Vaccino Covid. Consiglio di Stato ancora su obbligo operatori sanitari: “Tenuti a curare i malati, non a creare pericolo di contagio”

Vaccino Covid. Consiglio di Stato ancora su obbligo operatori sanitari: “Tenuti a curare i malati, non a creare pericolo di contagio”

Vaccino Covid. Consiglio di Stato ancora su obbligo operatori sanitari: “Tenuti a curare i malati, non a creare pericolo di contagio”
"In sede di comparazione tra l’interesse del personale sanitario a non vaccinarsi - malgrado l’imponente quantità di studi scientifici che indicano la netta prevalenza del beneficio vaccinale anti Covid per il singolo e per la riduzione progressiva della pandemia ancora gravemente in atto - e la esigenza essenziale di protezione della salute collettiva, occorre dare prevalenza a quest’ultima". Così il Consiglio di Stato respingendo ancora una volta un ricorso di un sanitario contro l'obbligo vaccinale. IL DECRETO

Il personale sanitario "per legge e ancor prima per il giuramento di Ippocrate è tenuto in ogni modo ad adoperarsi per curare i malati, e giammai per creare o aggravare il pericolo di contagio del paziente con cui nell'esercizio della attività professionale entri in diretto contatto".
 
Questo uno dei passaggi del decreto con il quale il Consiglio di Stato ha respinto ancora una volta un ricorso, questa volta presentato da un medico abruzzese, contro la sospensione per il suo rifiuto di vaccinarsi, rifiuto motivato "sulla base di dubbi scientifici certo non dimostrati". 
 
In linea generale il Consiglio di Stato rileva nuovamente "la prevalenza del diritto fondamentale alla salute della collettività rispetto a dubbi individuali o di gruppi di cittadini sulla base di ragioni mai scientificamente provate".
 
Nel decreto si spiega poi come "soltanto la massiva vaccinazione anche ed anzitutto di coloro che entrano per servizio ordinariamente in contatto con altri cittadini, specie in situazione di vulnerabilità, rappresenta una delle misure indispensabili per ridurre, anche nei giorni correnti, la nuovamente emergente moltiplicazione dei contagi, dei ricoveri, delle vittime e di potenzialmente assai pericolose nuove varianti; quanto ora sottolineato, anche sotto il profilo del danno irreparabile, indica che, semmai, esso sarebbe incomparabilmente più grave per la collettività dei pazienti e per la salute generale, rispetto a quello lamentato dall’operatore sanitario sulla base di dubbi scientifici certo non dimostrati a fronte delle amplissimamente superiori prove, con l’erogazione di decine di milioni di vaccini solo nel nostro Paese, degli effetti positivi delle vaccinazioni sul contrasto alla pandemia e alla sue devastanti conseguenze umane, sociali e di deprivazione della solidarietà quale principio cardine della nostra Costituzione".

02 Dicembre 2021

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