Specializzazioni mediche, perché non torniamo al passato?

Specializzazioni mediche, perché non torniamo al passato?

Specializzazioni mediche, perché non torniamo al passato?

Gentile Direttore,
la storia che dobbiamo essere tutti specialisti per poter lavorare e che quindi chi è laureato in medicina non è un medico in grado di svolgere alcuna professione non regge ed è stata creata ad arte per bloccare l’accesso alla professione. La prima questione è che l’università non crea più forza lavoro ma è diventata un contenitore a caro prezzo dove incanalare e far stazionare le speranze di migliaia di giovani menti. La prima seria riforma dovrebbe dunque riguardare il percorso universitario e renderlo tale da essere un traguardo e non una rampa di lancio verso imbuti formativi dai quali diventa difficile venirne fuori.

Eliminare molte materie inutili, inserire negli ultimi anni materie utili all’esercizio professionale con associata pratica ospedaliera e soprattutto eliminare la conduzione familistica che crea potere fine a se stesso come le recenti cronache dimostrano. Insomma è davvero necessario arrivare a 30 anni e spesso molto oltre prima di poter svolgere questa benedetta professione?

La seconda questione è che forse l’innovazione non sempre apporta benefici. Ad esempio in passato al termine del corso di laurea si svolgeva un tirocinio abilitante di 1 anno in anestesia e rianimazione, di 6 mesi in altre branche compreso il PS. Diventavi così abilitato a svolgere la professione nelle branche cui avevi conseguito l’abilitazione. In questo modo potevi fare tutta la carriera ospedaliera sino a diventare primario tranne che in anestesia e rianimazione e se non ricordo male in radiologia dove potevi diventare primario solo se fornito di specializzazione. Con tutte queste specializzazioni siamo davvero più bravi di prima?

E se il nuovo non funziona perché non considerare di tornare al passato?
 
 
Bartolomeo Delzotti 
MMG Verdellino (BG)

01 Luglio 2019

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