Fermare la proroga di una delibera che, secondo i suoi critici, rischia di consegnare pezzo dopo pezzo il sistema sanitario pubblico lombardo alle logiche assicurative private. È questo il messaggio lanciato dall’XI Congresso di Medicina Democratica, conclusosi domenica scorsa a Milano dopo tre giorni di lavori, che ha rivolto al Coordinamento La Lombardia SiCura — di cui fa parte — la proposta di richiedere un incontro urgente con l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.
Al centro della contestazione c’è la delibera regionale numero 4896 del 15 settembre 2025, che autorizza convenzioni privatistiche in sanità tra le Aziende Socio Sanitarie Territoriali, le ASST, gli IRCCS e i fondi sanitari integrativi, le mutue e le compagnie assicurative. La delibera prevede una verifica a sei mesi dalla sua approvazione, con possibile proroga. Ed è proprio quella proroga che Medicina Democratica vuole scongiurare.
“La proroga di questa delibera sarebbe una grave iattura per le possibilità di accesso ai servizi sanitari essenziali per i cittadini lombardi”, ha dichiarato Marco Caldiroli, rieletto all’unanimità alla presidenza dell’associazione al termine dei lavori congressuali. Il meccanismo previsto dalla delibera, spiega Caldiroli, è semplice nella sua struttura e dirompente nelle sue conseguenze: la Regione ha chiesto a tutte le ASST di firmare contratti con assicurazioni, mutue e fondi finanziari per garantire ai loro clienti un accesso prioritario a visite, esami diagnostici e ricoveri nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Una dinamica che Vittorio Agnoletto, che al congresso ha portato il contributo delle battaglie condotte da La Lombardia SiCura, definisce senza mezzi termini come l’istituzione di una “superintramoenia”. Il riferimento è all’attività libero-professionale intramoenia, quella che i medici dipendenti del Ssn possono svolgere a pagamento all’interno delle strutture pubbliche. Ebbene, secondo Agnoletto, la delibera spinge ulteriormente i medici ad aumentare le ore dedicate all’attività privata dentro gli ospedali pubblici — una richiesta che definisce “non solo inaccettabile in via di principio, ma irrealizzabile anche concretamente e legalmente”. A sostegno di questa affermazione cita i rilievi già documentati dai Nas e dall’Agenas, secondo cui in molte strutture del Ssn la quantità di attività privata svolta in intramoenia ha già superato i limiti consentiti dalla legge.
Le conseguenze pratiche per i cittadini privi di copertura assicurativa sarebbero devastanti, secondo i promotori del congresso: tempi di attesa destinati ad allungarsi ulteriormente fino a diventare, nelle parole di Agnoletto, “letteralmente impossibili”, con una di fatto negazione del diritto alle cure garantito dall’articolo 32 della Costituzione e dalla legge 833 del 1978 che ha istituito il Ssn.
Ma c’è un secondo livello di preoccupazione, più strutturale e di lungo periodo. “Le assicurazioni private, attraverso i contratti con le strutture pubbliche, cercheranno di incidere sulle scelte di sviluppo e di investimento di questi ospedali”, avverte Agnoletto, “dei quali, negli anni, diventeranno importanti partner economici in grado di condizionarne le scelte”. In altri termini: il rischio non è solo quello di creare corsie preferenziali per chi può permettersi una polizza, ma di alterare progressivamente le priorità strategiche degli ospedali pubblici in funzione degli interessi dei nuovi partner privati.
Nell’incontro richiesto con l’assessore Bertolaso, Medicina Democratica intende portare anche altre istanze emerse dalla grande manifestazione unitaria dell’11 aprile, tra cui l’adeguamento delle rette per i ricoveri in RSA a carico della Regione — attualmente ferma al 43% in Lombardia contro una soglia ritenuta adeguata di almeno il 50% — e la copertura integrale a carico del servizio sanitario regionale delle rette per i malati gravi di Alzheimer, una misura che al momento non trova applicazione.