Fino a pochi anni fa, per molti pazienti con gravi malattie delle valvole cardiache l’intervento a cuore aperto rappresentava la principale possibilità terapeutica. Oggi, grazie allo sviluppo della cardiologia interventistica strutturale, una parte sempre più ampia di queste patologie può essere affrontata con tecniche mini-invasive, che consentono di ridurre il trauma chirurgico e favorire un recupero più rapido.
A celebrare i progressi è il Policlinico di Milano, che negli anni ha consolidato un’attività significativa in questo ambito. “La valvola malata viene rimpiazzata attraverso un catetere introdotto generalmente dall’arteria femorale, senza aprire il torace e, nella maggior parte dei casi, senza ricorrere all’anestesia generale profonda”, spiega in una nota Paolo Pagnotta, coordinatore del progetto di innovazione tecnologica della Cardiologia interventistica del Dipartimento Cardio- Toraco-Vascolare diretto da Stefano Carugo.
Tra le procedure che hanno rivoluzionato la cura delle malattie valvolari la TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation) è utilizzata soprattutto per trattare la stenosi della valvola aortica, una patologia frequente nelle persone anziane. Per il paziente questo significa un intervento meno invasivo, un ricovero più breve e un ritorno più rapido alla vita quotidiana. L’evoluzione delle protesi biologiche e delle tecnologie disponibili consente oggi di trattare casi sempre più complessi.
“La cardiologia interventistica strutturale, inoltre, rappresenta uno degli ambiti con maggiori e più importanti innovazioni di tutto il panorama della medicina cardiovascolare. Oggi possiamo ottenere risultati sempre più vicini a quelli della chirurgia tradizionale, ma con un impatto decisamente minore sul paziente”, aggiunge Pagnotta.
Accanto alla TAVI cresce anche il trattamento mini-invasivo dell’insufficienza della valvola mitrale e della tricuspide, mediante dispositivi chiamati “Clip” o “Pascal” che permettono di ripristinare il corretto funzionamento delle valvole senza ricorrere alla cardiochirurgia.
Nel primo semestre del 2026 il Policlinico di Milano ha superato le 30 procedure, ampliando le possibilità di cura per pazienti che fino a pochi anni fa avevano opzioni terapeutiche molto più limitate e ponendosi come casistica tra i centri di riferimento.
“Questo importante traguardo di procedure di TAVI e di Clip, eseguite al Policlinico, rappresenta molto più di un risultato numerico: testimonia la crescita costante della nostra attività cardiovascolare e conferma la volontà di investire in tecnologie avanzate e in percorsi di cura sempre più efficaci e meno invasivi per i pazienti. La nostra sfida non è aumentare semplicemente il numero delle procedure, ma offrire a ogni paziente la migliore soluzione di cura per le patologie delle valvole cardiache. Ma anche una soluzione meno invasiva e più efficace possibile, per i pazienti non candidabili all’intervento cardio-chirurgico standard”, sottolinea il Direttore generale del Policlinico di Milano, Matteo Stocco.
Negli ultimi anni, spiega la nota, il Policlinico ha registrato un incremento significativo del numero di procedure grazie alla collaborazione tra cardiologi interventisti, cardiochirurghi, anestesisti, infermieri e tecnici altamente specializzati. “È questo lavoro di squadra, insieme all’innovazione tecnologica e alla ricerca, che permette di offrire cure sempre più avanzate. La crescita dell’attività ha inoltre ridotto i tempi di attesa e attirato un numero crescente di pazienti inviati da altri ospedali lombardi ed extraregionali”.
L’apertura del nuovo Policlinico consentirà un ulteriore salto di qualità grazie a nuove sale di emodinamica, sistemi di imaging di ultima generazione e strumenti sempre più evoluti, supportati anche dall’intelligenza artificiale per la pianificazione degli interventi.