Noi osteopati non siamo professionisti abusivi. No ad attacchi strumentali

Noi osteopati non siamo professionisti abusivi. No ad attacchi strumentali

Noi osteopati non siamo professionisti abusivi. No ad attacchi strumentali

Gentile Direttore,
siamo sconcertati di fronte alla dichiarazione del presidente della commissione di albo dei fisioterapisti Dott. Piero Ferrante per il modo strumentale e inesatto con cui ha inteso puntualizzare alcuni aspetti della “questione osteopatia”. Ci preme innanzitutto ricordare che la categoria ha sempre sostenuto il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, si è battuta con forza per uscire da una situazione priva di regolamentazione per ottenere l’articolo 7 della legge 3/2018.
 
Come a tutti noto, l’art. 7 della L. 3/2018 ha individuato la professione sanitaria dell’osteopatia, ma ha rinviato a una successiva disciplina attuativa l’istituzione della stessa e l’individuazione dell’ambito di attività e delle funzioni caratterizzanti la professione, dei criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti e la definizione dell’ordinamento didattico della formazione universitaria e degli eventuali percorsi formativi integrativi.
 
Sono già passati tre anni e ad oggi nessuno dei provvedimenti attuativi previsti dall’art. 7 della L. 3/2018 è stato adottato, così come non è stato istituito l’albo professionale degli osteopati. Si deve dunque concludere che la normativa in esame non costituisce, ancora, fonte legislativa di identificazione di una nuova professione sanitaria protetta.
 
Alla luce di ciò, sostenere che gli osteopati non possano svolgere la propria professione sulla base dell’assunto per cui l’osteopatia oggi deve essere esercitata da professionisti in possesso di titolo sanitario è priva di fondamento giuridico. Così come è giuridicamente errato affermare che l’osteopatia – lo ribadiamo, disciplina della quale non è ancora stato definito il profilo professionale – possa essere esercitata da professionisti di altra disciplina sanitaria.
 
Questo principio è stato recentemente accolto dal Tribunale di Brescia, Terza Sezione Penale e del Riesame, in un caso in cui i NAS di Brescia – nel novembre 2019 e dunque successivamente all’entrata in vigore della Legge 3/2018 – avevano disposto il sequestro preventivo dello Studio di un osteopata privo di titoli sanitari in senso stretto (ossia di titoli che autorizzassero lo svolgimento di attività tipiche di professioni sanitarie riconosciute). È interessante segnalare che i NAS avevano ipotizzato l’integrazione dei reati di cui all’art. 81 e 348 c.p., sull’assunto che l’attività di osteopatia, non essendo ancora normata, doveva essere svolta sotto la responsabilità e supervisione di un medico chirurgo o di un fisioterapista, all’interno di strutture sanitarie autorizzate e necessariamente previa esibizione da parte del paziente di una prescrizione medica.
 
Ebbene, il Tribunale di Brescia ha accolto il ricorso proposto dall’osteopata affermando quanto segue: “Deve innanzitutto premettersi che l’attività di osteopata non è allo stato specificamente normata, sicché rientra nell’ambito delle attività liberamente esercitabili, salvo che richieda il compimento di operazioni che solo chi è abilitato all’esercizio della professione medica può lecitamente eseguire. Ne discende che la configurabilità del reato di cui all’art. 348 c.p. nei casi di esercizio di attività rientranti nella c.d. medicina alternativa presuppone la qualificabilità delle concretamente pratiche poste in essere in termini di atto medico”.

Una tesi contraria a quanto appena affermato, oltre a essere infondata sotto il profilo giuridico, costringerebbe 12.000 professionisti che hanno sempre lavorato rispettando le leggi dello Stato, a incrociare le braccia togliendo reddito a sé stessi e alle loro famiglie per un tempo un indefinito.
 
Noi vogliamo uscire da questa situazione provvisoria il prima possibile e ci appelliamo alle istituzioni preposte perché si impegnino per velocizzare i tempi essendo già trascorsi ormai 3 anni dalla pubblicazione della legge 3/2018.
Non siamo professionisti abusivi ma solo in attesa che la norma che ci permette di avere un albo di riferimento giunga al termine del suo percorso di attuazione. Nel frattempo, riteniamo inaccettabile essere oggetto di continui attacchi strumentali in un clima irrispettoso di “caccia all’osteopata”.
Paola Sciomachen
Presidente Registro degli Osteopati d'Italia (ROI)
 
Carlo Broggini
Presidente Associazione Professionale degli Osteopati (APO)
 
Alfonso Mandara
Federazione Sindacale Italiana Osteopati (FeSIOS)
 

02 Novembre 2020

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