Alleanza terapeutica. Porto (Fimp Sicilia): “Passa anche per una reale sinergia ospedale-territorio”

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Il segretario regionale del sindacato dei pediatri sottolinea inoltre il reciproco rispetto delle culture, essenziale in una società multietnica come quella attuale. "Questo vale sopratutto in una terra di confine tra diverse culture e appartenenze come la Sicilia”.

 “La conoscenza dell'appartenenza culturale e religiosa è fondamentale nella relazione con le famiglie dei nostri piccoli pazienti, sopratutto in una Regione come la Sicilia terra di confine tra diverse culture e appartenenze. Per questo motivo tra le voci da compilare nei nostri Libretti pediatrici abbiamo inserito il capitolo: religione”. Ad affermarlo Adolfo Porto, segretario regionale Fimp Sicilia, in una nota in cui esprime “molto rammarico” per “la grave inadempienza da parte della maggior parte delle ASP Siciliane, che non hanno ne stampato e ne distribuito il Libretto Pediatrico, fatta eccezione dell'ASP di Siracusa e in parte di quella di Caltanissetta. Ciò a riprova dello scollamento operativo e della disorganinizzazione imperante tra Decisori ed Esecutori".

Il rappresentante sindacale dei pediatri ricorda che molte religioni seguono pratiche e regimi alimentari che influenzano fortemente lo sviluppo del bambino, e da cui nasce “la necessità di evidenziare e sistematizzare, specifici percorsi e raccomandazioni da dare alle famiglie di altre religioni, all'interno di specifici stili di vita, ben codificati e condivisi”. Ma al di là delle numerose norme e usanze, secondo i pediatri è importante acquisire un atteggiamento di rispetto e di accoglienza verso quelle pratiche insite nelle diverse religioni la cui osservanza è, per taluni, di basilare importanza. “Da qui sarebbe opportuno che gli ospedali, oltre ad attrezzarsi per soddisfare le specifiche esigenze alimentari dei singoli bambini in relazione alla loro appartenenza religiosa, si adoperino per garantire al meglio tutte quelle pratiche, come la circoncisione rituale, in un  ambiente sicuro quale quello ospedaliero al fine di garantire al bambino l'asepsi e l'analgesia necessari”.

“Solo attraverso un’integrazione vera – conclude Porto – tra ospedale e territorio, ovvero tra tutti gli interlocutori che si occupano a vario titolo del bambino (pediatri di famiglia, insegnanti, pediatri ospedalieri) possiamo garantire a tutti i bambini, nel rispetto delle singole culture, la vera integrazione”.
 

05 Marzo 2014

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