Autonomia nella professione infermieristica. Opi Firenze-Pistoia: “Valore irrinunciabile”

Autonomia nella professione infermieristica. Opi Firenze-Pistoia: “Valore irrinunciabile”

Autonomia nella professione infermieristica. Opi Firenze-Pistoia: “Valore irrinunciabile”
Per Alessandro Singali, referente Commissione Etica dell’Ordine Interprovinciale, la domanda da porsi è come raggiungerla nella quotidianità professionale e nei processi relazionali. “Occorre costruire un patrimonio culturale che sia comprensivo delle trasformazioni in corso all’interno della professione e consapevole dell’identità dell’infermiere e delle sue competenze”.

L’autonomia nella professione infermieristica è “un valore irrinunciabile nella quotidianità professionale”. Lo si desume, secondo l’Opi Firenze Pistoia, “dalle normative esistenti, che indicano come necessaria l’autonomia in ogni professione sanitaria, e dal nuovo codice deontologico degli infermieri, recentemente approvato, che all’articolo 1 recita: ‘L’infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile. È sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici. Si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza’”.

È da queste basi muove l’analisi di Alessandro Singali, referente Commissione Etica Ordine Interprovinciale Firenze Pistoia e Membro Istituto Italiano Bioetica per la Toscana. “A fronte di quelle che sono le definizioni standard di autonomia – afferma in una nota – ossia la possibilità per un soggetto di svolgere le proprie funzioni senza ingerenze o condizionamenti da parte di terzi, la domanda da porsi è come raggiungerla nella quotidianità professionale e nei processi relazionali. Occorre costruire un patrimonio culturale che sia comprensivo delle trasformazioni in corso all’interno della professione e consapevole dell’identità dell’infermiere e delle sue competenze”.

Per Singali il senso comune dell’autonomia professionale è direttamente proporzionale alla cultura della professione stessa. “È determinante che una definizione di autonomia abbia carattere positivo, centrata sulle caratteristiche proprie della professione, valorizzando i fattori caratterizzanti di detta autonomia”.

L’azione degli organismi di categoria dunque deve essere decisa: “Impegnare tutte le forze per affermare l’autonomia culturale – ha detto il referente della Commissione Etica dell’Opi FI-PT – la nostra irriducibile differenza, sul terreno del senso comune dei cittadini e dei colleghi, cominciando a spiegare a tutti, ostinatamente, chi siamo e qual è la nostra mission e vision. Non si tratta di un compito facile, ma possiamo e dobbiamo farlo, attraverso i nostri strumenti di comunicazione, di informazione e formazione. Dobbiamo interrogarci sulla produttività “culturale”; i contenuti culturali come materia prima delle proprie catene del valore, assumendo un continuo atteggiamento valutativo. In questo quadro, il terreno della valutazione (qui intesa come etica del render conto) può rappresentare l’occasione per migliorare un rapporto positivo intra ed extra professionale”.

“La “ratio” di molte attività di questi ultimi anni sembra implicare uno scambio virtuoso tra un possibile aumento della consapevolezza etico/deontologica (culturale) e una migliore affidabilità (rendicontazione) degli esiti. È fondamentale – conclude Singali – la conquista di centralità sociale che attraverso il raggiungimento dell'autonomia culturale può offrire grandi opportunità nella nostra realtà. Se non si interviene su questa dimensione sarà oggettivamente difficile rivitalizzare il nostro sistema culturale e professionale, e sul suo potenziale di sviluppo futuro”.

29 Maggio 2019

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