Prestazioni aggiuntive: perché il tetto 2021 non è più coerente con il fabbisogno del Ssn

Prestazioni aggiuntive: perché il tetto 2021 non è più coerente con il fabbisogno del Ssn

Prestazioni aggiuntive: perché il tetto 2021 non è più coerente con il fabbisogno del Ssn

Gentile Direttore, c’è un dato, semplice ma eloquente, che oggi rivela una criticità più di molte analisi: il tetto delle prestazioni aggiuntive dei Dirigenti Medici è ancora fermo allo speso del 2021...

Gentile Direttore,
c’è un dato, semplice ma eloquente, che oggi rivela una criticità più di molte analisi: il tetto delle prestazioni aggiuntive dei Dirigenti Medici è ancora fermo allo speso del 2021.

Il CCNL 2019-2021 Area Dirigenziale Sanità, al comma 4 dell’art. 89 recitava infatti testualmente: “le Aziende ed Enti garantiscono annualmente l’invarianza finanziaria del costo complessivo delle prestazioni aggiuntive, (…) prendendo a riferimento il corrispondente costo complessivo sostenuto per l’anno 2021 – detratti eventuali finanziamenti derivanti da specifiche disposizioni di legge intervenute nella predetta annualità”.

Il 2021 costituisce un anno del tutto eccezionale, caratterizzato dall’emergenza pandemica, dalla sospensione delle attività programmate e dall’adozione di misure straordinarie che hanno inciso in modo significativo sui volumi ordinari di produzione. Alla luce di tale contesto, il tetto delle prestazioni aggiuntive riferito allo “speso 2021” non può essere considerato un parametro coerente con l’attuale fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale. La spesa consolidata degli ultimi anni relativa ai Professionisti esterni, i cosiddetti “gettonisti”, peraltro in costante aumento come si vedrà più avanti, evidenzia una dinamica che rende necessario un riallineamento del tetto, al fine di garantire adeguata capacità di programmazione, sostenibilità economica e continuità assistenziale.

Le prestazioni aggiuntive nascevano con il CCNL 1998-2001 quale strumento temporaneo ed emergenziale finalizzato a garantire le prestazioni sanitarie nei momenti di: (I) aumento della domanda se generante liste d’attesa e (II) situazioni di momentanea carenza di personale.

L’emergenza Dirigenti Medici, alla quale in quanto tale per definizione si sarebbe dovuto trovare nel breve periodo soluzione si è invece, in particolar modo negli ultimi anni, saldamente cronicizzata.

Le cause sono tanto ben conosciute che sembrerebbe superfluo venissero ribadite ma, dato che repetita iuvant, una breve rassegna potrebbe tornare utile: (I) scarsa attrattività del servizio pubblico con particolare riferimento a determinate discipline; (II) collo di bottiglia all’atto dell’accesso alle scuole di specializzazione (il cosiddetto imbuto formativo); (III) blocco o franca riduzione del turn over nel passato più o meno prossimo e conseguente gap generazionale che stenta tutt’oggi ad essere colmato; (IV) gobba pensionistica dei medici a carico del decennio 2023–2032, con un picco nel quinquennio 2026–2030 in cui si concentra il maggior numero di collocamenti a riposo (e paradossalmente la maggior disponibilità di “gettonisti”); ma soprattutto (V) un anacronistico tetto di spesa del personale fermo ancora a quello del 2004 ridotto del 1,4% del proprio valore.

Per anni le prestazioni aggiuntive hanno assolto onestamente e con efficacia la loro funzione, cioè quella di cercare di compensare con punti di forza e di opportunità le criticità di sistema: costi sostenibili, qualità elevata, responsabilità interna, integrazione nei processi clinici.

Il CCNL ha congelato il tetto al 2021, ma il sistema non è rimasto fermo. Le Aziende Sanitarie invece sì: costrette a muoversi dentro un limite che non riflette più il reale fabbisogno.

Del tutto recentemente ANAC ha pubblicato un’analisi sulla contrattualistica sanitaria che ha messo in luce un fenomeno – il ricorso ai Professionisti esterni – che ormai è diventato strutturale e che continua incessante nonostante il legislatore abbia cercato a più riprese di porvi un freno.

Nel biennio 2024–2025, la spesa a favore di tale tipologia di prestazione è cresciuta ovunque, con incrementi che oscillano tra il +40% e il +120%, e punte molto più alte nelle discipline critiche (Emergenza-Urgenza, Anestesia e Rianimazione, Radiologia). Questo a certificare l’enorme richiesta di salute che proviene, in particolare, dalle strutture per acuti e l’impossibilità di fornire adeguate risposte da parte del servizio pubblico.

ANAC peraltro sottolinea aspetti che chi quotidianamente opera in prima linea conosce molto bene: costi unitari nettamente superiori alle prestazioni aggiuntive interne, discontinuità assistenziale, frammentazione dei processi clinici e maggiore esposizione al rischio organizzativo ed a quello clinico con i conseguenti effetti negativi.

In sintesi: si spende di più per avere meno continuità, meno integrazione, meno qualità.
A chi giova tutto questo? Al Servizio Sanitario, certamente no. Al cittadino utente, men che meno.
E la domanda da porsi, senza scivolare nella retorica o nella pleonastica è: “Quale sarebbe il senso di mantenere il tetto del 2021 ridotto dell’1,4% quando le Aziende, per tentare di garantire i servizi, sono costrette a spendere cifre molto più alte per il personale esterno ricorrendo al discutibile artificio di spostare la spesa dalla voce ‘costo del personale’ a quella ‘acquisto di beni e servizi’”?

Allineare il tetto delle prestazioni aggiuntive allo speso reale in gettonisti del biennio 2024–2025 (oltre un miliardo di euro secondo ANAC) sarebbe una logica e produttiva scelta di sistema. Significherebbe infatti risparmiare risorse pubbliche (o, se vogliamo, a parità di costo, incrementare il numero di prestazioni), aumentare la qualità dell’assistenza e rafforzare il SSN.

Un sistema pubblico forte si basa infatti su professionisti stabili, integrati, responsabilizzati.
Aggiornare il tetto delle prestazioni aggiuntive sarebbe dunque una scelta di buon senso, prima ancora che politica.

Una strategia che troverebbe concordi “quasi” tutti i portatori di interesse: le Aziende, per le ricadute positive su bilancio e produzione e dunque sulla loro sostenibilità economica; i cittadini, per la qualità del servizio e, a parità di spesa, per la riduzione dei tempi d’attesa; il personale sanitario che ne ricaverebbe una gratificazione economica e, non meno importante, professionale.

In sintesi, un intervento che riallineerebbe il sistema a criteri di razionalità, efficienza e responsabilità pubblica, in armonia con quei criteri assolutamente condivisibili di economicità e di efficacia richiesti all’azione amministrativa dall’art. 1 della Legge 241/90.


Domenico Minniti
Direttore Sanitario Azienda per il Governo della Sanità della Regione Calabria – Azienda Zero

28 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni
Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni

Gentile Direttore,nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato la necessità di...

Patient engagement: pagare per assistere non è partecipare
Patient engagement: pagare per assistere non è partecipare

Gentile Direttore, quando invitiamo un paziente a un congresso scientifico dovremmo chiederci: a quale titolo gli chiediamo di essere presente? Come pubblico, come esperto per esperienza, come interlocutore della discussione...

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...