Cure domiciliari. Piemonte ai vertici nazionali per l’assistenza agli over 65

Cure domiciliari. Piemonte ai vertici nazionali per l’assistenza agli over 65

Cure domiciliari. Piemonte ai vertici nazionali per l’assistenza agli over 65

Piemonte tra le prime regioni per cure domiciliari agli over 65, superando il target Pnrr grazie a un modello organizzativo uniforme, al monitoraggio diffuso e alla collaborazione con i medici di famiglia.

Il Piemonte si conferma ai vertici nazionali nelle cure domiciliari per gli over 65. Un risultato che nasce dal rafforzamento dell’assistenza territoriale, uno degli asset strategici del Pnrr, e da un lavoro di coordinamento che negli ultimi due anni ha coinvolto Azienda Zero, le ASL e i Distretti della Regione. Nel 2022 la copertura dell’assistenza domiciliare agli anziani era ancora sotto la media nazionale; oggi la Regione ha superato il target previsto dal PNRR, collocandosi sul podio nazionale sia nel 2024 sia nel 2025, con una copertura rispettivamente del 14,32% e del 13,56% della popolazione over 65.

L’assistenza domiciliare riguarda in particolare persone anziane, fragili, con patologie croniche o con livelli diversi di non autosufficienza. L’obiettivo è semplice: portare le cure a casa quando è possibile e appropriato, evitando ricoveri non necessari e garantendo una presa in carico più vicina ai bisogni della persona e della famiglia. In questo ambito rientrano l’assistenza domiciliare integrata, le cure palliative, il supporto infermieristico, la riabilitazione e i percorsi di lungoassistenza.

Per rafforzare questo modello, nel 2023 Azienda Zero Piemonte ha attivato una Comunità di pratica sulle cure domiciliari, coinvolgendo i referenti dei Distretti delle 12 Asl e le direzioni strategiche aziendali. Il lavoro si è concentrato su un obiettivo concreto: migliorare l’organizzazione delle cure, renderle più uniformi sul territorio e aumentare la capacità di presa in carico a domicilio.

“Il risultato raggiunto non nasce da un singolo intervento, ma da un lavoro sistematico di costruzione di un modello comune – spiega Federica Riccio, responsabile della Medicina territoriale e delle Reti di Patologia di Azienda Zero -. Abbiamo lavorato per rendere più omogenea l’offerta tra le ASL, rafforzare il raccordo tra Distretti e medici di medicina generale e intercettare prima i bisogni dei pazienti più fragili”.

Fra le azioni messe in campo ci sono la definizione di un modello organizzativo regionale, la realizzazione di un cruscotto di monitoraggio per Asl e Distretti, il rafforzamento della collaborazione tra territorio e medici di famiglia, e l’attivazione di percorsi dedicati a persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva, scompenso cardiaco, malattia renale cronica e demenze. Un altro fronte di lavoro ha riguardato il monitoraggio delle riospedalizzazioni a 30 giorni e dei pazienti anziani che ricorrono frequentemente al pronto soccorso, per favorire una presa in carico domiciliare più tempestiva.

“Il domicilio deve diventare sempre di più il luogo in cui si costruisce continuità di cura – aggiunge Riccio -. Questo significa non solo aumentare il numero delle prese in carico, ma migliorare la qualità dell’assistenza, personalizzare i percorsi e sostenere anche i caregiver, che sono una componente fondamentale della cura a casa”.

Nel 2026 il programma sarà ulteriormente sviluppato con percorsi domiciliari dedicati, fra gli altri, alla gestione degli accessi vascolari, delle lesioni cutanee, della ventilazione non invasiva e dei cateteri vescicali, anche con strumenti di supporto ai caregiver come video-tutorial integrativi rispetto all’addestramento in presenza.

Per Massimo D’Angelo, Direttore Generale di Azienda Zero, il dato piemontese conferma il valore di una governance regionale capace di tenere insieme indirizzo, monitoraggio e attuazione locale: “Le cure domiciliari sono una leva decisiva per rendere più forte la sanità territoriale. Il compito di Azienda Zero è mettere in connessione strutture, professionisti e strumenti operativi, così da offrire ai cittadini risposte più uniformi e più vicine ai loro bisogni. Il rafforzamento dell’assistenza a domicilio è parte integrante di una strategia più ampia di integrazione tra ospedale e territorio”.

Sulla stessa linea l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che sottolinea il significato istituzionale del percorso avviato: “Investire nelle cure domiciliari significa rafforzare la sanità di prossimità e dare risposte più appropriate a una popolazione che invecchia e presenta bisogni assistenziali sempre più complessi. L’obiettivo politico e organizzativo è consolidare modelli sostenibili, capaci di alleggerire la pressione sugli ospedali, ridurre il ricorso improprio all’istituzionalizzazione e migliorare la qualità di vita delle persone”.

Un ruolo crescente sarà affidato anche alla telemedicina, intesa come strumento di supporto ai professionisti e di monitoraggio dei pazienti cronici a distanza. Non come alternativa alla relazione di cura, ma come leva per renderla più tempestiva, continuativa ed efficace.

Il dato piemontese, dunque, non va letto solo come un risultato numerico. Indica soprattutto una direzione: spostare il baricentro dell’assistenza verso il territorio, costruire percorsi più appropriati e portare le cure il più possibile vicino alla vita quotidiana delle persone.

27 Aprile 2026

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