Nel Ssn c’è carenza anche di dirigenti tecnico/amministrativi

Nel Ssn c’è carenza anche di dirigenti tecnico/amministrativi

Nel Ssn c’è carenza anche di dirigenti tecnico/amministrativi

Gentile direttore,
abbiamo molto apprezzato la lettera a firma della dott.ssa Cocconcelli pubblicata l’11 settembre scorso. Con assoluta efficacia la lettera ci ha messo con concretezza di fronte a tutte le profonde criticità che il mantra delle riorganizzazioni e delle Aziende sanitarie “monstre” sta producendo nell’erogazione dei servizi sanitari. Ci permettiamo, da sindacato che rappresenta la dirigenza tecnico/amministrativa del SSN, di fare a nostra volta il focus sugli effetti devastanti che tali scelte organizzative provocano anche per il lavoro degli uffici amministrativi, non meno importanti se si considera che solo un buon servizio amministrativo consente ad un servizio sanitario di poter lavorare.

Si parla dell’insufficienza di medici ed infermieri, ma la dirigenza tecnico-amministrativa nelle Aziende del Ssn è quella che in questi anni ha perso la maggior parte delle strutture complesse e delle unità di personale su tutto il territorio nazionale (da conti annuali nell’ultimo quinquennio circa il 25% in meno dei dirigenti tecnico/amministrativi nel Ssn ed 80% di strutture complesse tecnico amministrative in meno nella sola riorganizzazione del SSR del Veneto del 2017).

Nella maggior parte delle Regioni, le riforme dei Ssr hanno determinato accorpamenti e fusioni delle Aziende, insieme a centralizzazioni delle attività in capo ad Aziende uniche operative per lo più solo sulla carta e che ha impattato in maniera profonda sull’organizzazione amministrativa e ciò ha prodotto un incremento quantitativo e uno scadimento qualitativo del lavoro amministrativo a parità se non riduzione di strutture, organici e stipendi.

Siamo sottoposti a orari sempre più improbabili durante i 5 giorni della settimana lavorativa e ci portiamo a casa il lavoro a rovinare i w.e. di “riposo”; ci dobbiamo spesso occupare non solo del nostro lavoro ma anche di quello di settori scoperti di cui prendiamo l’”interim” (tanto siamo tutti “fungibili” e quasi sempre a costo zero!); siamo subissati di norme in continua evoluzione e sempre più difficili (se non impossibili) da applicare; dobbiamo rispettare in modo asfissiante scadenze regionali e nazionali, produrre flussi informativi di cui spesso non vediamo gli esiti; siamo oggetto di controlli formali che tolgono tempo essenziale al lavoro quotidiano e generano l’immobilismo di chi pensa più a difendersi dalle sanzioni e dai sospetti che a fare bene il proprio lavoro.

I “tempi di attesa” che le Direzioni ci consentono sono mediamente molto più brevi di quelli che subiscono i cittadini per le loro prestazioni sanitarie: tutto va fatto subito, tutto è priorità, uno o due giorni di latenza nelle risposte non sono quasi mai tollerati! E poi ci si lamenta se si commettono errori….

E tutto ciò con crescenti pressioni da parte dei vertici politici o manageriali che mettono in discussione e avocano a sé il merito delle scelte tecniche, che spesso invece di valorizzare le competenze interne esistenti si appoggiano su esterni di dubbie capacità e usano le cosiddette “rotazioni” per rimuovere i dirigenti meno “consoni” alla linea.

Potremmo continuare a lungo ma ci interessa di più indicare in chiusura alcune delle principali azioni positive cui occorrerebbe mettere mano con urgenza, tramite un’eventuale riforma legislativa “soft” e soprattutto tramite un nuovo Ccnl che la categoria attende da 10 anni e di cui non si vedono ancora neanche gli inizi:
• separare la politica dalla gestione, selezionando i top manager in base alle esperienze professionali e non alle tessere;

• bloccare le riorganizzazioni e rotazioni selvagge e i loro devastanti effetti;

• riconoscere e dare spazio a chi è capace e ha voglia di fare, investendo anche in termini di opportunità di formazione continua in Italia e all’estero;

• puntare sul reclutamento e la qualificazione dei funzionari direttivi per rimpolpare gli esangui organici degli uffici e creare un’idonea classe dirigente per il futuro.
 
Elisa Petrone
Segretario generale Fedir sez. di Fedirets

Elisa Petrone

14 Settembre 2018

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