Salute mentale e dipendenze, una sinergia irrinunciabile nei DSM 

Salute mentale e dipendenze, una sinergia irrinunciabile nei DSM 

Salute mentale e dipendenze, una sinergia irrinunciabile nei DSM 

Gentile Direttore,
da qualche tempo si è riaperto un capitolo per la verità mai dismesso del tutto circa i Dipartimenti per le dipendenze patologiche: se essi debbano avere carattere autonomo o confluire nei DSM. Per la verità questa seconda opzione è la più utilizzata in Italia e le UOC Dipendenze Patologiche che comprende i SERD, i centri per il trattamento della ludopatia e in alcune regioni quelli per il trattamento dei disturbi alimentari (es. in Sicilia) del tutto autonomi in alcune regioni e quelli di alcologia, afferiscono spesso al Dipartimento Salute Mentale.

Il tema non è solo quello del risparmio e della razionalizzazione di risorse umane di due dipartimenti contratti in uno, ma soprattutto quello dell’appropriatezza degli interventi. Da circa quindici anni ha preso sempre più evidenza la “doppia diagnosi”, ovvero la comorbilità tra screzi psichici e d’abuso di sostanze. Si tratta di due temi circolari che si auto alimentano specie se trattati in modo parcellizzato. Moltissimi utenti dei SERD hanno necessità di una duplice presa in carico e laddove i due dipartimenti sono differenziati ciò è teoricamente più complesso. Il trattamento degli assuntori spesso prevede una terapia psicofarmacologica e nei SERD non sempre vi sono specialisti psichiatri e comunque la presa in carico in contesti differenti complica l’unitarietà e l’appropriatezza terapeutica.

A ciò aggiungasi le prese in carico di minori che in quanto consumatori di stupefacenti devono fare la spola tra i servizi di NPIA e gli stessi SERD con frequenti drop out anche motivati dalle famiglie che non di rado rifiutano le duplici consultazioni.

I SERT nascono negli anni Ottanta col decreto Aniasi come luogo di cura degli eroinomani. Da allora vi sono stati importanti cambiamenti nella geografia dei consumi e nell’eziopatogenesi degli assuntori che sono diventati di fatto poliassuntori, con una vasta gamma di offerte dal mercato dello spaccio sempre in costante evoluzione, anche attraverso continue proposte su intenet di droghe sintetiche commercializzate sotto mentite spoglie. Gli assuntori uncinati solitamente seguono la linea dell’automedicamento, usando sostanze up e sedandosi con quelle down, con resistenze ad assumere altri farmaci. E ciò li rende difficili da trattare. Droghe sintetiche che tra l’altro costituiscono dei veri e propri rompicapi diagnostici nelle urgenze presso i Pronto Soccorso. L’aver cambiato una sillaba, da SERT a SERD, inglobando più ampie dipendenze, non ha sostanzialmente modificato di molto la presa in carico e il processo trattamentale d’elezione e ciò perché convivono due o più diagnosi nello stesso paziente che non possono essere frazionate e trattate separatamente.

Oggi la dipendenza affettiva e quelle non farmacologiche in senso lato (la più nota il GAP) appaiono sempre più di competenza a parere dello scrivente di percorsi di cura tipici dei CSM attraverso l’utilizzo di stabilizzatori dell’umore, antidepressivi e psicoterapie che se possono essere svolte dai SERD di certo dovrebbero essere affrontate in ambienti meno connotati rispetto agli abusi attuali di cocaina, crack e oggi di Fentanyl il cui uso continuato deve richiedere una fMRI per valutare le condizioni dei lobi frontali rispetto ad esempio ad un trattamento riabilitativo in comunità e alle sue prospettive di riuscita. L’ invio in queste strutture convenzionate col SSN non può essere un ripiego per mancanza di alternative, ovvero l’ultima spiaggia di cura. Ciò vorrebbe dire impiegare il denaro pubblico in un progetto al quale neppure gli operatori del settore credono e che non è realizzabile per le condizioni cognitive dell’utente che rendono problematica l’evolutività.

In sostanza i non assuntori tradizionali hanno molte difficoltà a frequentare se in promiscuità spazi ove sono presenti gli assuntori abituali di stupefacenti e ciò per un pregiudizio generalizzato non ancora sopito.

Questa sinergia all’interno dei DSM ritengo che oggi sia diventata irrinunciabile oltre gli steccati ideologici e gli interessi pur legittimi di carriera dei direttori di UOC che aspirano a diventare capi dipartimento. D’altra parte, con l’inglobamento delle Dipendenze Patologiche alla direzione di un DSM può aspirare a questo punto anche un sanitario che non proviene dalla psichiatria tradizionale.

Roberto Cafiso
Psicologo – Psicoterapeuta

14 Aprile 2025

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