Un contratto “politico” che non fa per i medici

Un contratto “politico” che non fa per i medici

Un contratto “politico” che non fa per i medici

Gentile direttore,
i commenti intorno allo stato della trattiva sul contratto dei medici mi stimolano ad aggiungere ulteriori considerazioni, togliendo il velo di ipocrisia su quello che ormai appare l’epilogo di un contratto atteso da oltre 10 anni e che, con molta probabilità, si risolverà in modo precipitoso e superficiale senza fornire alcuna risposta concreta alle aspettative dei colleghi medici.

L’improvvisa accelerazione della trattativa avvenuta ieri in sede ARAN ha fatto emergere, con chiarezza, che gli interessi che sottendo al nuovo contratto sono coerenti con quanto da tempo CIMO denuncia come obiettivo nascosto: il ridimensionamento del ruolo dei medici e la raccolta di consenso in altre aree della sanità. È inutile nasconderlo: questo contratto ha assunto una forte valenza politica in analogia al contratto sottoscritto lo scorso anno dal Comparto sanità, perché si vuole che sia “il contratto dei non medici”, il contratto “dell’armonizzazione” economica e professionale, il contratto dei diritti sindacali “anestetizzati”, il contratto che promette carriere non realizzabili. E tutto sembra in linea con il Patto della Salute, la cui finalità è quella di svilire ulteriormente il ruolo del medico affidando ai burocrati la piena gestione della sanità.

Nel frattempo, tutti concordano – fitte tabelle e rilevazioni alla mano – che esiste una emergenza medici, che reparti, sale operatorie e ambulatori rischiano il collasso, che la fallita programmazione rende necessario ricorrere ai medici pensionati, o specializzandi, o militari, o liberi professionisti: eppure, nessuno si preoccupa dei medici che ogni giorno, proprio oggi, stanno vivendo oggi una situazione lavorativa di estremo disagio.

Mi sembra che le controparti della trattiva non siano mai poste il problema che il nuovo contratto porterà ad un’ulteriore fuga di medici dagli ospedali e a un abbassamento delle competenze, oltre che dei diritti. Qualcuno di loro ha presente l’attuale rischio che corrono i pazienti oggi con una normativa peggiorativa per il lavoro dei medici? Qualcuno è a conoscenza che la carenza di medici e le ambiguità contrattuali portano ad anarchie organizzative? Sanno che oggi ci sono medici dermatologi o reumatologi che fanno i turni di guardia per interi reparti e anche per pazienti neurochirurgici?

CIMO-FESMED da tempo ritiene che questo contratto di lavoro dei medici sia un vero “banco di prova” che deciderà il futuro della professione e di una importante fetta della sanità pubblica; pertanto sono condivisibili le affermazioni di chi si dichiara profondamente deluso dalle mosse di Governo e Regioni e che aveva proposto di “chiudere una convenzione snella con il recupero degli arretrati ma, anche in questo caso, le Regioni non hanno voluto”, cosa che da sempre CIMO-FESMED sostiene per la dirigenza pubblica.

Quindi la questione è puramente politica, e se possibile elettoralistica. Non sarà mai un contratto qualificante e motivante per i medici ma un contratto funzionale a nuovi scenari organizzativi dove il medico sarà sempre di più emarginato e il paziente solo un consumatore.

Guido Quici
Presidente Federazione CIMO-FESMED

27 Giugno 2019

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