Vergallo (Aaroi-Emac): “Medici, infermieri e badanti: a ciascuno il suo”

Vergallo (Aaroi-Emac): “Medici, infermieri e badanti: a ciascuno il suo”

Vergallo (Aaroi-Emac): “Medici, infermieri e badanti: a ciascuno il suo”

Gentile Direttore,
il Nursind, per primo, aveva protestato, giustamente, e – occorre sottolineare – in modo molto ben documentato e analitico, attraverso la lettera di Andrea Bottega indirizzata a QS, contro la “storica” DGR Emilia Romagna n. 220 del 24 febbraio 2014, la quale, in una prima stesura poi almeno parzialmente “corretta” da una sua riedizione, era stata accusata di voler in qualche modo iniziare a “sostituire gli infermieri con le badanti”.
A ruota, sulla stessa linea, erano quindi intervenuti altri, come p. es. il Migep.
Più tardiva, e decisamente meno argomentata, era giunta una nota di Ipasvi.
 
Del resto, i buoni uffici relazionali della suddetta Federazione con le Istituzioni Regionali emiliane, nel frattempo forse un po’ scosse dalle annunciate dimissioni del Governatore Errani, permettevano, evidentemente, di agire in modo più incisivo sul rimaneggiamento deliberativo poi avvenuto.
Risolta così, più o meno brillantemente secondo i punti di vista, la questione emiliana, è singolare l’analisi giuridica di Luca Benci su una situazione toscana, in realtà più datata per quanto riguarda le relative Dgr, che con la questione suddetta presenterebbe, a quanto viene argomentato, punti di analogia.
 
Singolare perché vi si contesta “il modus operandi della Regione Toscana relativo alla costruzione di un atto deliberativo che di fatto rimanda a un puro corso di formazione l’attribuzione di compiti…”, nel mentre vi si sostiene “se la regione vuole fare proprie attività di regolamentazione lo deve fare con gli usuali strumenti normativi” purché, paradossalmente, “Stabilisca la regione le attività e demandi al centro di formazione il relativo soddisfacimento dei fabbisogni formativi”, salvo poi, subito dopo, e altrettanto paradossalmente, contestare “il merito delle attività attribuite e … la liceità in conformità alle normative di esercizio professionale delle professioni sanitarie”.
 
Più coerentemente, Benci sottolinea che si tratta di “attività sanitarie che richiedono conoscenze e abilità di carattere professionale, alcune delle quali vengono svolte da infermieri (non tutti), altre presuppongono conoscenze medico-specialistiche e vengono usualmente eseguite da medici-specialisti” e che “non possiamo però chiedere loro (familiari e badanti) di sostituirsi a chi per legge e per formazione garantisce il diritto costituzionale alla salute”.
Bene. Dando per scontato – si spera – che tra tali garanti vi siano anche i medici, è illuminante un commento di un infermiere preso dal web: "Di tutta questa storia penso che una Regione non debba e non possa modificare le leggi italiane (anche in materia di Sanità). Qui non si sta parlando di tickets o code al cup…. ma di professione", almeno quanto la pronta replica di un propugnatore storico delle competenze infermieristiche avanzate: “Con questo principio la Toscana non avrebbe fatto nè il see and treat nè l'ambulanza India!”
 
In linea di principio, alla difesa delle proprie legittime competenze professionali dovrebbe corrispondere il rispetto di quelle di altre categorie. Sulla base di questo principio, l’Aaroi-Emac manifesta agli infermieri la sua piena solidarietà, pur ricordando che proprio il rispetto di questo principio si voleva far valere quando il dibattito era sulle competenze infermieristiche.
 
Cordiali saluti.
 
 
Alessandro Vergallo
Presidente Nazionale AAROI-EMAC

04 Agosto 2014

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