Precari ricerca. Un primo passo, ma ancora non ci siamo

Precari ricerca. Un primo passo, ma ancora non ci siamo

Precari ricerca. Un primo passo, ma ancora non ci siamo

Gentile direttore,
le scriviamo per esprimere la nostra opinione sull’emendamento relativo al personale della ricerca di IRCCS e IZS recentemente approvato all’interno della Legge di Bilancio. Tale testo prende vita dopo un sofferto lavoro di mediazione e numerose vicissitudini parlamentari nell’iter di approvazione. Sicuramente esso segna un primo passo verso il riconoscimento della figura del Ricercatore in ambito sanitario sancendo l’istituzione di una specifica sezione per le funzioni della ricerca nel CCNL Sanità, che era attesa da lunghissimo tempo.

Ciononostante questo provvedimento manca molti degli obiettivi per cui è nato. Innanzitutto bisogna chiarire che il provvedimento non tratta di stabilizzazioni o di percorsi di stabilizzazione, bensì prevede esclusivamente contratti a tempo determinato di 5 anni più eventuali altri 5, indipendentemente dai titoli, dalle esperienze e dagli anni di precariato trascorsi negli Istituti dai ricercatori in questione (fino a 20 anni!). L’obiettivo malcelato è rimandare il problema della imprescindibile stabilizzazione del personale della ricerca sanitaria ad un altro governo, fra non meno di dieci anni.

A ciò si aggiunge il fatto che l’inquadramento contrattuale per i lavoratori della ricerca è limitato esclusivamente al Comparto. Questa scelta crea una evidente disparità di trattamento per quelle figure che ad oggi, per legge, sarebbero inquadrate nella dirigenza medica e sanitaria (medico, veterinario, biologo, chimico, fisico, psicologo, farmacista) rispetto agli omologhi dell’area clinica. Questo renderà meno appetibile la carriera di ricercatore negli IRCCS per i futuri laureati e depotenzia di fatto l’intero impianto della ricerca sanitaria pubblica in tali Istituti. Allo stesso tempo svilisce la professionalità e i risultati ottenuti dai precari storici fino ad oggi.

Inoltre, poiché non esiste uno sbocco dirigenziale specifico per la ricerca, chi entrerà nel SSN con un posto a tempo indeterminato nella dirigenza medico-sanitaria, verosimilmente potrà essere destinato ad attività clinico-assistenziali laddove ve ne sia necessità, piuttosto che a quelle specifiche della ricerca, con evidente sperpero di know-how e professionalità costruite nel corso degli anni.

La scelta dei contratti a Tempo Determinato – che sicuramente è un passo avanti rispetto alla situazione odierna – arriva dopo decenni di abusi di contratti precarizzanti.

Eppure una larghissima parte del personale precario che oggi lavora negli IRCCS non potrà comunque beneficiare del tempo determinato, continuando a restare intrappolato in un regime di precarietà sempre più pesante. Il rimando ai contratti di lavoro flessibile come prerequisito per accedere al tempo determinato sembrerebbe infatti escludere le collaborazioni professionali e i titolari degli assegni di ricerca universitari; ma certamente esclude le borse di studio. Di queste ultime nel corso degli anni è stato fatto un uso ampio, improprio e distorto: non come attività di formazione, ma come vero e proprio sistema di arruolamento per i vari progetti di ricerca e anche per le attività di supporto. Esistono infatti Istituti in cui la totalità del personale addetto alla ricerca è costituito da borsisti. Esistono moltissimi esempi di Istituti che hanno mantenuto arbitrariamente persone in borsa di studio anche per dieci anni.
 
Esistono addirittura ricercatori che, grazie ai loro progetti, hanno vinto dei finanziamenti retribuiti con borse di studio e, proprio in quanto meritevoli, vengono oggi esclusi dal percorso decennale a tempo determinato.

Questa è una discriminazione che riteniamo inaccettabile, e sulla quale chiediamo un intervento immediato da parte del Ministero della Salute per sanare la situazione.

Infine pensiamo che il comma 261-quater relativo ai finanziamenti disponibili per l’arruolamento dei ricercatori sia stato formulato in maniera equivocabile. Tale comma infatti stabilisce delle percentuali (20% nel 2018; 30% nel 2019) da utilizzare per l’arruolamento dei ricercatori a tempo determinato rispetto alle “complessive risorse finanziarie disponibili per le attività di ricerca”, senza specificare quali siano queste risorse. A nostro avviso, le complessive risorse finanziarie disponibili per le attività di ricerca non possono altro che essere l’intera cifra dei ricavi della ricerca dichiarati annualmente nel bilancio di esercizio di ciascun IRCCS.

Nonostante le criticità di questo provvedimento, auspichiamo che questo sia il primo di una serie di passi avanti sostanziali per riconoscere e sostenere l’eccellenza della Ricerca sanitaria in Italia e che, nei prossimi tempi, sia sempre più fortemente previsto e considerato il contributo che i ricercatori stessi possono dare alla definizione di ruoli e competenze essenziali per garantire un futuro alla ricerca, per garantire ai pazienti soluzioni sempre all’avanguardia nel campo della medicina e della salute.

Il Coordinamento Nazionale dei Precari IRCCS
Associazione Ricercatori in Sanità – Italia (ARSI)

Coordinamento Nazionale dei Precari IRCCS e Associazione Ricercatori in Sanità

29 Dicembre 2017

© Riproduzione riservata

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