Bergamo, flop per il concorso dei medici di base. Su 511 posti si presentano in 13

Bergamo, flop per il concorso dei medici di base. Su 511 posti si presentano in 13

Bergamo, flop per il concorso dei medici di base. Su 511 posti si presentano in 13

Marinoni, presidente dell'Ordine dei Medici di Bergamo insiste: "Con riforma medicina generale sarebbe anche peggio". Alla base della poca adesione sarebbero la scarsa attrattività economica, il rapporto medico-paziente mal calcolato e la soverchiante burocrazia.

Il bando regionale indetto per coprire 511 ambiti carenti di medici di base in provincia di Bergamo ha registrato un fallimento clamoroso: solo 13 candidature sono pervenute, un numero irrisorio rispetto alle esigenze reali.

Il fabbisogno, stimato in un medico ogni 1.200 assistiti, è lungi dall’essere soddisfatto, e la situazione risulta ancora più critica se si considera che, su 427 posti scoperti, solo sei sono stati coperti da pediatri. La Bergamo Ovest si conferma l’area più colpita, con appena otto risposte, nonostante sia il territorio più vasto e con la maggiore carenza di medici.

Le cause di questo insuccesso sono profonde. In primo luogo, i criteri del bando si basano su un rapporto medico-paziente che non tiene conto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche, che richiedono un impegno maggiore da parte dei camici bianchi.

Inoltre, la scarsa attrattività economica della professione gioca un ruolo fondamentale. I medici di base denunciano una retribuzione inadeguata – circa novanta euro al giorno per venti-venticinque pazienti – che non copre nemmeno le spese di gestione dell’ambulatorio. A questo si aggiunge una burocrazia asfissiante e la mancanza di incentivi, come la possibilità di assumere medici dipendenti, che rendono la professione poco allettante, soprattutto per i giovani.

Un altro elemento critico è la formazione lungamente dispendiosa che spinge a intraprendere altre strade, come il lavoro in ospedale o in specializzazioni più remunerative e meno gravose dal punto di vista organizzativo.

Per Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, “se dovesse passare la riforma Schillaci, forse rischieremmo di non avere nemmeno altri 13 medici che accetteranno in futuro. Si vuole istituire una forma di dipendenza (attualmente i medici di base sono dei liberi professionisti che lavorano in convenzione col Servizio sanitario, ndr) per mettere i medici di medicina generale nelle Case di comunità, diminuendo la possibilità di scelta sul territorio: così si lascerebbe morire il meccanismo della convenzione sul quale si reggono gli ambulatori. Sarebbe un favore ai grandi gruppi del privato, pronti ad attivare dei servizi sostitutivi.”

27 Maggio 2026

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