Urgenza ed emergenza, è tempo di riconoscerlo “lavoro usurante”

Urgenza ed emergenza, è tempo di riconoscerlo “lavoro usurante”

Urgenza ed emergenza, è tempo di riconoscerlo “lavoro usurante”

Gentile Direttore, riconoscere come “lavoro usurante” quello svolto dal personale sanitario dei servizi di urgenza ed emergenza, come indicato anche dalla FNOMCeO nel corso degli Stati Generali della Salute e Sicurezza sul Lavoro, organizzati a ottobre 2025 alla Camera dei Deputati...

Gentile Direttore,
riconoscere come “lavoro usurante” quello svolto dal personale sanitario dei servizi di urgenza ed emergenza, come indicato anche dalla FNOMCeO nel corso degli Stati Generali della Salute e Sicurezza sul Lavoro, organizzati a ottobre 2025 alla Camera dei Deputati dalla Commissione di Inchiesta Parlamentare sulle Condizioni del lavoro Pubblico e Privato, diventa uno specifico articolo nella recentissima proposta di legge: “Istituzione di servizi telematici integrativi per le prestazioni di pronto soccorso nonché disposizioni per la semplificazione delle procedure di accesso e di erogazione delle cure e incentivi in favore del personale sanitario operante presso i dipartimenti di emergenza e accettazione” presentata a Roma la settimana scorsa.

L’articolo 7 del documento, prima firmataria Marianna Ricciardi, capogruppo dei Cinque Stelle alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, infatti, recita: “Al fine di riconoscere la specificità e la gravosità delle attività svolte nell’ambito dei servizi di emergenza-urgenza ospedalieri e territoriali, nonché in attuazione dei princìpi di cui al decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374, l’attività lavorativa prestata dai dirigenti medici e dal personale sanitario e sociosanitario del comparto sanità dipendenti dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale assegnati ai predetti servizi, è riconosciuta quale lavoro usurante ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.”

A sostegno della proposta, viene evidenziato nella relazione illustrativa che la medicina di emergenza è oggi tra le aree meno attrattive del Servizio sanitario nazionale sia per i professionisti già in servizio sia per i giovani medici in formazione.

I fattori che alimentano questa criticità sono molteplici: carichi di lavoro elevatissimi, turnazioni gravose, pressione emotiva continua, esposizione al rischio clinico e medico legale, frequenti episodi di aggressione, percezione diffusa di scarso riconoscimento professionale ed economico.

A ciò si aggiunge il fenomeno dell’esaurimento psicofisico (burnout), che incide in maniera significativa sulla qualità della vita lavorativa e favorisce le dimissioni, i trasferimenti e l’abbandono del settore.

La carenza di personale non rappresenta solo un problema occupazionale, ma ha un impatto diretto sulla sicurezza delle cure, sui tempi di attesa, sulla qualità dell’assistenza e sulla sostenibilità complessiva del sistema di emergenza. In molti contesti territoriali, soprattutto nelle aree periferiche e nel Mezzogiorno, la difficoltà nel garantire una copertura adeguata ventiquattro ore su ventiquattro comporta un ulteriore sovraccarico per gli operatori in servizio e alimenta un circolo vizioso di inefficienza e demotivazione.

La Corte di Cassazione, in una sentenza del 2022 ha definito il lavoro usurante come quello che: 1) induce uno sfruttamento anormale, eccessivo, sproporzionato, doloroso delle energie residue; 2) provoca l’instaurarsi di uno stato patologico o l’aggravarsi di uno stato patologico preesistente; 3) determina un grave pregiudizio della residua efficienza fisica; 4) logora l’organismo, tutte situazioni queste riscontrabili nel comparto sanità.

Ancora. L’indagine OSH Pulse condotta dall’EU-OSHA nel 2022, e pubblicata a novembre 2024, l’ultima in ordine di tempo, mostra che il 27 % dei lavoratori in sanità è affetto da stress, ansia o depressione causati o peggiorati dal lavoro. Alcuni dei rischi psicosociali che si sono rivelati più dannosi per la salute dei lavoratori sono gli orari di lavoro asociali e l’intensità del lavoro.

“Il contesto sanitario ha subito significativi cambiamenti nel corso degli ultimi anni ed è teatro di forti tensioni, ha precisato Marianna Ricciardi, sia sotto il profilo dell’evoluzione sociodemografica della popolazione, sia considerando gli squilibri tra domanda (in crescita sotto il profilo quantitativo, ma anche di aspettative di salute) e offerta (con una pressione significativa sugli enti eroganti e sul relativo personale).

Queste trasformazioni necessiterebbero, per essere affrontate, di un ambiente lavorativo resiliente, nel quale l’attenzione verso il personale sanitario sia al centro delle politiche del lavoro, ma nulla risulta più complesso, in ragione della sempre più evidente crisi di personale, troppo spesso insufficiente per rispondere alle esigenze assistenziali e cliniche crescenti, nonché della pressione emotiva cui sono costretti. Tutti questi cambiamenti hanno aumentato quindi la pressione sui professionisti, esponendoli a carichi di lavoro elevati, stress emotivo e rischi di burnout, riducendone la qualità di vita percepita a livello professionale. E’ opportuno perciò una tutela ulteriore: riconoscere la loro attività come lavoro usurante”.

Anche la FEMS, Federazione Europea dei Medici Dipendenti, presieduta da Alessandra Spedicato, in un documento ufficiale di un anno fa ha sottolineato: “Per lavoro gravoso di un medico si intende l’attività professionale la cui organizzazione dell’orario di lavoro, in particolare turni e lavoro notturno, l’intensità e la frequenza del carico di lavoro e/o la responsabilità medica connessa alla professione, determinano, in modo continuo o ricorrente, un rischio significativo per la salute fisica e mentale del medico.”

Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientali della Università degli Studi di Salerno

17 Giugno 2026

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