Gli ospedali di comunità non vanno accatastati come pertinenze degli ospedali per acuti

Gli ospedali di comunità non vanno accatastati come pertinenze degli ospedali per acuti

Gli ospedali di comunità non vanno accatastati come pertinenze degli ospedali per acuti

Gentile Direttore, per le regole del catasto le pertinenze sono “beni accessori all’immobile principale, che servono e abbelliscono in modo durevole, come garage o cantine”. Bene, ci sono validi motivi per avere il sospetto che si vogliano trasformare gli ospedali di comunità in pertinenze degli ospedali per acuti e dei Pronto Soccorso

Gentile Direttore, per le regole del catasto le pertinenze sono “beni accessori all’immobile principale, che servono e abbelliscono in modo durevole, come garage o cantine.” Bene, ci sono validi motivi per avere il sospetto che si vogliano trasformare gli ospedali di comunità, tipiche strutture territoriali in base al DM 77 che parla di “struttura sanitaria di ricovero che afferisce alla rete di offerta dell’Assistenza Territoriale”, in pertinenze degli ospedali per acuti e dei Pronto Soccorso. Di questo sospetto ho già parlato in un recente intervento qui su Qs, ispirato dalle parole dell’Assessore alla Salute della Regione Marche, che parla di “Ospedali di comunità come antidoto al caos nei Pronto soccorso”. Sospetto aumentato nel caso delle Marche dal fatto che gli uffici della Regione stanno lavorando per garantire una corsia preferenziale di accesso ai Pronto Soccorso.

Il rischio di una trasformazione sistematica in alcune realtà regionali meno mature degli ospedali di comunità in annessi degli ospedali per acuti mi sembra meriti un ulteriore approfondimento. Già nel mio precedente intervento citavo l’inclusione nel testo del ddl delega di una frase che forse in questa chiave catastale diventa più chiara visto che parla con esplicito riferimento agli ospedali di comunità della definizione degli standard minimi per le attività di ricovero, articolati per area di attività e per ambito territoriale di riferimento, definizione finalizzata a “implementare l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera”. Pare chiaro che l’idea sottostante a questa frase sia che a governare la programmazione e  gestione degli ospedali di comunità debba essere l’analisi della offerta ospedaliera e non quella dei bisogni del territorio.

Questo forte sbilanciamento nella interpretazione del ruolo degli ospedali di comunità (OdC) come annessi degli ospedali per acuti si trascina dietro alcuni possibili effetti come il possibile accesso in OdC diretto da Pronto Soccorso (PS) non “su proposta” del medico di PS, ma “su disposizione” del medico di PS, magari attraverso un algoritmo che renda giustificato di per sé l’invio all’ospedale di comunità. In sostanza rischia di essere fortemente ridimensionato il ruolo delle Centrali Operative Territoriali, delle Unità valutative e più in generale dei distretti. Il che a sua volta vuol dire far saltare tutto l’impianto concettuale del DM 77 che è finalizzato alla crescita dei servizi territoriali per evitare il ricorso improprio all’ospedale e a offrire il setting di cura più adatto a ciascuna tipologia di bisogno. Trattare gli OdC come contenitori per raccogliere lo “sfioro” degli ospedali per acuti è un pessimo segnale.

Lo stesso ddl delega offre una via d’uscita a questa deriva ospedalocentrica che pure lo caratterizza e anche una via d’uscita alla pressione impropria esercitata sugli ospedali. E’ la parte relativa al territorio in cui si parla di revisione del modello organizzativo per l’assistenza territoriale finalizzato a: a)  garantire un adeguato livello di qualità dell’assistenza a carattere sanitario per le persone non autosufficienti; b) un miglioramento dell’assistenza rivolta alle persone in condizioni croniche complesse e avanzate; c)  un miglioramento dell’assistenza  rivolta alle persone che sviluppano traiettorie di malattia a evoluzione sfavorevole; d) una maggiore integrazione dei servizi socio-sanitari ed e) un potenziamento dei servizi relativi alle aree della salute mentale per adulti, della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, delle dipendenze patologiche e della salute in carcere.

Purtroppo, mentre sulla parte ospedaliera il ddl delega pare avere le idee persino troppo chiare (e a mio parere sbagliate come ad esempio l’annessione degli ospedali di comunità alla rete ospedaliera per acuti), sulla parte territoriale fa il compitino e si limita a elencare ciò che andrebbe fatto. Ma il Ssn ha bisogno di meno ospedale e più territorio, entrambi meglio funzionanti, il che richiede scelte coraggiose, chiare e rapide. Il ddl purtroppo non va in questa direzione.

Claudio Maria Maffei

20 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...