Campania. Consulta boccia il registro dei tumori: “È incostituzionale”

Campania. Consulta boccia il registro dei tumori: “È incostituzionale”

Campania. Consulta boccia il registro dei tumori: “È incostituzionale”
Per i giudici la spesa aggiuntiva (apertura uffici e aumento organico) per l’avvio del Registro è in contrasto con i vincoli del Piano di rientro. Ma non solo, la legge votata dal Consiglio regionale, interferisce con le esclusive prerogative assegnate al commissario ad acta per il piano di rientro.  LA SENTENZA

Sul registro dei tumori la Consulta boccia la Regione Campania. Ma il problema non è la natura del provvedimento, giudicato positivo da più parti. La bocciatura è infatti giunta in seguito a due violazioni. La prima risiede nell’aver predisposto per l’avvio del Registro uno stanziamento di risorse ad hoc che “si pongono in contrasto con l’obiettivo del rientro nell’equilibrio economico-finanziario perseguito con l’Accordo sul Piano di rientro e con il Piano medesimo”.
 
“Tale contrasto – rilevano i giudici  – è reso palese, in particolare, dall’esistenza nella legge impugnata di uno stanziamento ad hoc: difatti, l’art. 16, rubricato “norma finanziaria”, “impegna risorse finanziarie, vincolate agli obiettivi di una gestione efficiente del registro tumori della Regione Campania, per complessivi euro 1.500.000,00 annui […] da versare alle Asl della Regione Campania per le attività di ciascun Registro Tumori provinciale e subprovinciale e del Registro Tumori Infantile, all’Irccs “Fondazione Pascale” per le attività del Centro di coordinamento ed all’assessorato regionale alla sanità per le attività del Comitato Tecnico-Scientifico, secondo gli importi percentuali di seguito indicati: a) gestione tre Registri Tumori subprovinciali di Napoli 10 per cento ciascuno; b) gestione Registro Tumori provinciale di Salerno 15 per cento; c) gestione Registro Tumori provinciale di Benevento 10 per cento; d) gestione Registro Tumori provinciale di Avellino 10 per cento; e) gestione Registro Tumori provinciale di Caserta 14 per cento; f) gestione Registro Tumori Infantile 12 per cento; g) attività del Centro di Riferimento dell’Irccs “Fondazione Pascale” 6 per cento; h) attività del Comitato Tecnico-Scientifico 3 per cento”. È questa disposizione, in particolare, che manifesta l’incompatibilità con l’obiettivo di contenimento della spesa pubblica sanitaria perseguito con il Piano di rientro: non è, infatti, l’istituzione in sé dei registri tumori, del centro di coordinamento e del comitato tecnico-scientifico, che merita di essere contestata”.
 
Altro punto contestato è poi quello che attiene le interferenze sul lavoro e i compiti del commissario. Secondo la Corte “la semplice interferenza da parte del legislatore regionale con le funzioni del Commissario ad acta, come definite nel mandato commissariale, determina di per sé la violazione dell’art. 120, secondo comma, Cost.” (sentenza n. 28 del 2013; nello stesso senso, sentenza n. 2 del 2010); ed in particolare, “ogni intervento che possa aggravare il disavanzo sanitario regionale “avrebbe l’effetto di ostacolare l’attuazione del piano di rientro e, quindi, l’esecuzione del mandato commissariale […]”. Insomma il problema non è l’istituzione dei registri in se. “Lo stesso commissario ad acta — si legge nella sentenza — con delibera del 14 settembre 2012 ha ritenuto di dover adottare un'analoga iniziativa, utilizzando però le strutture amministrative esistenti ed il personale in servizio; ed è significativo che abbia anche avuto cura di indicare l'esistenza di una pregressa e vigente copertura finanziaria per il funzionamento degli uffici in questione, precisando ‘‘che per le attività del presente decreto non sono previsti oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale”. 

08 Maggio 2013

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