Che in Calabria domini la ‘ndragheta lo sanno tutti, il problema è come debellarla

Che in Calabria domini la ‘ndragheta lo sanno tutti, il problema è come debellarla

Che in Calabria domini la ‘ndragheta lo sanno tutti, il problema è come debellarla
Le idee e le intenzioni del ministro Grillo sono più che ottime è il metodo e i percorsi ad essere sbagliati. Bene farebbe, la ministra, a comprendere (da medico di Catania, abituato a constatare ivi una organizzazione della salute più che carente) che la sanità si costruisce con il coinvolgimento dei sindaci, delle deputazioni, del volontariato, delle rappresentanze del lavoro e degli operatori sanitari e non già con i soliti gringo da tempo in uso alle nostre latitudini

Gentile Direttore,
ho letto la sintesi dell'intervista concessa dalla ministra della salute ad una televisione privata sulla sanità calabrese. Ho apprezzato la tenacia e l’attaccamento della stessa nel voler risolvere i problemi della salute che in Calabria non c'è mai stata.
 
Un po’ meno mi entusiasma lo strumento cui vuol fare ricorso (il famigerato decreto) – del quale ho ampiamente scritto – palesemente inadeguato e fuori dalle righe costituzionali.
 
Su tutto, mi rattrista il mancato coinvolgimento delle rappresentanze politiche «autoctone», soprattutto dei suoi diciannove parlamentari su trenta, alcuni dei quali invero attrezzati nella particolare materia, che potrebbero fornire alla stessa sul tema più di quanto ha avuto modo di apprendere nella fugace visita in Calabria. Certamente più di quanto il commissariato ad acta da lei ivi preposto è stato sino ad ora in grado di riferire e soprattutto di risolvere.
 
Di certo, una Ministra della salute, anche di qualità professionale qual è la Grillo, dovrebbe preoccuparsi più delle soluzioni che delle denunce, sulle quali invece si attarda un po' troppo.
 
Che in Calabria ci sia il dominio della 'ndrangheta lo sanno pure gli eschimesi. Il problema è come fare a debellarla. A questo da un po’ di tempo ci stanno pensando i Gratteri & C e le forze dell’ordine impegnate in questo difficile ruolo, spesso impossibile.
 
Guai per la collettività, trovarsi di fronte alla politica piena zeppa di voglia di esercitare i compiti del Magistrato ovvero degli investigatori. I decisori devono governare e assicurare l'esigibilità dei diritti e la legalità, quella che dalle nostre parti, per diffusa ammissione, è poco praticata.
 
La Calabria dell’ultimo periodo, forte anche di un prestigioso calabrese alla presidenza della commissione antimafia, ha cominciato a possedere gli anticorpi per liberarsi, si spera presto, da questo male.
 
L'antibiotico più attivo è, comunque, l’individuazione degli strumenti e delle risorse umane più utili al rinnovamento.
 
Insomma, le idee e le intenzioni del ministro Grillo sono più che ottime è il metodo e i percorsi ad essere sbagliati. Bene farebbe, la ministra, a comprendere (da medico di Catania, abituato a constatare ivi una organizzazione della salute più che carente) che la sanità si costruisce con il coinvolgimento dei sindaci, delle deputazioni, del volontariato, delle rappresentanze del lavoro e degli operatori sanitari e non già con i soliti gringo da tempo in uso alle nostre latitudini.
 
Gli uomini e le donne in divisa, i commissari avulsi dalla nostra realtà non servono per costruire ciò che occorre. Viste le esperienze passate servono poco persino a mettere bene in colonna i numeri, un compito difficile anche per gli advisor superpagati.
 
Quanto ai manager che si asserisce da più parti essere i veri colpevoli del disastro, tante le cose da dire a loro discolpa ovvero a loro condanna. Le responsabilità sono sempre state della politica, anche quella attuale, che ha fatto ricorso sempre agli stessi, anche a quelli specialisti in buchi di bilancio.  
 
Ettore Jorio
Università della Calabria 

Ettore Jorio

03 Aprile 2019

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