Un operatore sanitario che fuma è la morte della prevenzione e dell’educazione sanitaria

Un operatore sanitario che fuma è la morte della prevenzione e dell’educazione sanitaria

Un operatore sanitario che fuma è la morte della prevenzione e dell’educazione sanitaria

Gentile Direttore,
fumare fa male, lo si è capito sin dai tempi di Re Giacomo I (“A Counterblaste to Tobacco” – 1604). Fa ammalare e fa morire, senza alcun beneficio esclusivo in cambio. Non ci sono più dubbi. Il tabacco fa solo bene a chi lo produce. La dipendenza da fumo e surrogati fa solo bene a chi ne fa commercio. 
 
È un vizio inutile e dannoso. L’invito a smettere da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è perentorio. La TFI (Tobacco Free Initiative) delinea con chiarezza le raccomandazioni da seguire:
· I governi e i parlamenti devono favorire il cambiamento sociale e ambientale tramite la legislazione sanitaria. 
· I sistemi sanitari devono incoraggiare e sostenere i tabagisti nello sforzo di smettere. 
· La comunità scientifica deve promuovere lo scambio e la diffusione della conoscenza sulla pericolosità del tabagismo. 
 
Come operatore sanitario, mi ritrovo  ad adempiere il secondo punto. Nel confronto col paziente che accusa evidenti danni da fumo, chiarisco subito la necessità di smettere.
 
Il mio invito a tali pazienti è “L’ultima sigaretta? C’è già stata. Ora che è qui e soffre, ne approfitti per smettere: ha tutto da guadagnare, lei e chi le sta attorno. Nessun medicinale le restituirà anni di vita bruciati. Smettere, sì.”
 
Ma questo mio accorato ragionamento cozza subito con una triste evidenza: molti, troppi operatori sanitari fumano. E i pazienti se ne accorgono appena escono a prendere una boccata d’aria (o di fumo). 
 
Se per un sanitario fumare è contraddittorio, farlo in servizio è diseducativo. 
Persino in oncologia e in pneumologia ho incontrato colleghi accaniti fumatori…e ho detto tutto!
 
Questa è la morte dell’educazione alla salute. È la morte della prevenzione. 
 
Un operatore sanitario che fuma perde di credibilità e fa perdere la fiducia al paziente, minando sul nascere l’alleanza terapeutica. Alleanza che si riduce a questo: “…mi fa accendere, dottore?”
 
Ivan Favarin
Infermiere

Ivan Favarin

02 Novembre 2017

© Riproduzione riservata

Escludere lo psicologo dall’équipe di base delle CdC è una scelta che il Ssn non può permettersi
Escludere lo psicologo dall’équipe di base delle CdC è una scelta che il Ssn non può permettersi

Gentile Direttore,nella sanità pubblica italiana siamo abituati a misurare i costi di ciò che facciamo. Abbiamo indicatori per i ricoveri, per le prestazioni specialistiche, per i farmaci. Siamo diventati meticolosi...

Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità
Il ruolo strategico del Responsabile organizzativo nelle Case della Comunità

Gentile Direttore, In Emilia-Romagna le Case della Comunità rappresentano uno dei cardini della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale, evoluzione delle precedenti Case della Salute. Si configurano come punti di...

Nutrizione clinica e LEA: una lacuna da colmare nel SSN
Nutrizione clinica e LEA: una lacuna da colmare nel SSN

Gentile Direttore, l’inserimento delle prestazioni di nutrizione clinica nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un tema ormai non più procrastinabile per il Servizio Sanitario Nazionale. Negli ultimi anni si...

Chi ha paura dell’AI?
Chi ha paura dell’AI?

Gentile direttore,per chi scrive di sanità, e in particolar modo di infermieristica, sta diventando sempre più rischioso usare con disinvoltura la sigla AI - comunemente associata al mondo dell’Intelligenza artificiale...