Gentile Direttore,
alla luce del documento diffuso dalle Regioni e Province Autonome il 17 aprile 2025, emerge un quadro chiaro e drammatico: il Servizio Sanitario Nazionale sta cedendo sotto il peso dell’indifferenza politica e della mancanza di investimenti strutturali.
La crisi del personale sanitario non è più un rischio futuro, ma una realtà presente. Non parliamo solo di medici e infermieri, ma anche di tecnici della prevenzione, tecnici di laboratorio, ostetriche, fisioterapisti, operatori socio-sanitari e di tutte quelle figure che, in ospedale, sul territorio e nella prevenzione, garantiscono ogni giorno il diritto alla salute. Queste professioni sono state lasciate a logorarsi, senza un reale piano di rilancio.
Il documento fotografa un SSN impoverito: pensionamenti che avanzano senza ricambio, carichi di lavoro insostenibili, dimissioni, burnout, stipendi tra i più bassi d’Europa e scarsa attrattività delle carriere sanitarie. La domanda di salute cresce, la popolazione invecchia, ma il personale diminuisce. La sanità territoriale e di prossimità, già fragile, rischia di svuotarsi. Le aree più disagiate e rurali restano senza presidio, la prevenzione perde terreno, la medicina generale fatica a reggere. Il confronto con l’Europa è impietoso: in Italia ci sono meno infermieri per medico rispetto alla media OCSE (1,5 contro 2,5), e il reclutamento di personale sanitario dall’estero è marginale. Anche la formazione è in crisi: sempre meno giovani scelgono infermieristica o le specializzazioni più delicate come emergenza-urgenza e anestesia.
Le Regioni chiedono interventi urgenti: aumenti salariali allineati alla media europea, incentivi per chi lavora in aree disagiate, riordino dei troppi profili professionali, digitalizzazione per ridurre burocrazia e sprechi, un piano serio di reclutamento internazionale e il rilancio della formazione. Ma dietro queste proposte c’è una denuncia più profonda: il Servizio Sanitario Nazionale è stato lasciato perdere, sacrificato tra vincoli di bilancio e promesse mai mantenute. Il risultato è un sistema che rischia di non essere più universale, equo e accessibile a tutti. Difendere tutte le professioni sanitarie significa difendere il futuro del SSN. Senza medici, infermieri, tecnici della prevenzione e di laboratorio, ostetriche, fisioterapisti e operatori socio-sanitari, la sanità pubblica diventa un guscio vuoto.
Il Governo non può più girarsi dall’altra parte. Non servono annunci, servono risorse, riforme e decisioni coraggiose. Perché ogni giorno di ritardo significa un pezzo di sanità in meno, e un diritto in meno per i cittadini.
Luigi Fasanella
Tecnico della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro