Piano Attuativo per la Salute Mentale: un documento frammentato che necessita di una revisione profonda

Piano Attuativo per la Salute Mentale: un documento frammentato che necessita di una revisione profonda

Piano Attuativo per la Salute Mentale: un documento frammentato che necessita di una revisione profonda

Gentile Direttore,
è trascorso più di un mese dalla presentazione del nuovo Piano Attuativo per la Salute Mentale, un documento che sin da subito ha suscitato numerose critiche da parte di associazioni, enti e professionisti del settore. Come già avevamo sottolineato in precedenza, il piano presenta una visione anacronistica, con un linguaggio e una terminologia che sembrano appartenere a un’epoca passata.

In queste settimane si è cercato di proporre modifiche e integrazioni, ma oggi emerge con maggiore chiarezza un limite strutturale: il documento nasce dal contributo di “anime diverse”, e per questo soffre della mancanza di una linea logica unitaria e di un pensiero coerente e complessivo sulla salute mentale. Più che un progetto organico, appare come una somma di interpretazioni, in particolare del LEA n. 24, letto in combinato disposto con la legge 184/2003.

Un aspetto particolarmente critico riguarda la confusione tra idoneità genitoriale e competenze genitoriali: due concetti ben distinti, che la legge Cartabia ha chiarito con precisione, individuando inoltre – tramite l’articolo 473 bis 25 del Codice di procedura civile – chi debba essere titolato a effettuare le valutazioni di competenza genitoriale. Ancora più gravi sono le incongruenze relative alla gestione dell’esecuzione penale, sia per adulti che per minori. Il piano ipotizza la costituzione di équipe sanitarie incaricate anche di compiti amministrativi, dimenticando o ignorando l’esistenza e il ruolo dell’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE), che ha competenze specifiche e funzioni di coordinamento con il sistema giudiziario. Escludere o marginalizzare l’UEPE significa ignorare un pezzo fondamentale dello Stato e compromettere l’efficacia delle misure alternative alla detenzione. Sul versante delle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), il piano affronta una materia già di per sé estremamente complessa – caratterizzata da un quadro normativo intricato e da numerosi interventi della Corte Costituzionale – in maniera superficiale, arrivando addirittura a predisporre soluzioni che rischiano di entrare in contrasto con il vigente codice di procedura penale. Come sindacato, non possiamo non sottolineare come questo documento invada competenze territoriali, leda l’autonomia regionale e si proponga come un modello organizzativo centralizzato e sovranazionale, distante dalla realtà delle singole Regioni. Inoltre, l’uso di un lessico disomogeneo, che riflette l’appartenenza a “fazioni diverse”, rende ancora più evidente la mancanza di un approccio condiviso e pragmatico.

In queste condizioni, non è pensabile che il piano venga approvato. Per il bene della salute mentale e della sanità in Italia, occorre fermare l’iter di approvazione, riaprire il confronto e stabilire un percorso chiaro: prendersi il tempo necessario fino al mese di dicembre per rielaborare il documento e liquidarlo entro la fine dell’anno. Sarà fondamentale coinvolgere esperti che operano specificamente nei settori interessati, garantendo una pluralità di voci e un contributo realmente tecnico e qualificato. Solo così sarà possibile superare l’attuale sovrapposizione caotica di competenze e restituire al Paese un piano credibile, coerente ed efficace.

Nel frattempo, il nostro impegno sarà quello di proporre iniziative, emendamenti e riscritture, lasciando ovviamente agli organi competenti la responsabilità delle decisioni finali.

Ivan Iacob
Segretario Generale AUPI

01 Settembre 2025

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