Residenze assistenziali e centri diurni, dalla frammentazione regionale a un modello unico

Residenze assistenziali e centri diurni, dalla frammentazione regionale a un modello unico

Residenze assistenziali e centri diurni, dalla frammentazione regionale a un modello unico

Gentile Direttore, il settore della “non autosufficienza” prevalentemente gestito da RSA e Centri Diurni ma anche da molteplici altre soluzioni residenziali e semiresidenziali disciplinate nelle varie regioni italiane è condizionato fondamentalmente dalla mancanza di omogeneità...

Gentile Direttore,
il settore della “non autosufficienza” prevalentemente gestito da RSA e Centri Diurni ma anche da molteplici altre soluzioni residenziali e semiresidenziali disciplinate nelle varie regioni italiane è condizionato fondamentalmente dalla mancanza di omogeneità delle procedure di autorizzazione e dei requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici che variano in ogni regione di Italia. In sintesi abbiamo 20 leggi regionali diverse a tema con 20 regolamenti diversi e una miriade di circolari applicative.

Per far fronte a questa annose criticità il Ministro della Salute Orazio Schillaci già dalla scorsa estate ha proposto una bozza di Decreto alla Conferenza delle Regioni che attraverso la propria Commissione Salute ha ascoltato le associazioni di categoria più rappresentative recependo un documento finale che ha suggerito alla Commissione stessa, alla Conferenza delle Regioni e quindi al Ministro soluzioni univoche che responsabilizzano le strutture ma soprattutto rendono il sistema di assistenza più qualitativo, omogeneo e univoco in tutte le regioni italiane. È un importantissimo passo avanti del sistema di assistenza accreditato dedicato alle strutture che accolgono persone anziane non autosufficienti e disabili perché finalmente rende esigibili diritti dei pazienti che devono avere le medesime prerogative a prescindere dal luogo geografico di assistenza.

Si va dal minutaggio di infermieri con l’integrazione delle nuove figure di Operatore Socio Sanitario con formazione complementare (OSSS) e Assistente Infermiere, alla deroga per i requisiti strutturali preesistenti, dalle tecnologie per un’assistenza più moderna alla possibilità per le strutture già autorizzate di svolgere programmi dedicati all’assistenza domiciliare così come già disciplinato dal PNRR. Sono soluzioni di buon senso e qualificate che esalterebbero la qualità dei servizi che le strutture sono obbligate a assicurare ma che al tempo stesso necessitano della regia del Governo nazionale che appunto attraverso un Decreto indichi alla Regioni la strada da osservare. Welfare a Levante ha proposto altresì la possibilità del “deblistering” che consente l’approvvigionamento delle terapie farmacologiche solide attraverso sistemi automatizzati così come l’assunzione a carico delle RSA della spesa protesica riguardante panni di contenzione, carrozzine e altri ausili di contenzione e deambulazione.

Sono soluzioni che se fatte assumere a carico delle strutture consentirebbero un risparmio esponenziale della spesa pubblica ove un delta di questo contenimento della spesa potrebbe essere destinato al finanziamento di altri posti letto accreditati e all’adeguamento delle tariffe superando al tempo stesso le attuali complesse procedure di approvvigionamento che assorbono tempi lunghissimi e esose risorse finanziarie pubbliche.

Ora tocca alla Conferenza delle Regioni esprimersi con un parere e indicare al Ministro Schllaci l’orientamento organizzativo in favore di un settore fondamentale per la tenuta dell’intero sistema di assistenza extra ospedaliero. L’argomento dovrebbe essere all’ordine del giorno della Conferenza nei prossimi incontri e ci auguriamo che quanto prima possa essere deliberato.

Antonio Perruggini
Presidente Associazione di Categoria
Welfare a Levante

13 Febbraio 2026

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