Ribadiamo che la regia della salute mentale deve essere in capo al DSM

Ribadiamo che la regia della salute mentale deve essere in capo al DSM

Ribadiamo che la regia della salute mentale deve essere in capo al DSM

Gentile Direttore,
in riferimento al recente intervento di Angelozzi, che mi chiama in causa, ritengo opportuno intervenire per chiarire ulteriormente il mio (ma non solo mio) pensiero. Angelozzi ha ragione. Come sempre. Ma con dei distinguo.
Bisogna infatti ricordare che esiste una corrente riformatrice dei DSM, rappresentata dal Coordinamento Nazionale dei Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale, che anche recentemente ha già messo a segno alcune importanti iniziative (ad esempio la “lettera dei 91” dello scorso anno e altre iniziative come quella svolatasi a Roma il 18 maggio scorso che ha visto la partecipazione non solo della maggior parte dei Direttori dei DSM italiani ma anche (e importante) di numerosi rappresentanti del mondo politico.

In tale sede sono state discusse diverse tematiche, tra cui proprio la necessità di riorganizzare in modo più moderno i servizi del DSM per fare fronte alle mutate necessità di una mutata società in cui ci troviamo ad operare. E tutti noi (faccio peraltro parte del Board del Coordinamento) siamo più che consapevoli, e lo abbiamo sottolineato nei nostri diversi interventi, che i DSM non devono essere medicocentrici, non sono solo biologisti ma devono riaffermare il modello bio-psico-sociale, e soprattutto che hanno bisogno dell’adeguato numero di professionisti dei diversi profili non solo medici.

Ricordo che il modello del case-management per la presa in carico dei pazienti gravosi e cronici non prevede che tale funzione sia svolta dal medico. Certo andrebbe rispolverato questo modello, che abbiamo introdotto noi nel territorio e che non abbiamo adeguatamente implementato ma ci è stato copiato dalla nuova riforma della medicina territoriale.

Abbiamo anche messo in luce il limite emerso dalla analisi delle tabelle proposte da Agenas sulle risorse di personale, che sono fortemente sbilanciate verso la figura del medico a discapito, ad esempio, di quella dello psicologo (ma non dimentichiamo TeRP e Assistenti Sociali). Le tabelle proposte fanno infatti riferimento ad un DPR che era stato promulgato per favorire il superamento dell’Ospedale Psichiatrico, ed in tal senso è un modello organizzativo finalizzato a gestire i pazienti psicotici, come Angelozzi correttamente segnala.

Altrettanto correttamente però la società e i suoi bisogni sono cambiati e bisogna trovare nuove strade per gestire il bisogno di salute mentale, ricordando che è anche vero quello che sostengono Bravi e Rocca rispetto alle linee guida del trattamento dei disturbi emotivi comuni. Ma la cui soluzione non può essere la fuga centrifuga degli psicologi dal DSM. Nè tanto meno altre soluzioni che favoriscano la frammentazione e dispersione delle risorse dedicate alla gestione della salute mentale.

Ribadiamo quindi che la regia della salute mentale debba essere in capo al DSM (D per quelli “fortunati” che hanno anche le Dipendenze), e non dispersa in rivoli che si sovrappongono e si fanno una “guerra tra poveri” che alla fine determina solo confusione e disservizio.

Nessuno parla di incorporazione, in quanto le funzioni psicologiche sono già parte costituente del DSM e quindi semmai si dovrebbe pensare ad un miglioramento dell’offerta psicologica e della sua integrazione con la realtà esistente del territorio che sia legata non solo all’aumento auspicato di risorse ma anche ad una completa riorganizzazione con regia unica dell’offerta psicologica stessa nella mission del DSM. Questo anche per evitare la separazione degli erogatori (questa sì da evitare a tutti i costi in quanto foriera anche di lotte di potere che alimenterebbero i piccoli giardini narcisistici ma poco porterebbero di utile ai cittadini).

Infine, la preoccupazione che i DSM siano governati solo da medici è sconfessata dalle normative, che già oggi prevedono che alla direzione possano accedere tutti i profili dirigenziali con la caratura adeguata e la formazione adeguata. In diverse realtà nazionali sono direttori di DSM psicologi, neuropsichiatri infantili, medici delle dipendenze, non solo psichiatri.

Ma bisogna anche avere quella fiducia minima alla base della vita di una organizzazione che il Direttore del DSM non sia solo il rappresentante del ruolo professionale da cui proviene, ma che sia il rappresentante del Dipartimento in tutte le sue articolazioni e profili professionali (il che non è sempre così facile). Quindi la partita è aperta per tutti gli aventi diritto. Chiaro che se ai concorsi si presentano solo i medici è difficile incaricare chi non si è presentato. Ma altrettanto chiaro è che chi non si presenta non può poi lamentarsi.

Infine, è anche vero che è stato istituito un Tavolo Tecnico al Ministero della Salute che a parere mio però non potrà (per la tipologia della sua costituzione) fare altro che dare “indirizzi”, il che significa che potrebbe non succedere nulla.

A meno che, come detto in altri precedenti interventi, non si allarghi ad altri Ministeri e non coinvolga la componente legislativa (Parlamento) che possa essere portatore di istanze di rinnovamento adeguate e coerenti con la mission della nostra professione e che venga dato attento ascolto ai diversi stakeholders del sistema salute mentale, di cui i DSM sono l’elemento centrale.

Dott. Federico Durbano
Direttore S.C. Psichiatria Martesana UOP 34
Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze
Azienda Socio-Sanitaria Territoriale Melegnano e della Martesana

22 Giugno 2023

© Riproduzione riservata

Farmacisti. L’Asst Lariana celebra la Giornata Mondiale: “In ospedale tra tecnologia e ruolo clinico”
Farmacisti. L’Asst Lariana celebra la Giornata Mondiale: “In ospedale tra tecnologia e ruolo clinico”

Garantire l’accesso rapido ai farmaci salvavita, personalizzare le terapie oncologiche e assicurare la continuità delle cure tra ospedale e casa, contribuendo così anche alla sostenibilità del Ssn. Così l’Asst Lariana...

Lombardia. Esteso a tutta la Regione il servizio di ostetriche a domicilio dopo il parto
Lombardia. Esteso a tutta la Regione il servizio di ostetriche a domicilio dopo il parto

Esteso a tutto il territorio lombardo il servizio di assistenza ostetrica domiciliare dopo il parto. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha approvato le indicazioni operative...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...