La Giunta provinciale di Trento ha approvato il disegno di legge sull’assistenza territoriale e integrazione sociosanitaria, su proposta dell’assessore alla salute Mario Tonina. Il testo, che rappresenta uno degli interventi strategici della Provincia autonoma di Trento per rafforzare i servizi di prossimità, inizia ora il percorso consiliare con l’esame in Commissione e successivamente in Aula.
La riforma, spiega Tonina in una nota, “nasce dalla necessità di mettere la persona al centro, soprattutto quando i bisogni sanitari e sociali sono complessi. Pensiamo agli anziani non autosufficienti, alle persone con disabilità, a chi vive con patologie croniche ma anche alle situazioni di fragilità di una popolazione che invecchia. Il disegno di legge vuole superare i compartimenti stagni e costruire percorsi più integrati, continui, personalizzati e vicini al luogo di vita”.
L’architettura territoriale delineata, dunque, che rafforza la risposta di prossimità, “senza toccare le competenze dei territori”, prosegue Tonina: “Vogliamo al contrario favorire una programmazione più condivisa e omogenea. È un percorso costruito attraverso il confronto con tutti gli attori coinvolti e che proseguirà con il confronto in IV commissione, con l’obiettivo di arrivare a novembre a un testo ampiamente condiviso”.
La riforma: gli obiettivi
Il disegno di legge nasce dall’esigenza di rafforzare il raccordo tra servizi sanitari e socio-assistenziali e la continuità della presa in carico, sia nelle transizioni tra diversi setting e livelli assistenziali, ospedale, territorio, domicilio e strutture residenziali e semiresidenziali, sia nei percorsi che richiedono l’integrazione contestuale di interventi sanitari e sociali. L’obiettivo è garantire percorsi unitari, coordinati e personalizzati, costruiti sui bisogni della persona e il più possibile prossimi al suo luogo di vita.
I vantaggi del nuovo modello interessano i cittadini, con percorsi più semplici e integrati, servizi più vicini e meno burocrazia, il sistema pubblico, attraverso il rafforzamento della sanità di prossimità, dell’integrazione tra sociale e sanitario, della prevenzione e della medicina di iniziativa, ma anche gli amministratori locali, con una minore frammentazione e un ruolo più forte nella programmazione della salute del territorio.
Distretti e Ambiti socio sanitari
Ecco nello specifico i due livelli su cui si articola la nuova organizzazione territoriale, ovvero i Distretti socio-sanitari (DSS) e gli Ambiti territoriali socio-sanitari (ATSS):
• I distretti sanitari si evolvono in Distretti socio sanitari, con una funzione più forte di coordinamento e presenza sul territorio. Ai Distretti spetterà la regia dei servizi territoriali sanitari e sociosanitari, dall’assistenza primaria alla specialistica ambulatoriale, fino alle funzioni integrate delle Case della Comunità, dei consultori e degli altri servizi territoriali.
• All’interno dei distretti vengono individuati gli Ambiti territoriali socio sanitari che rappresentano un modulo organizzativo dedicato a realizzare specificatamente l’integrazione socio sanitaria sui territori. Non modifica le competenze dei Comuni e delle Comunità di Valle, ma crea nuove condizioni organizzative. Attraverso accordi formali tra Asuit e Comunità di Valle, l’Ambito favorirà il lavoro congiunto dei professionisti dei servizi sanitari e dei servizi sociali territoriali in équipe integrate che potranno valutare insieme i bisogni dei cittadini, attivare risposte appropriate e sviluppare azioni di prevenzione e promozione della salute.
I servizi per i cittadini
L’organizzazione logistica si aggancia ai requisiti nazionali previsti dal Decreto 77/2022 del Ministero della salute. Ogni Ambito territoriale disporrà di una rete minima di presidi che avranno il vantaggio di essere coordinati tra loro e non “divisi” e “distanti” tra loro.
• Case della Comunità: rappresentano i principali punti fisici di accesso per i cittadini ai servizi sanitari e sociali;
• Centrale Operativa Territoriale (COT): può essere definita come la regia che coordina e organizza i passaggi protetti tra i diversi luoghi di cura (esempio, dalle dimissioni ospedaliere all’assistenza a casa o a strutture intermedie) favorendo la continuità della presa in carico;
• Équipe multidisciplinari: integrano professionisti sanitari e sociali, con una composizione variabile (medico, infermieri e assistente sociale oppure più ampia) mirata in base ai bisogni della persona.
• Spazio Argento: il servizio dedicato agli anziani viene integrato e salvaguardato all’interno degli Ambiti, mantenendo la propria funzione.
Governance e ruolo dei territori
La riforma riorganizza anche la partecipazione degli amministratori locali, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione e rafforzare il raccordo tra programmazione e servizi.
Il Consiglio per la Salute diventa l’organismo politico di indirizzo a livello di Distretto ed è composto dai presidenti delle Comunità comprese nel Distretto. Potrà partecipare anche il Direttore di Distretto, garantendo il collegamento con la parte tecnica.
A livello di Ambito sarà istituito il Comitato per l’integrazione sociosanitaria, organismo tecnico-operativo presieduto dal Direttore di Distretto, incaricato di definire le modalità di collaborazione tra strutture e professionisti e le azioni di integrazione. La sua composizione sarà definita con successiva deliberazione, garantendo il coinvolgimento dei principali attori del sistema sociosanitario, dai servizi sanitari e sociali ai medici di medicina generale, pediatri, farmacisti e Terzo settore.
Le altre misure
Il disegno di legge introduce la Cartella socio-sanitaria condivisa, uno strumento informatico unico e protetto che consentirà, nel rispetto della privacy, la condivisione delle informazioni necessarie alla presa in carico tra professionisti sanitari, servizi sociali ed enti accreditati e RSA. L’obiettivo è migliorare il lavoro degli operatori ed evitare che il cittadino debba ripetere la propria storia a ogni passaggio tra servizi.
Viene inoltre confermata la figura del Direttore per l’integrazione sociosanitaria nel Consiglio di direzione dell’Azienda sanitaria, con il compito di coordinare le attività territoriali e assicurare il raccordo tra Azienda sanitaria, Comuni e Comunità di Valle, accanto al Direttore del Servizio distrettuale provinciale, che assicura il coordinamento e l’omogeneità organizzativa e operativa dei Distretti.