Sanità integrativa e medicalizzazione della società

Sanità integrativa e medicalizzazione della società

Sanità integrativa e medicalizzazione della società

Gentile direttore,
a volte, più che l’esposizione di concetti e l’elaborazione di numeri, per descrivere la realtà è più efficace il racconto. E’ così che ho deciso di chiedere a un mio paziente la sua esperienza di novello utilizzatore dei fondi sanitari integrativi/sostitutivi. Ecco la sua storia.
 
“Da qualche tempo posso godere dei servizi della Cassa Assistenza Sanitaria xxx che (leggo sul sito istituzionale) ha lo scopo di garantire ai dipendenti con una certa qualifica l’assistenza sanitaria integrativa al Servizio sanitario nazionale.
Tenuto conto della disponibilità di servizi mediamente eccellenti del Servizio Sanitario Nazionale nella zona in cui vivo in un primo momento ero scettico sull'uso di questo strumento.

Poi, leggendo la documentazione inviatami, ho preso atto dall'Articolo 2 del Regolamento, che l’iscrizione alla xxx., integrativa del Servizio Sanitario Nazionale, è obbligatoria per tutti i dipendenti ai quali si applicano i CCNL di vari settori.
Perché?

Non mi vengono già trattenute le quote per il SSN?
Evidentemente c'è bisogno di un servizio sanitario integrativo a garanzia e tutela della mia salute.
Scorrendo il tariffario leggo voci inquietanti relative a patologie e ipotetici interventi dei quali spero di non dover mai fare esperienza.
Poi, verso la fine trovo il rimborso per la sostituzione periodica delle lenti multifocali (quelle che uso io).

E' una cifra parziale e completamente fuori mercato ma si sa, è meglio che niente.
Arrivo infine alla sezione dei pacchetti "Prevenzione".
La prevenzione è importante! Ce lo ripetono in continuazione.

M’informo meglio e comprendo di avere diritto ogni biennio a un chek-up completo composto da:
A – Prevenzione cardiovascolare
C – Prevenzione delle patologie oncologiche prostatiche (incluso Psa)
D – Prevenzione delle broncopneumopatie croniche (inclusa spirometria)
 
Tra tutto sono oltre 400 € di esami e visite delle quali posso usufruire, gratuitamente.
Al momento mi sento bene ma perché non approfittarne?
Tra l’altro questa prestazione può essere usufruita solo ogni due anni quindi meglio non perdere un colpo, per non far passare troppo tempo tra uno screening “preventivo” e l’altro …

M’informo e recupero i riferimenti un centro convenzionato della mia zona che contatto immediatamente per un appuntamento.
L'impatto è notevole.
Le difficoltà sempre presenti prenotando a un CUP pubblico qui svaniscono e ottengo la serie di appuntamenti in un lasso di tempo più che ragionevole, accorpando tra l'altro tutte le prestazioni in un'unica giornata.
Questa sì che è efficienza!

Impressione confermata il giorno delle visite.
Arrivo di buon mattino e la necessaria burocrazia viene evasa con grande sollecitudine ed inizio l'iter che si conclude nel tardo pomeriggio.
Tutti gli esiti mi vengono immediatamente consegnati, per poterli trasmettere al medico curante o riportare tra due anni al prossimo check-up, cosa che intendo fare visto il grado di soddisfazione …

Per maggior scrupolo, durante la visita pneumologica mi è stata prescritta al volo una radiografia (non ne avevo di recenti con me e non avevo nemmeno pensato di portarmele).
Naturalmente questa prestazione non era inclusa nella "convenzione"… ma si trattava di poche decine di euro.
Dopotutto il rimanente importo non pesava sulle mie tasche quindi non ho avuto da eccepire.
Tuttavia alcune riflessioni sono sorte in seguito, ripensando al tutto.
Ma questa è prevenzione?

Si è trattato di fatto di controlli sullo stato di salute in essere, non su misure da prendere per il futuro.
Gli esiti hanno confermato il mio stato di salute generale, niente che non sapessi già.
Chissà poi se quella radiografia era effettivamente necessaria, chissà se poteva celarsi qualche "sorpresa" non rilevabile dalla visita o dalla lettura dei dati delle analisi effettuate.
Certo che io non sono un medico e quindi mi fido della professionalità di chi mi ha visitato ma … chissà.

L'ultima considerazione riguarda il quadro più generale, a me quasi del tutto sconosciuto.
Non sarebbe meglio efficentare il Servizio Sanitario Nazionale invece di alimentare strutture esterne che hanno, ovviamente, lecitamente e indiscutibilmente, uno scopo di lucro?
Qual è il limite tra lo scrupolo diagnostico e l'eccesso che, tutto sommato genera un profitto?
Da semplice cittadino mi sento più indifeso che tutelato innanzi a queste situazioni, sicuramente confuso …”
 
Cosa dire di quanto raccontato oltre a quanto argutamente e ironicamente rilevato dall’autore? Nel dibattito pubblico e istituzionale si discute e si legifera tanto di appropriatezza. E’ appropriato eseguire esami standardizzati senza avere indagato sulle reali necessità delle persone? Non sarebbe stata corretta una preventiva prescrizione del medico di medicina generale? Nel caso specifico, si tratta di un cinquantenne, in buona salute.

Aveva senso lo screening con Psa, quando oramai è appurato che si tratta di un’indagine da non prescrivere a tappeto, vuoi per l’inefficacia, vuoi per la possibilità di falsi positivi, vuoi per i rischi connessi a un intervento al quale forse non sempre è consigliabile sottoporsi? Fonte Ministero della sanità
Il paziente è stato informato? No.
 
Aveva senso sottoporre il paziente a un esame radiologico del torace? No. La spirometria di routine è utile? No
Chi ha stabilito l’utilità di sottoporsi ogni due anni a uno qualsiasi degli esami di routine previsti nei pacchetti-tipo della Cassa Assistenza xxx? E’ appurato che non sempre fare di più significa fare meglio. Non siamo di fronte a un lampante esempio di consumismo sanitario? Non si sta medicalizzando la società? Negli Stati Uniti, patria della sanità assicurativa, un’indagine su un campione rappresentativo della popolazione adulta e anziana senza storia di cancro ha dimostrato che 3 su 4 avrebbero scelto un generico esame total body scanner piuttosto che un regalo di 1.000 dollari. 
 
E’ questo che vogliamo?

Nick Sandro Miranda 

Nick Sandro Miranda

06 Gennaio 2018

© Riproduzione riservata

Escludere lo psicologo dall’équipe di base delle CdC è una scelta che il Ssn non può permettersi
Escludere lo psicologo dall’équipe di base delle CdC è una scelta che il Ssn non può permettersi

Gentile Direttore,nella sanità pubblica italiana siamo abituati a misurare i costi di ciò che facciamo. Abbiamo indicatori per i ricoveri, per le prestazioni specialistiche, per i farmaci. Siamo diventati meticolosi...

Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità
Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità

Gentile Direttore, In Emilia-Romagna le Case della Comunità rappresentano uno dei cardini della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale, evoluzione delle precedenti Case della Salute. Si configurano come punti di...

Nutrizione clinica e LEA: una lacuna da colmare nel SSN
Nutrizione clinica e LEA: una lacuna da colmare nel SSN

Gentile Direttore, l’inserimento delle prestazioni di nutrizione clinica nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un tema ormai non più procrastinabile per il Servizio Sanitario Nazionale. Negli ultimi anni si...

Chi ha paura dell’AI?
Chi ha paura dell’AI?

Gentile direttore,per chi scrive di sanità, e in particolar modo di infermieristica, sta diventando sempre più rischioso usare con disinvoltura la sigla AI - comunemente associata al mondo dell’Intelligenza artificiale...