Ospedali tedeschi verso la riforma. Ma molti temono che tante strutture chiuderanno e da due giorni è sciopero nazionale anche per la grave carenza di personale

Ospedali tedeschi verso la riforma. Ma molti temono che tante strutture chiuderanno e da due giorni è sciopero nazionale anche per la grave carenza di personale

Ospedali tedeschi verso la riforma. Ma molti temono che tante strutture chiuderanno e da due giorni è sciopero nazionale anche per la grave carenza di personale
Lo ha indetto il più grande sindacato dei servizi sanitari e coinvolge tutta la Germania. La riforma, fortemente difesa dal ministro della Salute federale prevede l’organizzazione della rete ospedaliera su tre livelli: alta specializzazione con poche cliniche universitarie e ospedali di alta specializzazione; un livello medio di assistenza, “spina dorsale” della rete ospedaliera riformata e poi un terzo livello con “piccoli” ospedali che forniranno cure di base, un po’ una via di mezzo tra le nostre Case e Ospedali di comunità

La sanità tedesca è in subbuglio. Il sindacato Ver.Di, il più importante sindacato tedesco dei servizi, ha indetto un nuovo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto collettivo della sanità iniziato ieri e che prosegue oggi con la conseguente paralisi di molti servizi sanitari in tutta la Germania.

Tra i temi caldi al centro della protesta anche la mole di straordinari cui sono sottoposti gli operatori per sopperire alla carenza di personale. “Prima delle elezioni, tutti i partiti hanno promesso di fare qualcosa per la sanità”, ha ricordato Sylvia Bühler, membro del consiglio federale responsabile del sindacato. “I dipendenti – sottolinea -si aspettano che l’accordo di coalizione includa norme legali sul personale. Queste devono garantire una buona assistenza in tutte le aree e non possono essere limitate alle cosiddette aree sensibili all’assistenza. L’assistenza è sempre sensibile”.

Secondo un’indagine del sindacato mancano 162.000 posti di lavoro negli ospedali a livello nazionale, 70.000 solo per il personale infermieristico.

E mentre lo sciopero in corso prosegue l’iter della discussa riforma ospedaliera messa a punto dal Governo federale che è stata ben delineata dal ministro della sanità Prof. Karl Lauterbach in una recente intervista al quotidiano economico Handelsblatt: “La riforma, al contrario di quanto si dice – ha spiegato il ministro – non riguarda le chiusure di ospedali. Non serve una riforma per questo, l’ondata di chiusure è comunque già iniziata… Senza riforme, molti ospedali sarebbero presto sull’orlo del collasso. Con la riforma, invece, hanno una possibilità. Molte cliniche hanno perseverato solo negli ultimi anni grazie agli aiuti straordinari per la Pandemia. Tuttavia, questi aiuti sono ora finiti. Inoltre, gli ospedali spesso mancano di personale e talvolta anche di pazienti. Senza questa riforma le chiusure andrebbero avanti lo stesso ma senza alcuna programmazione”.

Una volta applicata la nuova riforma dovrebbe ridisegnare l’organizzazione federale della rete ospedaliera su tre livelli: alta specializzazione con poche cliniche universitarie e ospedali di alta specializzazione; un livello medio di assistenza, che il ministro Lauterbach chiama “Livello 2” e che, sono le sue parole, “sarà la spina dorsale” della rete ospedaliera riformata e poi un terzo livello con “piccoli” ospedali che forniranno cure di base, un po’ una via di mezzo tra le nostre Case e Ospedali di comunità.

Una visione che ha messo in allarme la Società Ospedaliera Tedesca (Deutsche Krankenhausgesellschaft) che raggruppa i principali operatori ospedalieri tedeschi che ritiene improbabile che più di una clinica su due riesca a riprogrammare le proprie modalità di assistenza e conseguentemente teme un taglio netto delle strutture che non riusciranno a rientrare nelle nuove linee programmatiche della riforma.

Una preoccupazione che attraverso non solo i manager ospedalieri ma anche gli operatori che, è sempre il sindacato Ver.Di a parlare, sottolineano che la riforma dovrà comunque “garantre a tutti e in tutto il Paese un’adeguata assistenza ospedaliera senza lasciare vuoti assistenzaili sul territorio”.

A questi timori il ministro risponde sostenendo che con la sua riforma gli ospedali più piccoli non saranno più costretti a eseguire procedure complesse e non alla loro portata per poter rimanere a galla finanziariamente. Ma, riconvertendo le loro attività verso serviiz di base potranno continuare ad esistere ed essere utili e che alla fine a vincere sarà la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

“Nella sola Berlino – ha spiegato Lauterbach – ci sono più di 20 ospedali che operano su pazienti affetti da cancro al pancreas, ma solo sette di questi sono ospedali oncologici certificati. Non ha senso e anche se comprendo la paura della chiusura degli ospedali, non dobbiamo nasconderci che se non interveniamo, non consentiremo a tutti di avere cure di qualità”.

“Non voglio sembrare cinico – ha detto ancora il ministro – ma se chiedo a un pensionato di scegliere tra una probabilità del 50% o dell’80% di sopravvivere all’operazione, posso immaginare come deciderebbe”.

“D’altra parte – ha spiegato ancora – la riforma salverà probabilmente l’ospedale “dietro l’angolo” dove quel pensionato si rivolge abitualmente. Perché queste piccole realtà sono già oggi a rischio chiusura, a seguito di un esodo crescente verso strutture più specializzate che già è in corso indipendentemente dalla mia riforma”.

Cesare Fassari

C.F.

15 Marzo 2023

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