Recovery Fund. Un’opportunità unica per la ricerca

Recovery Fund. Un’opportunità unica per la ricerca

Recovery Fund. Un’opportunità unica per la ricerca

Gentile Direttore,
come associazione ARSI stiamo seguendo con attenzione il dibattito relativo all’utilizzo in ambito sanitario dei fondi del recovery fund. A partire dal vostro articolo pubblicato in data 4 Settembre, in cui sono stati anticipati i progetti che il Ministero della Salute vorrebbe finanziare con i fondi in arrivo dall’UE, si sono susseguiti svariati articoli, interviste, audizioni incentrate sul tema.
 
Riteniamo le proposte ed i programmi fin qui presentati dal Ministro Speranza tutti importanti e necessari per il miglioramento del nostro sistema sanitario nazionale e riteniamo altresì importante il ruolo che gli IRCCS stanno ricoprendo e, soprattutto, ricopriranno in futuro. Plaudiamo, quindi, all’intenzione del Ministero di “aggiornare” e “riordinare” la disciplina degli IRCCS per supportare il progresso scientifico e tecnologico, come citato dal vostro articolo del 4 Settembre.

In quest’ottica riteniamo fondamentale il ruolo del personale di ricerca presente negli IRCCS, rappresentato dalle figure dei ricercatori sanitari e collaboratori alla ricerca, figure recentemente istituite nel 2019 con l’attuazione della riforma definita “piramide del ricercatore”.

Tale riforma ha rappresentato un primo passo nella direzione di una graduale stabilizzazione del personale di ricerca che storicamente lavorava all’interno degli IRCCS/IZS con contratti precari, rinnovati spesso di anno in anno. Ad oggi, infatti, la riforma ha portato per circa 1500 ricercatori/collaboratori alla transizione ad un contratto a tempo determinato di 5 anni nel comparto sanità, eventualmente rinnovabile per una sola volta di altri 5 anni, previo superamento di una dettagliata valutazione.

Come accennato prima, questa riforma rappresenta un primo passo, ma da sola non basta per poter attuare una reale stabilizzazione del personale di ricerca all’interno degli IRCCS/IZS.

C’è bisogno, infatti, di un passaggio ulteriore, basato su una visione più ampia e a lungo termine della ricerca pubblica. Se non ci si impegna seriamente per avere contratti a tempo indeterminato e ruolo nella dirigenza sanitaria per i ricercatori, ci si ritroverà nel giro di qualche anno ad avere solo giovane personale con poca esperienza. Le figure più senior, infatti, si indirizzeranno verso enti privati nei quali i contratti sono più vantaggiosi ed offrono maggiore possibilità di crescita.
 
Se, infatti, al personale impiegato nella ricerca pubblica si chiede di ottenere risultati altamente competitivi per poter mantenere il proprio posto di lavoro per un massimo di 10 anni (al momento si prospetta il baratro per la maggior parte del personale terminati i 10 anni), l’unica prospettiva è quella di vedere personale storico abbandonare gli IRCCS ed essere sostituito da neolaureati più giovani con poca esperienza.
 
Riteniamo, quindi, che, nell’ottica di aggiornare e riordinare la disciplina degli IRCCS attraverso programmi finanziabili con il recovery fund, sia fondamentale inserire la ricerca e con essa le figure dei ricercatori e collaboratori. Se si vuole rilanciare il progresso scientifico riteniamo che sia fondamentale dare solidità alla ricerca garantendo ai ricercatori stabilità e continuità nella loro attività. Per questo motivo chiediamo che si continui il percorso avviato con la piramide, e, dopo la figura del ricercatore a tempo determinato, si istituisca la corrispettiva figura a tempo indeterminato nella dirigenza.

Come sempre avvenuto fino ad oggi, ARSI si rende disponibile per un confronto con le Istituzioni, nell’ottica di una collaborazione costruttiva che punti a migliorare il nostro sistema sanitario nazionale e la ricerca condotta all’interno degli IRCCS/IZS.
 
ARSI – Associazione dei Ricercatori in Sanità, Italia 

19 Ottobre 2020

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