Caos San Camillo. Intervista a Bruno Schiavo (Anaao): “L’emergenza è ormai quotidiana. Quelle foto dei materassi per terra sono vere”

Caos San Camillo. Intervista a Bruno Schiavo (Anaao): “L’emergenza è ormai quotidiana. Quelle foto dei materassi per terra sono vere”

Caos San Camillo. Intervista a Bruno Schiavo (Anaao): “L’emergenza è ormai quotidiana. Quelle foto dei materassi per terra sono vere”
Dopo il caos che ha travolto il Ps dell’ospedale romano parla il segretario aziendale dell’Anaao. “Non si può più andare avanti così” e auspica un cambio di rotta di azienda e Regione anche se boccia il Piano presentato dalla direzione dell’ospedale: “Non risolve nulla. Servono almeno 50 letti e il personale per gestirli. Ormai l’emergenza è diventata la quotidianità”

“La situazione è ormai di emergenza quotidiana. Mancano posti letto e personale e nonostante i tagli i costi aumentano pure Ora che anche la direzione aziendale ha realizzato a che punto siamo serve un’inversione di rotta”. Parla Bruno Schiavo, segretario aziendale Anaao Assomed dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma che in quest’intervista ci spiega cosa sta accadendo e cos’è accaduto nel Pronto soccorso di uno degli ospedali più grandi della Capitale.
 
Dottor Schiavo, già due anni fa abbiamo visto i malati in Pronto soccorso curati sui materassi a terra e nonostante ciò ancora oggi assistiamo a queste scene. Come si è arrivati a questo punto?
La situazione rispetto a due anni fa quando denunciammo l’emergenza, è peggiorata come testimoniano anche le immagini pubblicate sui media. Il fatto è che in tutto questo periodo la dirigenza dell’ospedale ha negato i problemi e ha tentato di mettere la polvere sotto il tappeto. Finalmente, oggi sembra che anche la direzione abbia compreso che si è toccato il fondo, ma ripeto l’emergenza è ormai quotidiana e non basteranno solo interventi tampone.
 
Torniamo alla giornata di ieri. Ci può descrivere cos’è successo?
Per far capire la situazione la capienza dell’area di Pronto soccorso del San Camillo ha una portata di 40-50 pazienti. Bene, l’altro ieri erano presenti contemporaneamente 120 pazienti come riferito dalla stessa azienda in una nota. Il problema principale, però, non è del Pronto soccorso in sé ma è di tutta l’organizzazione dell’ospedale. Il fatto è che i pazienti dopo le prime cure in Ps necessitano di essere trasferiti nei reparti dove però mancano i letti (in media sono una cinquantina al giorno quelli che attendono un letto in reparto). Ed ecco che siamo quindi costretti a tenere i pazienti in Pronto soccorso. L’effetto di questa mancanza di posti letto, determina poi a cascata una serie di problemi.
 
Quali?
Se come le dicevo non si riesce a organizzare i flussi in entrata e uscita dall’ospedale il Pronto soccorso è il primo ad andare in sofferenza e ad ingolfarsi. Così prima usiamo i letti che abbiamo a disposizione, poi passiamo ad utilizzare le barelle a disposizione. Finite quelle passiamo alle barelle delle ambulanze  (con la conseguenza nefasta di bloccarle). Ma non è finita qui, usiamo anche le sedie della sala d’attesa. Insomma una situazione insostenibile. Ogni medico deve seguire almeno tre pazienti gravi nello stesso momento con possibilità di errore ogni 5 minuti a causa dello stress e dei turni massacranti. E poi i pazienti che sono costretti a stazionare in Pronto soccorso in situazione promiscue. Le faccio un esempio con i numeri: se nel 2010 avevamo 74 pazienti all’anno che sostavano più di 3 giorni in Ps essi sono diventati 700 nel 2012 e dalle prime previsioni per il 2013 dovrebbero essere minimo 750.
 
E le cause specifiche che hanno portato a questa situazione?
Certamente la dura politica dei tagli subita dall’ospedale. Una politica scellerata che non ha nemmeno portato risparmi. Dal 2008 abbiamo visto ridotti i posti letto di 250 unità, ci sono 200 medici e 400 infermieri in meno. In 5 anni abbiamo effettuato 10.000 ricoveri in meno, ma a fronte di tutto ciò la spesa è lievitata di 30 milioni. Serve poco per capire che queste politiche, avallate anche dalla direzione sono state assolutamente fallimentari.
 
La direzione dell’azienda cos’ha fatto in questo senso?
Dopo per che almeno due anni ha negato l’esistenza del problema finalmente sembrano essersi resi conto affermando come in riferimento all’emergenza di martedì ha dichiarato che “è stata rilevata una situazione di stabile e grave affollamento in pronto soccorso, con punte di 120 pazienti contemporaneamente presenti in tale area, che compromette in modo significativo la qualità e la sicurezza dell’assistenza”.
 
Ma oltre questa presa di coscienza qual è il piano per uscire dall’emergenza?
In una nota inviataci dalla direzione ci viene prospettato un piano di rimodulazione dei posti letto che però è un semplice spostamento della coperta (corta). In sintesi si trasferiscono alcuni letti a Medicina per toglierne altri in alcune chirurgie. Un progetto tampone che forse riuscirà ad ottenere qualche letto in più ma non è in grado di risolvere il problema, anzi si potrebbero anche allungare le liste d’attesa (già lunghe) per alcuni interventi chirurgici. Bisogna capire che un piano isorisorse non può funzionare.
 
Cosa chiedete quindi?
Per affrontare l’emergenza servono subito 50 posti letto e il personale per gestirli. Invitiamo poi al direttore generale a chiedere le risorse per uscire da questa logica dei tagli. Ma è chiaro che il nostro appello è rivolto anche al presidente Zingaretti. Oggi manca un progetto serio per la sanità laziale, ma soprattutto occorre invertire la rotta perché con questi tagli stiamo solo peggiorando la sanità senza ottenere risparmi.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

16 Gennaio 2014

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