toggle menu
QS Edizioni - lunedì 22 luglio 2024

Lettere al Direttore

Ridurre il consumismo sanitario

di Antonio Saitta
12 gennaio -

Gentile direttore,
per il Ministro della salute almeno un terzo degli esami di diagnostica per immagini sono inutili La ricerca di soluzioni per ridurre le lunghe liste di attesa ha fatto riemergere, oltre all’ineludibile necessità di aumentare il personale sanitario, il tema dell’appropriatezza prescrittiva. Il Ministro della Salute, che è un radiologo, ritiene che almeno un terzo degli esami di diagnostica per immagini sia inutile, fuori cioè dagli indici di appropriatezza. Sono ben 8 milioni le prestazioni sanitarie (risonanze, tac, radiografie, ecografie e altro) che annualmente si potrebbero evitare sulla base di evidenze scientifiche.

L’inappropriatezza riguarda visite specialistiche, test diagnostici, farmaci e ricoveri ospedalieri. Le cause di tale fenomeno sono diverse: la cultura dei prescrittori, le aspettative dei pazienti spesso condizionate dal dottor “google”, la pressione dei produttori del settore sanitario e la medicina difensiva che induce i medici ad eccedere nelle prescrizioni per il timore di essere denunciati dai pazienti per negligenza. E’ stato stimato che il valore dell’inappropriatezza oscilla da 6 a 9 miliardi l’anno, che equivalgono al 4,6/7% della spesa sanitaria (nel 2021 è stata 127 miliardi e 834 milioni). L’ultimo tentativo per affrontare il tema fu compiuto dalla ministra Beatrice Lorenzin nel 2015, naufragato sul nascere per la levata di scudi dei medici.

Si vedrà adesso se il Ministro Schillaci avrà più fortuna nel porre un freno al consumismo sanitario. Problema sicuramente complesso perché la medicina è diventata un grande mercato di prestazioni e di prodotti e, come in tutti mercati, l’obiettivo è quello di raggiungere la maggiore espansione possibile con il rischio che siano utilizzate le naturali paure delle persone e che sia modificata la percezione dei nostri mali quotidiani.

A questo proposito Marco Bobbio nel suo libro “Il malato immaginario” racconta che il professor Clinton K. Meador, docente universitario, una sera, a cena a casa di amici, scopre con grande sorpresa che nessuno è davvero sano: “alcuni hanno il colesterolo alto, a uno è stata diagnosticata un’anemia lieve, a una signora hanno consegnato uno striscio vaginale definito “dubbio”, a due amici è stato comunicato che la prova di sforzo “non è normale” e alcuni soffrono di problemi di disagio personale o sociale. Tutti prendono quotidianamente qualche medicina”. Il professor Meador riflette sul fatto che ormai le persone “sane” stanno scomparendo e scrive un articolo sul New England Journal of Medicine provando a immaginare come vivrà l’ultimo uomo sano: ”Sarà completamente occupato a eseguire esami del sangue, delle urine e delle feci, visite mediche generiche e specialistiche, esplorazioni periodiche di ogni orifizio, esami accurati della pelle, e si sottoporrà ad attività fisica calibrata e a una dieta rigorosa (che dovrà continuamente variare, aggiornandosi ai risultati delle ultime ricerche) ”. Si chiede Bobbio: ” Stiamo così bene, siamo così ben curati che ci sentiamo tutti ammalati? Si ha l’impressione che la salute si possa conquistare solo con un perenne stato di malattia”.

La tentazione di medicalizzare le non malattie non è recente. Nel 1923 fu rappresentata una divertente commedia scritta da Jules Romain dal titolo “Knock, o il trionfo della medicina” che anticipa gli sviluppi della medicalizzazione. Gli abitanti di Saint-Maurice, un piccolo e pacifico villaggio della provincia francese, non avevano mai avuto grandi problemi di salute e il medico del posto non era mai stato subissato di lavoro. Quando il dottor Parpalaid decide di ritirarsi, il suo posto viene preso da un medico, di nome Knock, che riesce a convincere tutti quelli che incontra di essere malati. Così facendo, trasformerà il villaggio in un grande ospedale, popolato di malati immaginari e l’economia locale (il farmacista, l’albergo del paese, etc.) ne avrà un grande beneficio. “Coloro che si credono sani sono malati che non sanno di esserlo”, “nelle vene di ogni uomo c’è il germe della malattia”: questi sono i principi sui quali si fonda il metodo del dottor Knock. In questa godibilissima commedia si possono leggere in nuce i meccanismi psicologici utilizzati per sviluppare i potenziali interessi privati dei professionisti della salute. Per ogni paziente il dottor Knock gioca sui sintomi più lievi per prognosticare una malattia grave e impone diete, trattamenti e controlli. E quando il vecchio medico Parpalaid ritorna a Sant-Maurice stupito per i tanti malati, Knock risponde: “Be’, se la gente è stanca di star bene e vuole offrirsi il lusso di star male, perché dovrebbe negarsi questa esperienza? Va tutto a foderare le tasche del medico".

Riflessioni acute quelle di Bobbio, Meador e Romain che sollecitano la politica a intervenire per ridurre il consumismo sanitario a salvaguardia della salute, con l’effetto collaterale non trascurabile di recuperare negli anni risorse da riutilizzare nella sanità. Pertanto accanto all’urgente e prioritaria necessità di garantire la sostenibilità del SSN con un adeguato aumento pluriennale del fondo sanitario per evitare un ulteriore scivolamento delle cure verso la sanità privata (attraverso le assicurazioni) è necessario che il Ministro assuma delle decisioni per contrastare almeno ciò che lui stesso ha denunciato.

Antonio Saitta

12 gennaio 2024
© QS Edizioni - Riproduzione riservata