Tecnici della prevenzione: eccellenza ignorata in un sistema che si arrende alla confusione

Tecnici della prevenzione: eccellenza ignorata in un sistema che si arrende alla confusione

Tecnici della prevenzione: eccellenza ignorata in un sistema che si arrende alla confusione

Gentile direttore,
ci associamo alle riflessioni espresse ieri dal Presidente della FNO TSRM e PSTRP, Diego Catania, sulla mancata valorizzazione delle professioni sanitarie.

Un tema che oggi, più che mai, incide sulla scarsa attrattività delle stesse professioni, e sull’inevitabile perdita di efficienza del SSN, con conseguenze drammatiche sulla salute collettiva.

Ci preme accendere i riflettori sul riconoscimento delle competenze, della formazione e della responsabilità che caratterizzano alcune professioni, spesso dimenticate o sottovalutate, come quella del Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Viviamo in un mondo in cui il lavoro, l’ambiente e la salute stanno attraversando crisi profonde, ma la politica continua a navigare a vista, dimostrandosi incapace di compiere scelte tempestive, coerenti e fondate su criteri scientifici. Recentemente abbiamo assistito al dibattito sul controllo della filiera alimentare, in cui abbiamo registrato l’ennesimo tentativo di diluire competenze consolidate, per affidarle a figure parzialmente affini per formazione al tema della valutazione del rischio, come agronomi e tecnologi alimentari.

Mentre assistiamo all’aumentano di morti, infortuni e malattie sul lavoro, anziché rafforzare i presidi che si occupano di prevenzione, si moltiplicano gli enti, e si frammentano le responsabilità, affidando la gestione della salute pubblica a figure prive di competenze specifiche.

Non è passato molto tempo, ad esempio, dal concorso per “Ispettori tecnici del lavoro”, aperto a profili con competenze ben lontane da quelle necessarie per riconoscere, valutare e gestire il rischio nei luoghi di lavoro. Ancora un’occasione sprecata per valorizzare una delle eccellenze del nostro sistema formativo: il percorso universitario per Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Un percorso accademico rigoroso, che affonda le sue radici nella più alta tradizione scientifica del nostro Paese. Da Bernardino Ramazzini, padre della medicina del lavoro, a Luigi Devoto, fondatore delle prime cliniche del lavoro, fino a Cesare Meloni, che avviò il primo corso di laurea dedicato alla diagnosi di salubrità degli ambienti di vita e di lavoro. Figure che hanno fatto scuola in tutto il mondo, e che oggi verrebbero probabilmente ignorate da una politica distratta e da un sistema che sembra premiare l’improvvisazione anziché la competenza.

Non è solo una questione che riguarda la categoria dei TdP , ma della stessa sopravvivenza del Servizio Sanitario Nazionale. Se non si investe ora in prevenzione e non si mettono a terra, e con urgenza, le intuizioni contenute nei Piani nazionali e regionali di prevenzione, sarà troppo tardi.

Non basterà eliminare il numero chiuso al corso di laurea della facoltà di medicina, o aumentare la quantità di professionisti dedicati alla cura. Abbiamo il dovere di ripensare alla tenuta del sistema, che è già compromesso. Occorrono, pertanto, visione e strategie ben definite, ma è necessario farlo ora!

Chiediamo alla politica di invertire la rotta e di potenziare gli investimenti sui servizi di prevenzione e incentivare le imprese e gli enti che adottano politiche aziendali incentrate sulla responsabilità sociale.

È ora di fermare le morti sul lavoro e di dire basta allo scempio ambientale. Si abbandonino soluzioni improvvisate e irragionevoli: è fondamentale riconoscere il valore esclusivo di chi ha fatto della tutela della salute il proprio mestiere, come i Tecnici della prevenzione, vere “sentinelle” della sicurezza nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ambienti di vita e nella filiera alimentare.

Tra pochi giorni sarà nuovamente bandito un concorso per Ispettori del Lavoro. Nonostante alcuni miglioramenti rispetto al passato, restano enormi perplessità sulla selezione dei candidati ammessi. Continuiamo a chiederci, ad esempio, quali competenze possa apportare un paesaggista nella valutazione del rischio in un cantiere edile, in un magazzino logistico o in un ospedale. Oppure, in che modo un ingegnere informatico esperto di virus (quelli digitali, non certo di agenti biologici) possa contribuire efficacemente a un sopralluogo igienico-sanitario o alla verifica di condizioni lavorative pericolose. Se davvero si vuole rafforzare il sistema dei controlli, occorre partire da chi è formato per farlo, non da chi si spera possa “adattarsi”. La prevenzione non è improvvisazione. È scienza, metodo e responsabilità.

Vincenzo Di Nucci
Presidente Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro

03 Aprile 2025

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