività siano “di proprietà” di una professione è ancora radicata. La seconda riguarda la variabilità formativa: non tutte le realtà hanno percorsi strutturati per certificare competenze tecniche complesse. La terza riguarda la responsabilità professionale: è necessario definire con precisione chi risponde di cosa, soprattutto nelle fasi a rischio clinico. L’adozione di modelli di task sharing richiede una preventiva analisi del rischio organizzativo, l’identificazione delle attività condivisibili, la definizione dei livelli di supervisione e il monitoraggio continuo mediante indicatori di processo ed esito.

 Queste criticità, tuttavia, non rappresentano ostacoli insormontabili. Un modello ben progettato, con protocolli chiari, formazione certificata e supervisione proporzionata, permette di superare le resistenze e di trasformare la variabilità in opportunità. La conclusione è chiara: il task sharing non è una delega al ribasso, ma una valorizzazione al rialzo. La qualità del processo non dipende dall’appartenenza professionale di chi esegue l’attività, ma dalla presenza di competenze certificate, processi standardizzati e sistemi efficaci di controllo.

L’adozione di questo modello ha implicazioni dirette per la Direzione Strategica e per la Direzione delle Professioni Sanitarie. Significa ottimizzare le risorse, ridurre la dipendenza da singole figure professionali, garantire continuità operativa anche in condizioni di carenza o assenza improvvisa di personale, valorizzare le competenze di infermieri e TSLB, ridurre le zone grigie, allinearsi ai modelli europei e migliorare la qualità del prodotto attraverso procedure standardizzate. Per la Direzione, questo modello non è solo un’opzione: è una leva strategica per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità, soprattutto alla luce delle recenti problematiche che hanno coinvolto le attività di produzione e le attività cliniche trasfusionali.

Per implementare efficacemente task shifting e task sharing, è necessario definire protocolli operativi chiari e condivisi, strutturare percorsi formativi certificati, adottare check-list e strumenti di verifica, prevedere audit periodici, formalizzare la supervisione clinica e promuovere una cultura organizzativa aperta e collaborativa. Il task shifting e il task sharing rappresentano una risposta moderna alle esigenze della Medicina Trasfusionale. Permettono di costruire un Servizio Immunotrasfusionale più forte, più flessibile e più capace di garantire qualità del prodotto e sicurezza del donatore. Non si tratta di cambiare “chi fa cosa”, ma di cambiare “come il sistema lavora”, integrando competenze diverse in un processo unitario. Il modello proposto dal gruppo C. ACTUS TSLB è una base concreta per l’evoluzione organizzativa dei Servizi Immunotrasfusionali e per la valorizzazione delle professioni sanitarie coinvolte, in un momento in cui la tenuta del sistema richiede visione, competenza e capacità di innovare. Il gruppo C.ACTUS ritiene che l’evoluzione organizzativa della Medicina Trasfusionale debba essere accompagnata da un confronto istituzionale tra professioni sanitarie, società scientifiche, organizzazioni ordinistiche e organismi regolatori. L’obiettivo non è ridefinire gli ambiti professionali, ma costruire modelli organizzativi capaci di garantire sicurezza, qualità, sostenibilità e continuità operativa. Ogni evoluzione dovrà svilupparsi nel rispetto della normativa vigente, attraverso percorsi di formazione certificata, valutazione delle competenze, protocolli condivisi e sistemi di monitoraggio degli esiti.

Gruppo C. Actus TSLB

03 Luglio 2026

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