Calabria. L’altolà di Assobiomedica: “Incostituzionale chiedere rinuncia a interessi e azioni legali per i debiti sanitari”

Calabria. L’altolà di Assobiomedica: “Incostituzionale chiedere rinuncia a interessi e azioni legali per i debiti sanitari”

Calabria. L’altolà di Assobiomedica: “Incostituzionale chiedere rinuncia a interessi e azioni legali per i debiti sanitari”
Il presidente Rimondi si scaglia contro la proposta di atto transattivo inviato dalla Regione alle imprese fornitrici di dispositivi medici per i crediti fatturati al 31 dicembre 2008. “Non è degno di un’istituzione chiedere la rinuncia a qualsiasi azione legale, a ogni forma di contestazione e a tutti gli interessi maturati per i crediti di cinque anni fa vantati dalle imprese”

“Non è degno di un’istituzione chiedere la rinuncia a qualsiasi azione legale, a ogni forma di contestazione e a tutti gli interessi maturati per i crediti di cinque anni fa vantati dalle imprese di dispositivi medici nei confronti della Regione Calabria, visto soprattutto che si parla di crediti scandalosamente vecchi. L’atto transattivo presentato dalla Regione alle nostre imprese calpesta le più elementari norme di correttezza nei rapporti fra imprese e pubblica amministrazione”. Questo il commento del Presidente di Assobiomedica,Stefano Rimondi, sulla proposta di atto transattivo che la Regione Calabria sta inviando alle imprese fornitrici di dispositivi medici per i crediti fatturati al 31 dicembre 2008.
 
Nello specifico, l’atto transattivo presentato dalla Calabria prevede che la Regione paghi gli importi fatturati al 31 dicembre 2008 in un’unica tranche ed entro 60 giorni. Sottoscrivendo l’accordo il fornitore è però obbligato, sia nei confronti delle Asl calabre sia della struttura commissariale (BDE), a rinunciare a giudizi pendenti ed eventuali interessi maturati, condizione inderogabile per il pagamento dei crediti dovuti.
 
“È assurdo che nel 2014 – ha dichiarato il Presidente Rimondi – si proponga di transare i debiti più vecchi di 5 anni, imponendo la rinuncia ai diritti di legge, soprattutto quando la Regione ad oggi paga ancora le nostre imprese con 832 giorni di ritardo, non rispettando né il decreto n. 35/2013 né la direttiva europea sui ritardati pagamenti. La Calabria dichiara in questo modo approfitta delle difficoltà di molte imprese che, per sopravvivere, si vedranno costrette ad accettare questo accordo capestro”.

27 Gennaio 2014

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