Ora basta blocco perequazioni pensioni dirigenti

Ora basta blocco perequazioni pensioni dirigenti

Ora basta blocco perequazioni pensioni dirigenti

Gentile Direttore,
in rappresentanza delle diecine di migliaia di pensionati e vedove/i della FEDER.S.P.eV (Federazione Sanitari Pensionati e Vedove) e della CONFEDIR (Confederazione maggiormente rappresentativa della dirigenza pubblica e privata, dei quadri e delle alte professionalità), in qualità rispettivamente di Presidente Nazionale e Segretario Generale, osservo e segnalo quanto segue: il 31/12/2021 viene a cessare l’ennesima penalizzazione (di cui alle leggi nn. 145/2018 e 160/2019) a danno dei titolari di pensioni (superiori a 3-4 volte il minimo INPS), che ha visto la perequazione di tali pensioni azzerata, o fortemente limitata, in 11 degli ultimi 14 anni, calpestando però fondamentali principi costituzionali (in particolare quelli degli artt. 36 e 38) e decine di sentenze della Corte costituzionale.
 
Prendendo a riferimento i 14 anni anzidetti, cioè dal 2008 al 2021 compresi, si può dire con sicurezza che gli interventi peggiorativi sulla perequazione delle pensioni oltre le 6 volte (e ancor più oltre le 8 volte il minimo INPS), intervenuti in deroga ai criteri della legge n. 388/2000, hanno determinato una perdita permanente del potere d’acquisto delle pensioni in questione di non meno del 15-20%, in concreto da 500 € mensili circa a più di 1.000 € mensili, anche senza tener conto dell’appesantimento fiscale delle addizionali comunali e regionali intervenute dai primi anni duemila e del taglieggiamento crescente dei cosiddetti “contributi di solidarietà” a carico delle cosiddette pensioni d’oro.
 
A ciò si aggiunga che dal 2014 ad oggi ha continuato ad operare il criterio di perequazione introdotto dalla legge "Letta" (L. n. 147/2013), che è nettamente peggiorativo rispetto al meccanismo precedente (L. n. 388/2000), infatti l’incremento interviene (ed in misura decrescente) sulla base dell’intero importo della pensione goduta, anziché in misura distinta (a scaglioni, cioè), come avveniva in precedenza per i vari segmenti di una singola pensione.
 
Anche senza gli interventi sgraziati anzidetti, c’è da dire che la perequazione automatica delle pensioni non raggiunge mai il pieno ristoro dall’inflazione.
A seguito dei ricorsi di migliaia di nostri iscritti (promossi dalla FEDER.S.P.eV. e dalla CONFEDIR), la Corte costituzionale, con sentenza 234/2020, ha limitato al 31/12/2021 (rispetto al precedente 31/12/2023) il “contributo di solidarietà”. La Corte anzidetta, invece, non ha avuto nulla da eccepire rispetto agli interventi dei nostri legislatori che si sono accaniti, per ben 11 degli ultimi 14 anni, nel limitare gravemente (o addirittura azzerare nel 2008, 2012, 2013) la perequazione automatica a danno dei titolari di pensione oltre le 6 od 8 volte il minimo INPS.
 
Per le considerazioni fin qui espresse, chiediamo, con la forza delle ragioni e dei diritti riconosciuti e consolidati in capo a tutti i pensionati, che almeno dal 1° gennaio 2022 (liberati ormai dal peso dell’esproprio del contributo di solidarietà) si torni ai più ragionevoli e giusti criteri di perequazione automatica di cui alla legge n. 388/2000: cioè perequazione “a scaglioni” sui diversi importi di una singola pensione, vale a dire 100% sugli importi fino a 3 volte il minimo INPS, 90% sugli importi tra 3 e 5 volte il minimo INPS ed il 75% sugli importi eccedenti 5 volte il minimo.
 
Qualora, in caso malaugurato, ciò non si realizzasse, di fronte al perseverare di un accanimento di così lunga durata a danno dei pensionati, le categorie che rappresentiamo non accetteranno supinamente un’eventuale proroga dei commi 260 e segg. della legge di bilancio 145/2108 e tantomeno ulteriori penalizzazioni come emerso dal nostro recente congresso nazionale svoltosi a Roma con delegati da tutta Italia.
 
Michele Poerio
 

02 Novembre 2021

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