Aderenza terapeutica. “Re – I-MUR” sbarca a Lecco. Il convegno dell’Ordine provinciale dei farmacisti

Aderenza terapeutica. “Re – I-MUR” sbarca a Lecco. Il convegno dell’Ordine provinciale dei farmacisti

Aderenza terapeutica. “Re – I-MUR” sbarca a Lecco. Il convegno dell’Ordine provinciale dei farmacisti
Il progetto della Fofi sul ruolo del farmacista per promuovere l'aderenza alle terapia da parte dei pazienti, analizzato in un meeting con il presidente di Lecco Gerosa. La discussione avviata dalla relazione di Andrea Manfrin della Medway School of Pharmacy

Tappa sul Lago di Lecco per il Progetto I-MUR promosso dalla FOFI,  in occasione di un incontro organizzato dall’Ordine Provinciale dei Farmacisti guidato da Giovanni Gerosa. Al centro dei lavori la relazione del professor Andrea Manfrin, della britannica Medway School of Pharmacy, coordinatore della sperimentazione, che ha illustrato a una numerosa platea, composta in larga parte da giovani farmacisti, i risultati dello studio Re-IMUR , divulgati lo scorso 12 ottobre a Roma.
 
Ma, come sottolineato nella sua apertura da Giovanni Gerosa, l’obiettivo era dare uno sguardo di insieme a tutto il progetto Federale che, nell’arco di un quadriennio, ha conseguito risultati riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. “Oggi tutti, anche un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori come provano le pagine dei quotidiani, riconoscono l’importanza dell’aderenza terapeutica sia ai fini dell’efficacia del processo di cura ma anche sul piano economico sanitario. Come rappresentanza professionale possiamo dire  di aver contribuito a richiamare l’attenzione su questo aspetto, ma anche di offerto un contributo concreto per affrontare il problema: dimostrando la fattibilità dell’intervento del farmacista, sua efficacia sulla salute del paziente,  e anche il suo ritorno economico per il Servizio sanitario”. 
 
I dati forniti dallo studio Re I-MUR sono molti, basterà qui ricordare che l’intervento del farmacista è riuscito ad aumentare del 25% la quota dei pazienti asmatici che mostravano un buon controllo della malattia, con la possibilità di conseguire quindi un risparmio variabile, a seconda degli scenari, da 86.96 euro l’anno dell’ipotesi più conservativa a  €296.76, ipotizzando una remunerazione della prestazione del farmacista attorno ai 40 euro. “Un valore, quest’ultimo, che abbiamo desunto in base a quanto deciso dai paesi in cui questo servizio è da tempo adottato” ha spiegato Manfrin.
 
Messi sul tavolo i dati, è cominciata la discussione, che ha visto la partecipazione della dottoressa Anna Maria Maestroni, responsabile del Servizio Continuità Assistenziale dell’ASL Lecchese, del dottor Pierfranco Ravizza, presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici e dal dottor Andrea Braguti, presidente di Federfarma Lecco. Molte le domande rivolte ad Andrea Manfrin sugli aspetti tecnici dello studio, per esempio sul peso della polipatologia sul campione dei pazienti che hanno partecipato allo studio, con particolare attenzione anche alle situazioni di deficit cognitivo, un aspetto sul quale la dottoressa Maestroni ha giustamente posto l’attenzione e che, nel paziente anziano è spesso il principale fattore di rischio per la non aderenza terapeutica.
 
Ma l’accento, e lo ha posto con precisione anche il dottor Ravizza, è stato posto sulle condizioni pratiche di attuabilità dello schema sotteso dal progetto della FOFI: quanto tempo serve al farmacista per eseguire l’MUR, quale la struttura e l’organizzazione della farmacia. E poi l’applicabilità dell’MUR ad altre patologie, come il diabete, di cui preoccupa la prevalenza nella popolazione. Infine il tema sollevato dai medici presenti, di riuscire a concretizzare un reale flusso informativo tra il medico di medicina genera e il farmacista e tra questi il servizio sanitario.
 
Questioni fondamentali, che non tutte possono trovare una risposta immediata. Tuttavia già il fatto che dalla discussione teorica si sia passati a interrogarsi sulle condizioni concrete locali, con un focus sul proprio territorio è la prova della bontà di uno schema di lavoro proposto sulla base delle evidenze scientifiche. Ancora più importante, è la conferma che quando si mette al centro il paziente, tutte le professioni sanitarie possono facilmente un terreno comune. 

22 Ottobre 2015

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