Vaccinazioni: ricordare da dove siamo partiti per capire dove siamo arrivati

Vaccinazioni: ricordare da dove siamo partiti per capire dove siamo arrivati

Vaccinazioni: ricordare da dove siamo partiti per capire dove siamo arrivati

Gentile Direttore, c’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci con chiarezza: perché, quando si parla di prevenzione e di vaccinazioni, qualcuno arriva a immaginare che dietro vi sia sempre un interesse oscuro, un danno nascosto, persino la volontà di contaminare gli animali, le carni, gli alimenti?

Gentile Direttore,
c’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci con chiarezza: perché, quando si parla di prevenzione e di vaccinazioni, qualcuno arriva a immaginare che dietro vi sia sempre un interesse oscuro, un danno nascosto, persino la volontà di contaminare gli animali, le carni, gli alimenti?

La diffidenza non va liquidata con sufficienza. Può nascere da paura, sfiducia, esperienze personali, disinformazione o distanza dalle istituzioni. Ma occorre anche riconoscere che non sempre dipende dall’assenza di informazioni. In molti casi le informazioni ci sono state: sono state fornite, ripetute, documentate. Sono stati spiegati i motivi delle misure, le garanzie, i controlli, le responsabilità. Eppure una parte continua a negare l’evidenza.

Forse perché, quando la sfiducia diventa identità, nessuna spiegazione basta più. Il vaccino non viene valutato per ciò che è, ma diventa il simbolo di altro: del rifiuto dell’autorità, della paura del controllo, della convinzione che ogni decisione pubblica nasconda un interesse inconfessabile. In questo meccanismo anche i dati possono essere respinti, non perché manchino, ma perché contraddicono una convinzione già costruita.

E allora bisogna tornare alla domanda più semplice: quale sarebbe lo scopo? Perché le istituzioni sanitarie, i medici veterinari, gli allevatori corretti e le filiere produttive dovrebbero avere interesse a compromettere ciò che sono chiamati a proteggere? Perché un sistema pubblico dovrebbe voler danneggiare la salute animale, la sicurezza degli alimenti, la qualità delle produzioni, la fiducia dei consumatori e l’economia dei territori?

È una contraddizione evidente. La sanità pubblica veterinaria esiste per prevenire le malattie, contenere i rischi, garantire produzioni sicure, proteggere gli animali e le persone. Gli strumenti della prevenzione, comprese le vaccinazioni, non sono il problema: sono stati e restano una delle ragioni per cui oggi possiamo parlare di allevamenti più controllati, filiere più sicure, alimenti più garantiti e maggiore tutela della salute pubblica.

Forse abbiamo smesso di raccontare da dove siamo partiti. Molte conquiste oggi considerate scontate sono il risultato di decenni di lavoro sanitario, campagne vaccinali, controlli, sorveglianza, biosicurezza e presenza quotidiana dei medici veterinari sul territorio. Un Paese moderno non nasce per caso. Una produzione agroalimentare solida, riconosciuta e rispettata non si costruisce senza prevenzione, senza regole e senza fiducia nella competenza.

La prevenzione, però, ha un limite comunicativo intrinseco: quando funziona, spesso non si vede. Se una malattia non compare, se un focolaio viene evitato, se una filiera resta protetta, il risultato sembra invisibile. Proprio questa invisibilità può diventare terreno fertile per sospetti, narrazioni distorte e teorie prive di fondamento.

Per questo occorre continuare a spiegare, ma senza illudersi che tutto si risolva solo comunicando di più. Il dubbio merita ascolto; la falsità deliberata no. La paura va compresa; la manipolazione va contrastata. Non tutte le opinioni hanno lo stesso peso quando incidono sulla salute pubblica, sulla sicurezza alimentare e sulla protezione degli animali.

La scuola può avere un ruolo importante, perché consente di parlare a chi non ha ancora trasformato la paura in pregiudizio. Significa spiegare che la sicurezza alimentare non inizia al supermercato, ma molto prima: negli allevamenti, nei controlli ufficiali, nella sorveglianza sanitaria, nella prevenzione delle malattie animali, nella responsabilità degli operatori e nel lavoro dei professionisti.

Le vaccinazioni, nella sanità pubblica veterinaria, non sono un interesse contro qualcuno. Sono uno strumento a favore della collettività: a favore degli animali, degli allevatori, dei consumatori, delle produzioni e dei territori.

Forse è proprio da qui che bisogna ripartire: ricordare che gli stessi strumenti oggi messi in discussione sono quelli che hanno contribuito a portarci dove siamo. E chiedersi, con onestà, se davvero abbia senso temere ciò che per decenni ha protetto la salute, la sicurezza alimentare e la qualità del nostro sistema produttivo.

La prevenzione non distrugge valore: lo protegge, spesso prima ancora che ce ne accorgiamo.

Daniela Mulas

03 Luglio 2026

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