Nella sanità Umbra neanche i conti tornano

Nella sanità Umbra neanche i conti tornano

Nella sanità Umbra neanche i conti tornano

Gentile Direttore,
sono diffuse in tutta la regione Umbria le proteste contro i tagli alla sanità, e non possono essere ignorate. Esse coinvolgono operatori sanitari, sindaci, associazioni sindacali, professionali e soprattutto cittadini che vedono sgretolarsi sotto i loro occhi la sanità regionale, con compromissione del loro diritto alla salute.

La giunta regionale invece è impegnata da mesi a discutere di rimpasti in una incomprensibile lotta di potere lontana dai cittadini. Si chiede la sostituzione dell’assessore alla sanità e contemporaneamente si sostiene, contro ogni evidenza, che sulla sanità tutto vada bene. Decidetevi.

Intanto i conti sono fuori controllo con il rischio di commissariamento. Si parla di un buco di circa 200 milioni, ma la regione tende a giustificarsi con le maggiori spese per l’epidemia e con un presunto disavanzo ereditato. È vero che varie regioni presentano criticità, ad ognuna le sue, ma non si possono dimenticare i maggiori finanziamenti ricevuti dall’Umbria e l’aver chiuso il 2020 e 2021 in equilibrio di bilancio: se il deficit c’è, è quindi frutto esclusivo della cattiva gestione di questa Giunta che è in carica da tre anni.

E vediamoli un po’ questi numeri sommariamente, anche considerando che due giorni fa la Conferenza delle Regioni ha trovato l’accordo sul Riparto delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) per il 2022.

In questo triennio il FSN è passato da 113 miliardi del 2019 a 126 miliardi del 2022 e la Regione Umbria è passata da 1,680 MLD del 2019 a 1,899 mld (di cui 1,779 quota indistinta) del 2022.

Insomma l’Umbria ha ricevuto circa 220 milioni di finanziamento in più in tre anni sul FSN (esclusi i fondi del PNRR e altri finanziamenti specifici) per affrontare anche l’emergenza.

I cittadini avrebbero quindi diritto di sapere come sono state spese le significative risorse ricevute (quasi 2 miliardi), prima di vedersi tagliare i servizi per tappare i buchi di bilancio.

Invece niente, non c’è trasparenza sulla allocazione delle risorse e non si sa neanche a quali risparmi dovrebbero portare i vari provvedimenti assunti. Solo tagli ciechi.

Si stanno comprimendo personale, strutture, servizi. Si riduce la spesa farmaceutica con tagli lineari e si arriva perfino a voler decidere burocraticamente dall’assessorato per quanti giorni un paziente debba essere ricoverato. Il tutto con allegate minacce ai medici di esposti alla Corte dei Conti e di conseguenze di natura penale e civile.

Insomma, stanno compromettendo il sistema sanitario Regionale, negando le cure ai cittadini, senza neanche riuscire a far quadrare i conti. E si prospettano tempi ancora più difficili, visto che il governo ha messo per la sanità 2023 solo i soldi per le bollette e per i vaccini e visto che persiste il sottofinanziamento strutturale della sanità italiana rispetto agli altri paesi europei.

Per questo e molto altro chiediamo alla Regione responsabilità e trasparenza sui conti e sul futuro della sanità umbra e una rapida correzione di rotta. Se i soldi mancano, la Presidente Tesei chieda intanto al governo (amico) di aumentare le risorse in sanità per il 2023, e soprattutto di superare i pregiudizi ideologici e prendere i 37 miliardi del MES sanitario che l’Europa ci presterebbe a tasso quasi zero.

Per l’Umbria sarebbero circa 600 milioni in più di investimenti in sanità: ci servono o no?

I coordinatori provinciali di Italia Viva

05 Dicembre 2022

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