Gentile Direttore,
l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), società scientifica rappresentativa dei docenti e ricercatori universitari, desidera esprimere alcune considerazioni sul Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM 2025-2030). Tali considerazioni, già concretizzate in un documento dell’Associazione, pur apprezzando il valore del Piano, identificano alcuni aspetti chiave di miglioramento.
Un primo elemento di apprezzamento è l’idea che la salute mentale non riguardi solo la cura dei disturbi, ma anche la promozione del benessere e la prevenzione del disagio, con l’obiettivo non solo di intervenire quando il disagio è grave, ma di intercettare precocemente le situazioni di rischio, evitando che difficoltà iniziali diventino problemi cronici. Il Piano fa riferimento alla visione biopsicosociale, secondo cui il benessere psicologico nasce dall’intreccio tra fattori biologici, psicologici, relazionali, sociali e ambientali. In questa prospettiva, la salute mentale non è solo “una questione sanitaria”, ma riguarda anche scuola, università, lavoro, famiglia, comunità e politiche sociali. Questo approccio è rafforzato dal riferimento alla logica One Health, che invita a pensare la salute come responsabilità condivisa da più settori della società.
Un altro punto centrale è l’attenzione all’intero arco della vita. Il Piano riconosce che i bisogni di un bambino, di un adolescente, di un adulto o di una persona anziana non sono gli stessi e che, di conseguenza, gli interventi devono essere diversificati e sostenuti da reti integrate e flessibili. Per questo il Piano propone interventi secondo una logica organizzativa “a matrice”: gli interventi diventano progressivamente più intensi, multiprofessionali e continuativi in relazione alla complessità del bisogno. In questa cornice, il documento sottolinea il ruolo fondamentale degli psicologi e degli psicoterapeuti, professionisti presenti in modo trasversale nei servizi sanitari, sociali ed educativi, e riconosce l’importanza della collaborazione tra sistema sanitario e università, considerata essenziale per garantire formazione di qualità, ricerca scientifica solida e interventi di comprovata efficacia sul territorio.
Accanto a questi apprezzamenti, l’AIP propone alcune riflessioni critiche. La principale riguarda la necessità di rafforzare un sistema di welfare sociosanitario di prossimità, cioè servizi capaci di intercettare i bisogni psicologici nei luoghi di vita quotidiana delle persone, anche attraverso i presìdi di primo intervento, già previsti a livello territoriale (ad es. Case di Comunità). Con tali realtà si collegano e integrano i Servizi Psicologici Clinici e di Counseling Universitari, ormai diffusi in quasi tutte le università italiane. Questi servizi svolgono un ruolo prezioso nella promozione del benessere e nella prevenzione del disagio, soprattutto tra i giovani, aprendosi anche alla popolazione non universitaria. Sorprendentemente, questa virtuosa potenzialità è ancora pochissimo riconosciuta all’interno delle politiche sanitarie regionali e nazionali.
L’Università risponde ai ruoli cui oggi è chiamata (ricerca, formazione e terza missione), contribuendo allo sviluppo di linee guida, protocolli e buone prassi fondate sulla ricerca psicologica e sulle evidenze empiriche, capaci di migliorare l’efficacia delle cure e allo stesso tempo di ridurre i costi per il sistema sanitario. Esperienze già consolidate in altri paesi europei, come Regno Unito (NHS Talking Therapies, ex-IAPT) e Norvegia (PMHC), e collaborazioni italiane importanti, come quella fra accademia e Istituto Superiore di Sanità che ha prodotto la Consensus Conference sulle terapie psicologiche per ansia e depressione, dimostrano la capacità di massimizzare l’efficacia clinica minimizzando impegno (e costi) per il paziente e per la comunità. Coerentemente con questa mission, l’Università prepara professionisti a più livelli (Corsi di Laurea Magistrale abilitante, Master, Corsi di Alta Formazione, Scuole di Specializzazione Universitarie di Area Psicologica), con competenze diverse e integrate, in grado di lavorare non solo nei servizi clinici tradizionali, ma anche nei contesti della psicologia di base, di comunità, della prevenzione e dell’integrazione sociosanitaria.
In conclusione, l’AIP vede nel Piano una grande opportunità per innovare le politiche di salute mentale in Italia. Perché questa opportunità non resti solo sulla carta, è però necessario valorizzare pienamente il contributo della psicologia, rafforzare il legame tra università, servizi sanitari e territorio e investire in prevenzione, ricerca e formazione.
Piero Porcelli
Coordinatore Gruppo di Lavoro sul PANSM
Associazione Italiana di Psicologia (AIP)