Neonata morta. In Campania non va meglio

Neonata morta. In Campania non va meglio

Neonata morta. In Campania non va meglio

Gentile Direttore,
le scrivo in merito all'episodio della neonata morta su di un’ambulanza in viaggio tra Catania e Ragusa. Senza entrare nel merito del perché, esistono probabilmente sfumature che neanche conosciamo e che impediscono un giudizio a caldo che vada oltre il dolore e l’incredulità espressi dal presidente Mattarella, penso comunque che esso sia un chiaro indice della destrutturazione della sanità italiana che viaggia spedita verso una situazione più che critica nonostante l’impegno di medici, infermieri ed altri operatori.
 
E la Campania ne è un esempio. Quello che nessuno dice è che la Campania, nonostante il pareggio di bilancio come tutte le Regioni soggette a piano di rientro dal deficit è stata il laboratorio di sperimentazione di questa destrutturazione in ragione di tagli che hanno falcidiato l’assistenza sanitaria e solo la Provvidenza ha evitato finora episodi simili a quello siciliano.

Basta ricordare quanto è accaduto nell’inverno 2012-2013, durante il trasporto in ambulanza di una donna gravida pre-termine presso una Terapia intensiva neonatale (Tin) della provincia di Salerno l’ambulanza si guastò sull’autostrada. Quella che doveva essere una procedura di maggior sicurezza (far si che la donna partorisse dove c’era l’assistenza per la creatura e non dover spostare poi il neonato, che è stato fatale in Sicilia) diventò un piccolo dramma e dovette intervenire un’ambulanza del 118 in soccorso della prima. Tutto questo per dire che l’inscindibilità del binomio Maternità-Tin che insieme ad altri sindacati medici come la Cimo) andiamo dicendo da anni (ribadita ieri dal ministro Lorenzin a caldo) è confortata non solo dalle linee guida scientifiche internazionali ma era stata enunciata in modo inequivocabile anche dalla struttura commissariale regionale sin dal 2011 (Decreto n.50), allorché si era detto, in riferimento all’ospedale Annunziata, che non risultavano “prevedibili soluzioni o scenari che comportino una separazione delle diverse funzioni erogate”.

Salvo poi programmare in maniera diametralmente opposta con la chiusura anche di questo presidio del centro storico per accordi e statuizioni risalenti tra Asl Napoli 1 e azienda Santobono. La Regione ha assistito inerme con il risultato di una disomogenea distribuzione territoriale dei posti letto di pediatria: mentre nell’area centro-occidentale, infatti, percorrendo 17 chilometri dal Santobono si incontrano tre reparti di pediatria (Fatebenefratelli, San Paolo e Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli), nell’area orientale, con una popolazione residente che in un raggio di 10 km dal nuovo ospedale del Mare (che anch’esso, pare, ne sarà sprovvisto) pareggia quella dell’intera Basilicata, bisogna percorrerne il doppio della distanza per trovare i primi reparti di pediatria (Santa Maria della Pietà di Nola o Boscotrecase). Si consideri anche che l’Ospedale Santobono si trova in un’area cittadina ad elevata densità di traffico e per raggiungere il quale dall’area orientale bisogna percorrere la Tangenziale di Napoli, strada che ha notevoli problemi di traffico e di sicurezza.

Allo stato la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale in fieri, rivista dopo la sostanziale inattuazione del piano del 2010, non pone rimedio a questa situazione. Ora pur a riconoscere il ruolo delle strutture convenzionate va detto che anche la neonata di Catania era nata in una struttura convenzionata. Il problema non è quello: la riscrittura del famigerato decreto 49 del 2010 sulla rete ospedaliera manca inoltre di un’adeguata previsione delle Tin in rapporto ai cosiddetti Punti nascita e ciò rende pericoloso partorire in Campania. Non si capisce perché la Tin deve restare al Santobono – dove non c'é ostetricia – e deve mancare ad esempio al Loreto Mare, dove invece l’Ostetricia c’è. Ed in generale c'é una perdita di interesse per il materno-infantile pubblico che pure viene sistematicamente chiamato in causa nei casi critici che le strutture private non sono in grado di affrontare, ma dove avviene il maggior numero di parti”.

Roberto D’Angelo
Cisl Medici Area metropolitana di Napoli

14 Febbraio 2015

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