Osteopatia sotto esame: tra regole certe e giustizia per i professionisti

Osteopatia sotto esame: tra regole certe e giustizia per i professionisti

Osteopatia sotto esame: tra regole certe e giustizia per i professionisti

Gentile Direttore, il dibattito che si è acceso nelle ultime settimane attorno all’Accordo Stato-Regioni sull’osteopatia merita una riflessione meno ideologica e più concreta. Perché quando una riforma interviene dopo decenni di vuoto normativo, il punto non è scegliere da che parte stare...

Gentile Direttore,
il dibattito che si è acceso nelle ultime settimane attorno all’Accordo Stato-Regioni sull’osteopatia merita una riflessione meno ideologica e più concreta. Perché quando una riforma interviene dopo decenni di vuoto normativo, il punto non è scegliere da che parte stare, ma capire come accompagnare una transizione complessa senza creare nuove ingiustizie.
Come A.N.P.O. riteniamo doveroso riportare la discussione su un piano di responsabilità istituzionale.

L’equipollenza non è una sanatoria. È uno strumento di passaggio.
Non nasce per premiare qualcuno, ma per governare una fase storica in cui lo Stato, per lungo tempo, non ha definito un percorso universitario univoco per l’osteopatia. Parlare oggi di “sanatoria indiscriminata” significa ignorare questo dato di realtà.

Il vero nodo non è l’apertura delle equipollenze.
Il vero nodo è come si gestisce il dopo.

È proporzionato imporre percorsi integrativi e nuovi esami abilitanti a professionisti con decenni di esperienza documentata e percorsi formativi spesso superiori, per monte ore, a quelli ora richiesti? È davvero questa la strada per tutelare la qualità?

Una riforma è credibile quando distingue tra controllo e rigidità. La qualità si garantisce con verifiche serie, non con automatismi che rischiano di trasformarsi in penalizzazioni retroattive.

C’è poi un tema ancora più delicato: i titoli esteri.
La loro valutazione è rimessa al Ministero della Salute e su questo punto richiamiamo anche la lettera aperta del Presidente di CONFOSIT, che pubblichiamo in calce, nella quale si evidenzia con chiarezza il rischio di lasciare professionisti e cittadini in una zona grigia normativa.

La domanda è semplice: cosa accade nel tempo necessario alla valutazione ministeriale? I professionisti possono continuare a esercitare oppure restano sospesi?
Se la risposta è no, siamo di fronte a una sospensione forzata dell’attività lavorativa.
Se la risposta è sì, il sistema preventivo perde coerenza.
In entrambi i casi emerge un problema di certezza giuridica. E senza certezza giuridica non c’è né tutela del cittadino né tutela del professionista.

Dividere oggi la categoria tra “legittimi” e “sanati” non rafforza l’osteopatia: la indebolisce. Alimenta tensioni interne proprio nel momento in cui servirebbe compattezza per costruire standard condivisi e credibili.
Non servono battaglie identitarie.
Servono regole chiare, tempi certi e tutele transitorie reali.
Una riforma non è tale se produce esclusioni senza offrire soluzioni praticabili. Non è una questione corporativa. È una questione di equilibrio istituzionale.

L’osteopatia può e deve crescere dentro il sistema sanitario con rigore e qualità. Ma il rigore non può trasformarsi in sproporzione, e la qualità non può essere invocata come slogan.
Questa è la responsabilità che chiediamo alla politica e alle istituzioni: governare la transizione, non irrigidirla.

Prof. Dott. Francesco Manti
Presidente A.N.P.O. – Associazione Nazionale Professionisti Osteopati

06 Marzo 2026

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