Trapianti e sport. Bene, ma lo sport non è un farmaco

Trapianti e sport. Bene, ma lo sport non è un farmaco

Trapianti e sport. Bene, ma lo sport non è un farmaco

Gentile Direttore,
l'articolo "Trapianti. Lo sport migliora salute e qualità di vita dei pazienti", a mio parere, può ingenerare nel lettore un facile fraintendimento che si concretizza con il binomio sport/ terapia.. Lo stesso studio del CNT “Trapianto… e adesso sport”, finisce per dare fiato all'idea di chi, evidentemente con interessi di parte, sta da tempo tentando di avvalorarla.
Infatti con martellante insistenza si vuole far passare, nella percezione della pubblica opinione, che lo sport sia "un farmaco".
Che la politica sia avvezza alle menzogne, specie in questo periodo in cui non pare avere fine il malaffare dei governanti, non stupisce.Ma alla comunità scientifica sta il dovere di dire la verità.

E la verità, in questo caso, è che lo sport e l'attività fisica sono un bisogno primario di ogni individuo e non certo un farmaco. In totale contrapposizione a quanto prevede il modello di salute dell'OMS (l'ICF), invece di stimolare l'autonomia delle persone, i supporters dei questa trovata vorrebbero medicalizzare anche questo aspetto della vita.

Non è difficile, infatti, immaginare quale potrebbe essere la risposta di chi fa sport e attività fisica, riguardo alla domanda :"lei pensa, nella partita di calcetto settimanale, di prendere un farmaco?"…I soggetti, anche quelli che hanno avuto problemi di salute, ma i cui esiti sono ormai stabilizzati, devono fare sport e attività fisica come ogni persona sana. Un soggetto trapiantato (ma stabile, nei suoi controlli periodici…) può essere considerato un malato a cui somministrare, "alla stregua di un farmaco", attività fisica?

Mi piacerebbe scoprire quali interessi si possano nascondere dietro la promozione “di questo nuovo farmaco”, che renderebbe ancora più medicalizzate quelle persone che, per loro e nostra fortuna, hanno ripreso una vita attiva.

Non ho certezze ma il sospetto che qualcuno possa lucrare, medicalizzando un'attività normale, è forte, anche perchè questo potrebbe fare il paio con chi spinge per sottrarre il necessario supporto sanitario a pazienti che invece hanno bisogno di riabilitazione e fisioterapia.

Siccome poi ognuno, in questa vita opera per migliorare la propria esistenza, concludo crogiolandomi nell'intima speranza che, se un giorno volessi fare attività fisica, non debba poi andare dal medico per farmela "prescrivere".
Daniele Sacca
 

15 Ottobre 2012

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