Quanta ideologia nel dibattito sul Bonus psicologico

Quanta ideologia nel dibattito sul Bonus psicologico

Quanta ideologia nel dibattito sul Bonus psicologico

Gentile Direttore,
ci sono delle prese di posizione che bocciano il “bonus psicologico” sostanzialmente contrapponendolo con la necessità del rafforzamento dei servizi pubblici, come se le due logiche fossero contrapposte e non complementari. Posso immaginare che queste posizioni siano condizionate da una visione ideologica dove tutto ciò che è pubblico è buono e ciò che è privato è cattivo.
 
Una visione novecentesca che, se non superata, rischia di far naufragare il PNRR, l’ammodernamento del Paese e le transizioni che si annunciano. Che richiedono invece una logica capace di integrare, in modo nuovo, trasparente ed efficiente, risorse e ruoli nel nome di un interesse generale che va definito in modo chiaro: è tempo che i fan dei due schieramenti prendano atto delle lezioni della storia, passata e recente, che fa capire come non c’è un bianco ed un nero.
 
Il privato non deve e non può soppiantare il ruolo pubblico, avere un SSN universalistico si è rivelato una risorsa fondamentale, ma se alle istituzioni pubbliche spetta la definizione delle linee e delle garanzie per i cittadini, nella realizzazione ed erogazione dei servizi vanno costruite reti di collaborazione dove è chiaro il chi fa cosa. E’ la logica dei compartimenti stagno che va superata, dove ogni servizio va per suo conto ed è il cittadino che deve arrangiarsi per fare l’integrazione. Se dalla organizzazione per prestazioni si passa a quella per obiettivi diventa tutto molto più chiaro.
 
Vi è poi il tema specifico del benessere psicologico. Le evidenze scientifiche ci hanno mostrato che non possiamo limitarci a vedere la psiche in termini dicotomici sana/malata, perché oggi la collettività fa sempre più i conti con situazioni di malessere psicologico che impattano nelle varie dimensioni della vita, sul lavoro, le relazioni, sulla salute ma e nelle quali le persone non stanno più bene ma non vogliono essere classificate toutcourt come “malate”.
 
Questa sofferenza chiede di essere conosciuta e riconosciuta perché condiziona la quotidianità degli adulti e lo sviluppo dei giovani. Chiede di essere intercettata, di avere dignità, di non essere stigmatizzata o solo etichettata e di avere ascolto. Perché questo riconoscimento e questo ascolto, come ci mostrano tante ricerche, impedisce che una quota importante di tutto questo divenga, appunto, malattia.
 
Oggi tra il giovane, la persona che vive questa situazione, che con la pandemia è diventata diffusa, non ha risposte nel pubblico perché non ci sono psicologi negli studi dei medici o dei pediatri di famiglia, non ci sono nei distretti e nei consultori, nelle case della salute o di comunità, non ci sono nella scuola. Noi ci stiamo battendo perché ci siano, la legge già lo prevede ma è inattuata.
 
Lo scorso anno, nel decreto sostegni bis, si è riusciti a prevedere alcune decine di milioni per l’arruolamento straordinario di psicologi. E’ passato quasi un anno e quei soldi, nei passaggi tra Governo, Regioni e ASL, ancora non sono stati spesi. Questa è la situazione, i tempi della ristrutturazione dei servizi pubblici. Quindi, entrati nel terzo anno di pandemia, non è il caso di pensare a misure eccezionali come il bonus? Che consente domani, non tra un anno, alle persone di essere ascoltate e aiutate.
 
Oggi c’è una forte domanda che si rivolge ai centri privati di psicologia e psicoterapia, ha avuto un aumento di oltre il 40%, quindi il problema non è dei professionisti. E’ dei cittadini che non possono accedere al privato per motivi economici e che aumentano ogni giorno di più. In attesa che si assumano e si organizzino gli psicologi nel pubblico, come è necessario, cosa diciamo alla popolazione? Che la nostra ideologia è più forte dei loro bisogni?
 
David Lazzari
Presidente nazionale Ordine Psicologi

13 Gennaio 2022

© Riproduzione riservata

I due volti della sofferenza, di chi la vive e di chi la cura. Il nostro appello alle istituzioni e ai cittadini
I due volti della sofferenza, di chi la vive e di chi la cura. Il nostro appello alle istituzioni e ai cittadini

Gentile Direttore, la sofferenza ha sempre due volti. C'è quella che si legge negli occhi di chi è malato, e c'è quella, più silenziosa, negli occhi di chi lo cura,...

I dati Agenas sui tempi di attesa sono privi di senso e fuorvianti
I dati Agenas sui tempi di attesa sono privi di senso e fuorvianti

Gentile direttore, questa lettera ha il pregio di essere brevissima. I dati Agenas sui tempi di attesa che compaiono questa mattina qui su Qs sono privi di senso. Fino a...

Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata
Perché i medicinali essenziali richiedono una regolazione dedicata

Gentile direttore,una parte crescente delle vulnerabilità dei sistemi sanitari si concentra nei medicinali essenziali fuori brevetto: quelli che costano meno, che vengono utilizzati ogni giorno negli ospedali e sul territorio...

Il paradosso della mobilità intraziendale: quando per il Ssn è più facile perdere un dirigente medico che trasferirlo
Il paradosso della mobilità intraziendale: quando per il Ssn è più facile perdere un dirigente medico che trasferirlo

Gentile Direttore,i recenti dati dell’Anaao Assomed, ripresi proprio sulle pagine di Quotidiano Sanità, evidenziano un quadro allarmante: nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri (3.767) hanno ampiamente superato i...