Calabria. Il dossier dei Cinque Stelle. Dal bilancio dell’Asp di Reggio Calabria alle anomalie nella realizzazione dei nuovi 4 ospedali. Tutte le criticità della gestione commissariale

Calabria. Il dossier dei Cinque Stelle. Dal bilancio dell’Asp di Reggio Calabria alle anomalie nella realizzazione dei nuovi 4 ospedali. Tutte le criticità della gestione commissariale

Calabria. Il dossier dei Cinque Stelle. Dal bilancio dell’Asp di Reggio Calabria alle anomalie nella realizzazione dei nuovi 4 ospedali. Tutte le criticità della gestione commissariale
Il documento è stato presentato oggi dai parlamentari Dalila Nesci, Nicola Morra e Paolo Parentela. Altri nodi riguardano la nuova rete dell'assistenza “al di fuori dei nuovi standard ospedalieri” e ”l'assoluta mancanza dei Livelli essenziali di assistenza”. IL DOSSIER

Il commissariamento per il rientro dal disavanzo della sanità calabrese ha superato i cinque anni, “con abusi senza precedenti: silenzi, omissioni e finzioni in ambiti istituzionali”. In particolare “gli attuali responsabili incaricati dal governo hanno consentito la permanenza di dirigenti sanitari nominati in violazione di legge, benché più volte partitamente informati”. E’ il quadro allarmante denunciato dal M5S, tramite un dossier presentato dai parlamentari Dalila Nesci, Nicola Morra e Paolo Parentela, che hanno illustrato il documento, firmato anche dai parlamentari 5 stelle Federica Dieni e Laura Ferrara, nonché dai componenti pentastellati nella commissione Affari sociali della Camera.

“Il dossier ha la funzione – ha spiegato Nesci –di responsabilizzare il tavolo di verifica del piano di rientro sanitario, che si riunirà il prossimo 23 luglio a Roma. All'attenzione dei ministeri abbiamo posto gli argomenti chiave per il futuro della sanità calabrese: dal ruolo invasivo dell'Università di Catanzaro, specie sulla cardiochirurgia in Calabria, all'opacità sulla convenzione pediatrica con l'ospedale Bambino Gesù; dalle consulenze strapagate per i 393 milioni usciti senza tracce dall'Asp di Reggio Calabria alla mancata riapertura degli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare; dalla nuova rete dell'assistenza, approntata al di fuori dei nuovi standard ospedalieri, all'assoluta mancanza dei livelli essenziali d'assistenza su tutto il territorio; dall'inadeguata gestione commissariale ai problemi di trasparenza e legalità”.

Il bilancio dell'Asp di Reggio Calabria, segnala il dossier, non viene approvato dal 2011. Inoltre, dalla tesoreria sono usciti oltre 393 milioni di euro di cui si sono perdute le tracce, con rischio di pagamenti doppi o addirittura arbitrari. Il commissario aziendale è stato nominato in violazione della normativa anticorruzione, che prevede – all'art. 8 del D. Lgs. 39/2013 – che il responsabile gestionale non sia stato candidato sindaco, nei cinque anni precedenti, in un comune del medesimo comprensorio sanitario.

Il M5S denuncia poi che l'Università di Catanzaro riceve, per le attività del proprio policlinico, un surplus di finanziamento di almeno 12 milioni annui, manifestamente illecito perché il relativo protocollo d'intesa è scaduto da 4 anni e l'importo supera addirittura del 40% il valore della produzione.” Benché riempita di denaro, l'Università di Catanzaro non ha mai attivato una terapia intensiva dedicata per gli interventi cardiochirurgici, malgrado i diversi casi di sepsi denunciati, per i quali una commissione interna chiuse il caso reputandoli fisiologici, secondo un'imprecisata letteratura scientifica. Oltretutto, la specifica norma sui requisiti regionali di accreditamento prevede, per una tipologia di struttura (cardiochirurgica) quale quella dell'ospedale universitario catanzarese – modulo minimo con 14 p.l. di degenza ordinaria –, la disponibilità di ‘4 letti di terapia intensiva’, da non intendersi, evidentemente, come ‘prenotati’ e allocati nella sala della terapia intensiva generale; il che, invece, lì risulta alla data odierna”.

Viene poi ribadito che è in corso una convenzione pediatrica tra gli ospedali “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro e l'ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, per la quale in sede di verifica erano stati chiesti precisi elementi, a partire dalla concreta gestione delle risorse umane e finanziarie. “Nel merito non si è registrato – osserva il testo – un controllo stringente per stimare l'effettiva utilità dell'accordo e il reale rapporto costi/benefici. Piuttosto, con perdite economiche per la sanità calabrese si è incrementata l'attività operatoria nell'ospedale vaticano, risultandone penalizzati gli operatori in Calabria, alcuni perfino sostituiti e dunque umiliati”.

Nel complesso i parlamentari del Movimento ritengono che la gestione commissariale si sta caratterizzando per “un accentramento del potere in taluni casi tracimante: per la decretazione della rete assistenziale a prescindere dagli standard ospedalieri definiti dal Patto per la Salute 2014-2016; per la mancata attuazione di sentenze della magistratura amministrativa circa l'obbligo di riapertura degli ospedali di Praia a Mare e Trebisacce nella provincia di Cosenza; per il riordino fuori competenza della struttura dipartimentale regionale; per l'autorizzazione di consulenze strapagate quanto inutili (all'Asp di Reggio Calabria e a valutare il gradimento dell'offerta sanitaria regionale); per l'imposizione dell'imperio Università di Catanzaro nell'attivazione della Cardiochirurgia di Reggio Calabria; per le modalità di rideterminazione dei nuovi budget della sanità privata, con totale esclusione delle aziende sanitarie; per il mancato ascolto dei dirigenti medici in merito alle nuove assunzioni di personale”.

Senza dimenticare che in Calabria saranno realizzati quattro nuovi ospedali, per conseguenza dell'emergenza sanitaria ordinata nel 2007 e poi cessata. “L'iter amministrativo delle opere si ritiene concluso e lineare, benché M5S abbia rilevato pesanti anomalie, per esempio, in ordine ai terreni su cui dovrà essere edificato l'ospedale della Piana di Gioia Tauro, in un contesto segnato anche dal dominio 'ndranghetistico. A riguardo sono state interessate tutte le istituzioni, pendono atti di sindacato ispettivo ed esposti, ma – conclude il documento – l'amministrazione regionale calabrese vi ha posto una pietra tombale”.
 

20 Luglio 2015

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