TSRM, l’autonomia smarrita

TSRM, l’autonomia smarrita

TSRM, l’autonomia smarrita

Gentile Direttore, l’intervento del collega Calogero Spada ha messo in fila con chiarezza alcuni dei nodi che la professione del tecnico di radiologia si trascina dietro ormai da anni. Primo fra tutti, la revisione del quadro normativo sulla radioprotezione dopo il D.Lgs. 187/00 e il D.Lgs. 101/20. 

Gentile Direttore,
l’intervento del collega Carlo Spada ha messo in fila con chiarezza alcuni dei nodi che la professione del tecnico di radiologia si trascina dietro ormai da anni. Primo fra tutti, la revisione del quadro normativo sulla radioprotezione dopo il D.Lgs. 187/00 e il D.Lgs. 101/20.

A seguire, questioni che ne sono la diretta conseguenza: la mancanza di protocolli standardizzati per ogni esame e quesito clinico e una reale definizione dei carichi di lavoro, a partire dai tempi necessari per eseguire correttamente le prestazioni.

Sabbie mobili — o forse ormai immobili — nelle quali rischiamo di restare definitivamente impantanati.

Il problema, però, è che né la Federazione nazionale Ordini TSRM PSTRP né la maggioranza dei colleghi sembrano avere la forza di fare ciò che sarebbe necessario. Se vogliamo cercare nella storia delle nostre istituzioni un esempio di rappresentanza capace di costruire qualcosa, dobbiamo tornare indietro a Natalino Bordigoni, storico Presidente della Federazione Nazionale dal 1969 al 1999.

Partendo dalle battaglie condotte nell’ANTIR, Bordigoni contribuì a costruire le fondamenta giuridiche della nostra professione. A quella stagione dobbiamo la legge istitutiva dei Collegi, la 1103/65, l’indennità di rischio radiologico, il congedo aggiuntivo e il primo profilo professionale.
Ma soprattutto dobbiamo la Legge 25/83.
Fu quella norma a segnare una vera svolta per la categoria, trasformando quella che fino ad allora era considerata un’arte ausiliaria in una professione sanitaria. La Legge 25/83 riconobbe al TSRM la possibilità di operare in piena autonomia, su prescrizione medica e non per delega.

Un risultato fu certamente pionieristico. Basti pensare che le altre professioni sanitarie dovettero attendere altri sedici anni, fino alla Legge 42 del 1999, per vedere cancellata la definizione di “professione ausiliaria” e ottenere analogo riconoscimento giuridico e professionale.

La Legge 25/83, peraltro, non è mai stata abrogata e continua a far parte dell’impianto normativo sul quale si innesta il profilo professionale del TSRM di cui al DM 746/94, pur dovendo coordinarsi con la normativa derivante dalle direttive europee.

Bordigoni aveva un’anima combattiva e concepiva la rappresentanza come una trincea, non come una poltrona o una passerella. Oggi, orfani di quella tempra e di quella visione, siamo rimasti in pochissimi a fare da pungolo contro un immobilismo che sembra ormai generalizzato.

Se un giorno qualche collega deciderà di scrivere una tesi sulla storia e sull’evoluzione — o forse sarebbe meglio dire involuzione — della nostra professione, scavando sotto la superficie di questo silenzio complice e di questa sorta di “apartheid” normativa, potrebbe trovare in queste pagine il racconto delle tante occasioni perse da una professione che avrebbe potuto contribuire molto di più a rendere efficiente la sanità italiana.

Francesco Sciacca
Tecnico sanitario di radiologia medica

Antonio Alemanno
Tecnico sanitario di radiologia medica

14 Luglio 2026

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