Quale psichiatria per quali psichiatri?    

Quale psichiatria per quali psichiatri?    

Quale psichiatria per quali psichiatri?    

Gentile Direttore,
non è consentito parlare al conducente. Si prega di non disturbare. È questo che vogliamo? Che fine ha fatto l’ermeneutica applicata alla psichiatria? Nello specifico voglio intendere la concezione dell’attività filosofica applicata alla interpretazione, non soltanto dei costrutti ma anche all’agire, dell’intera organizzazione della disciplina delle scienze psichiatriche e mentali, come modello di lettura possibile della esistenza umana.

In ‘mancanza’ o quanto meno carenza relativa di fatti clamorosi e violenti offertici dalla cronaca nera, di suicidi in carcere, di stragi della “follia” e altre varie nefandezze, proviamo a dare contributi di teorie e prassi, sui modelli organizzativi dei dipartimenti di salute mentale, sulle performances di esperti forensi, per evitare che la nebbia e il silenzio calino e mettano in penombra, il quotidiano incedere delle prassi sanitarie delle diverse figure professionali interessate.

Mi chiedo se non sia proprio questo il ‘momento’ più idoneo per provare a pensare a quale psichiatria per quali psichiatri (e non solo).

O non esistono più le centinaia di persone folli rei in attesa di entrare nelle rems? Non è più attuale la carenza drammatica delle risorse umane nei servizi territoriali e ospedalieri? Abbiamo bisogno ancora di strutture residenziali a vari livelli, sia per le acuzie, le sub acuzie e le cronicità a vari livelli, per i nostri pazienti psichiatrici? E potremmo continuare con numerose altre questioni da tempo aperte.

Allora perché non creare un team di “volenterosi” (ora va di moda!) fuori dalle emergenze, per aprire un vero e onesto spazio (basta chiamarlo tavolo!) di riflessione con successive proposte di riformulazione complessiva dei servizi di salute mentale? Ingenuità? Utopia? Forse. Ma non vogliamo neanche provarci?

Eppure oltre alla professionalità indispensabile, servirebbe anche una dignità. Dignità, cioè a dire essere meritevole, essere degno di sé stesso e del proprio essere ed esistere. “Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso.” Così definisce il termine dignità il vocabolario Treccani. Prima della psichiatria, c’è la psicologia e la filosofia, e prima ancora l’etologia e l’antropologia. C’è l’essere umano (o dovrebbe esserci). E noi, dove siamo?

Tornare indietro per fare un salto in avanti. Proviamo ad intraprendere un percorso scevro da retaggi ideologi e lanciamoci in un grande brain storming collettivo nazionale. Lancio il sasso. Non nascondo la mano.

Se vogliamo davvero dare un senso al nostro agire, così profondamente complesso e delicato, ma anche così intrinsecamente doloroso e affascinante, alziamo la testa, e tutti, proprio tutti, diamo il nostro contributo per mutare il senso di una mesta deriva laterale, che bisogna finalmente governare per riprendere le redini e la gestione, senza attendere ormai neanche un solo attimo in più.

Alberto Sbardella
Psichiatra

Alberto Sbardella 

18 Marzo 2025

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