Suicidio medicalmente assistito, senza oncologi e fuori dal Ssn si rischia un percorso iniquo

Suicidio medicalmente assistito, senza oncologi e fuori dal Ssn si rischia un percorso iniquo

Suicidio medicalmente assistito, senza oncologi e fuori dal Ssn si rischia un percorso iniquo

Gentile Direttore,
il primo testo unificato sul suicidio medicalmente assistito, atteso in Aula il 17 luglio 2025 e poi rinviato “non prima di settembre”, è tornato in esame dopo la pausa estiva nelle Commissioni riunite senza che siano stati risolti i nodi principali: l’esclusione del Servizio sanitario nazionaledall’esecuzione e dal finanziamento della procedura, l’affidamento della valutazione a un unico Comitato nazionale privo di rappresentanza oncologica e la previsione di tempistiche potenzialmente incompatibili con la prognosi delle persone affette da tumore in fase avanzata o metastatica; ne deriva un percorso extra-Ssn, a carico del paziente o del privato sociale, con aggravio del divario Nord-Sud e rischio di diritti meramente teorici.

La composizione del Comitato (giurista, bioeticista, anestesista-rianimatore/terapista del dolore, palliativista, psichiatra, psicologo, infermiere) omette la figura dell’oncologo medico, sebbene nei contesti regolati la maggior parte dei casi riguardi persone affette da tumore in fase avanzata o metastatica (circa il 57% in Oregon, il 64% in Canada e oltre la metà nei Paesi Bassi); tale assenza indebolisce la qualità del “gate-keeping” su prognosi, futilità terapeutica, tossicità cumulative delle terapie innovative e integrazione precoce delle cure palliative, mentre finestre decisionali dilatabili e intervalli rigidi per la ripresentazione dell’istanza mal si conciliano con il rapido deterioramento clinico tipico dei tumori in fase avanzata. Il quadro appare in tensione con la giurisprudenza costituzionale, che ha circoscritto la non punibilità entro una procedura medicalizzata, nel perimetro del Ssn e con garanzie di accesso effettivo, non simbolico.

Sul piano professionale, le società scientifiche hanno iniziato a prendere posizione: Sicp e Siaarti hanno richiamato trasparenza ed equità e Sicp ha avanzato proposte emendative; Aiom ha segnalato criticità di sostenibilità e uniformità, pubblicando anche una survey sui bisogni clinico-organizzativi nel fine vita. Serve però un salto di qualità: una posizione congiunta che chieda esplicitamente l’inclusione dell’oncologia nel Comitato e il pieno ricondurre della procedura dentro il Ssn.

Nel frattempo, la nomina del Comitato tecnico sanitario (CTS) – Sezione per l’attuazione dei principi della legge 15 marzo 2010, n. 38, cure palliative e terapia del dolore, senza rappresentanze ufficiali delle principali società del settore (Sicp, Aiom), indebolisce la legittimazione tecnico-scientifica proprio mentre si legifera sui confini estremi dell’autonomia del paziente. Autonomia senza accesso è un’illusione e vigilanza senza competenza è tutela nominale: senza Ssn, senza oncologi al tavolo e con tempi non congrui, il rischio è istituzionalizzare l’iniquità, moltiplicare il contenzioso e, soprattutto, prolungare sofferenze che la legge afferma di voler alleviare; le società scientifiche – in primis Sicp e Aiom – hanno il dovere di chiedere ora correzioni strutturali prima che il Parlamento codifichi un percorso a due velocità e cieco rispetto all’oncologia, nella consapevolezza che la storia del Ssn dimostra come compassione ed equità possano e debbano coesistere.

Dott. Raffaele Giusti
Dirigente Medico UOC Oncologia Medica

Aou Sant’Andrea Facoltà di Medicina e Psicologia Università “Sapienza” Roma

21 Ottobre 2025

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