Sulla importanza della prevenzione si predica bene ma si razzola male

Sulla importanza della prevenzione si predica bene ma si razzola male

Sulla importanza della prevenzione si predica bene ma si razzola male

Gentile direttore,
pochi giorni fa qui su Qs sono state riportate alcune espressioni del Ministro Schillaci sulla prevenzione che almeno stavolta mi hanno trovato d’accordo. Il Ministro, infatti, ha dichiarato in occasione dell’evento “La sanità del futuro”, organizzato alla Camera da Fratelli d’Italia, che “promuovere stili di vita salutari e diagnosi precoci non è una semplice opzione, bensì una scelta obbligata per garantire alle generazioni di oggi e a quelle che verranno una longevità accompagnata da autonomia e benessere, alleggerendo al contempo la pressione sulle strutture sanitarie.” Una posizione non nuova bisogna dire, visto che il Ministro ha utilizzato di recente anche il talk show sulla prevenzione oncologica di Casa Sanremo (quella del festival) per affermare che “La prevenzione è uno strumento fondamentale. Oggi viene speso in prevenzione dalle Regioni il 5% di quello che ricevono dallo Stato: voglio portare questa percentuale al 7-8%, perché la prevenzione è un investimento, non è una spesa. Dobbiamo puntare su questo”. Nell’occasione il Ministero ha lanciato un video con le 10 note per la prevenzione in perfetto stile Sanremo, appunto.

La centralità della prevenzione ha ricevuto di recente un altro importante endorsement come si dice oggi. In un recentissimo e, data la fonte, autorevole comunicato della Accademia Nazionale dei Lincei sulla crisi dei sistemi sanitari universalistici (oggetto di una specifica iniziativa tenutasi qualche settimana fa a Roma presso la stessa Accademia) si afferma che la prevenzione riveste un’importanza fondamentale e che “si spende sempre di meno in interventi di prevenzione; gran parte degli indicatori sui fattori di rischio individuali (es. abitudine al fumo, alcol, attività fisica, obesità etc) ed ambientali (es. inquinamento atmosferico) mostrano una stabilità o addirittura un peggioramento negli ultimi decenni. Vi è urgenza di interventi legislativi e di un grande sforzo di comunicazione per l’educazione alla salute che può partire dalla scuola dell’obbligo. Lo sforzo in questa direzione potrebbe esser facilitato dalla creazione di una Scuola Superiore di Sanità per formare i dirigenti del SSN.”

E’ esattamente di un anno fa un’altra autorevole posizione a favore della prevenzione nel Ssn contenuta all’interno del cosiddetto “Documento degli scienziati” pubblicato su Scienza in rete. In questo documento si afferma tra l’altro che “La spesa per la prevenzione in Italia è da sempre al di sotto di quanto programmato, il che spiega in parte gli insufficienti tassi di adesione ai programmi di screening oncologico che si registrano in quasi tutta Italia. Ma ancora più evidente è il divario riguardante la prevenzione primaria; basta un dato: abbiamo una delle percentuali più alte in Europa di bambini sovrappeso o addirittura obesi, e questo è legato sia a un cambiamento – preoccupante – delle abitudini alimentari sia alla scarsa propensione degli italiani all’attività fisica. Molto va investito, in modo strategico, nella cultura della prevenzione (individuale e collettiva) e nella consapevolezza delle opportunità ma anche dei limiti della medicina moderna.”

Poi però della prevenzione si finisce spesso per non ricordarsene. E’ quello che è capitato a me ieri quando qui su Qs ho lanciato l’ennesimo allarme sul vero e proprio baratro in cui sta finendo la sanità pubblica delle Marche dimenticando però di elencare tra i servizi territoriali in crisi anche i Dipartimenti di Prevenzione (cosa che mi è stata giustamente rimproverata da un amico). Ma se ne è ricordato poco anche un autorevole, e anche questo recente, documento sui “Principi per una riforma del Ssn” firmato inizialmente, come si può leggere qui, da oltre 40 studiosi dei maggiori istituti di ricerca e Atenei italiani ed esperti del settore (me compreso). In questo documento della prevenzione si fa solo un breve cenno di passaggio, ma nel percorso che questo documento auspicabilmente farà ai 15 principi per una vera riforma del Ssn che già contiene ne andrà aggiunto un sedicesimo sulla prevenzione e promozione della salute.

Ma soprattutto a dimenticarsene sono proprio il Ministro Schillaci e il Governo di cui fa parte. In primo luogo il Ministro deve controllare meglio il dato sul finanziamento della prevenzione che a lui risulta del 5% (dato di riferimento teorico che tutti citano), ma che in realtà poche Regioni raggiungevano già prima della pandemia, quando il Ssn non era ancora entrato nella fase di crisi che viviamo oggi. Il Ministro Schillaci spesso parla da Professore Universitario dimenticando che sta a lui riorientare l’uso che delle risorse fanno le Regioni, gran parte delle quali governate (purtroppo, a mio parere) da coalizioni dello stesso schieramento che governa a livello nazionale e di cui lui è espressione. Non credo che sfugga al Ministro che se vuol far passare la prevenzione dal 5% del Fondo Sanitario Nazionale al 7/8 %, come ha anche di recente dichiarato, occorre che quel 2/3% lo metta a disposizione qualche altro macrolivello assistenziale. Escluderei il territorio, e quindi l’assistenza distrettuale, già in sofferenza. Rimane l’assistenza ospedaliera e qui, come si diceva una volta, “casca l’asino” o, più rispettosamente, “vengono i nodi al pettine”. Perché il Ministro Schillaci, come del resto il Governo di cui fa parte, non vuole mettere mano, riducendolo, al peso della assistenza ospedaliera, anche se come Ministro non solo può farlo, ma deve farlo. E meno che mai lo farà nell’anno delle elezioni regionali.

A proposito delle elezioni regionali, mi colpisce molto negativamente vedere il Ministro scegliere le Marche (che voteranno quest’anno) come sede del G/ Salute sulla One Health e sentirlo affermare ieri da remoto ad una iniziativa (Forum Internazionale sulla Qualità della Vita, In Life) che si tiene questi giorni ad Ascoli Piceno che “la Regione Marche ha fatto della salute e del benessere una propria priorità e lo dimostrano i risultati visto che nel 2024 l’azienda ospedaliera di Ancona è risultato per la terza volta il migliore ospedale pubblico d’Italia per le eccellenze nelle cure e per l’impegno del personale.” Rileggete questa affermazione di una certa comicità involontaria: la prevenzione che ha come testimonial una Azienda Ospedaliera. La realtà è che nelle Marche la prevenzione, al pari della assistenza distrettuale, è soffocata dalla rete ospedaliera ipertrofica, energivora e illegittima in base al DM 70, tanto che la Regione Marche nella prevenzione è debole persino nell’altrettanto debole sistema di monitoraggio dei LEA (undicesimo posto tra le Regioni nel 2023). Ma questa rete il Ministro e il suo Ministero non solo non la mettono in discussione, ma la sostengono approvandone anche gli illegittimi progetti edilizi.

Ma debbo dire che il centrodestra quando si occupa di salute non ha il senso del limite. Nella citata iniziativa di Ascoli verrà sottoscritta la Carta di Ascoli così descritta in un Comunicato stampa della Regione: “La Carta di Ascoli, un documento ispirato alle più recenti acquisizioni scientifiche e alla visione umanistica del benessere, si propone di diventare un punto di riferimento per le future politiche in materia di salute pubblica, alimentazione e sostenibilità. Tra i punti chiave: la prevenzione come fondamento della salute pubblica, One Health (integrazione della salute umana, animale e ambientale in un’unica strategia di benessere globale), educazione alla salute e alla sostenibilità fin dalla scuola, il ruolo delle emozioni, dell’arte e delle relazioni sociali nella salute; governance alimentare e sviluppo sostenibile (bilanciamento tra mercato e bene pubblico, lotta alla disinformazione alimentare, sostegno alle imprese che adottano modelli virtuosi), ambiente salubre.” L’idea che questa carta nasca per iniziativa di una Giunta che ogni settimana in una sorta di campagna elettorale infinità fa iniziative in polverosi cantieri ospedalieri inaugurati in vista delle elezioni a dispetto di norme e vincoli di sostenibilità mi fa tornare ancora una volta a Flaiano: la situazione è grave, ma non è seria. Almeno nelle Marche, aggiungo.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

28 Marzo 2025

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