Coronavirus. Nuovo Complesso del carcere di Rebibbia: la Asl Rm2 smentisce allarme contagio

Coronavirus. Nuovo Complesso del carcere di Rebibbia: la Asl Rm2 smentisce allarme contagio

Coronavirus. Nuovo Complesso del carcere di Rebibbia: la Asl Rm2 smentisce allarme contagio
Ad attirare l'attenzione sarebbe stato il trasferimento d’urgenza di un detenuto al policlinico Umberto I. Ma “non ci risulta essere affetto da una infezione da coronavirus”, spiega la Asl, bensì ricoverato “per il peggioramento repentino di una sindrome che era monitorata dai medici del Nuovo Complesso da giorni”. Nel carcere, ad oggi, non si registra alcuna diagnosi di positività al Covid-19. E la Asl assicura che sono state messe in atto tutta una serie di misure per ridurre il rischio contagio.

“Le notizie pubblicate in rete driguardo una grave situazione di contagio da Covid-19 dei detenuti ristretti presso il Nuovo Complesso del carcere di Rebibbia sono totalmente destituite di fondamento”. Lo fa sapere la Asl Roma 2 in una nota in cui precisa che “il detenuto trasferito presso il Policlinico Umberto I di Roma in un reparto di terapia intensiva “No Covid” non ci risulta essere affetto da una infezione da coronavirus, ma ricoverato d’urgenza in ospedale per il peggioramento repentino di una sindrome che era monitorata dai medici del Nuovo Complesso da giorni”.
 
La Asl evidenzia, quindi, che “fino alla data odierna non c’è stata nessuna diagnosi di positività al Covid-19 registrata presso il Nuovo Complesso di Rebibbia”.
 
Sono inoltre state messe in atto una serie di misure utili ad evitare l’eventuale diffusione del virus: “Le due ali del primo e del secondo piano del braccio G11 sono adibite, quella del primo, ad ospitare detenuti in osservazione per la comparsa di sintomi compatibili con una sospetta infezione da Covid-19, mentre al secondo piano sono ristretti tutti i nuovi giunti che vengono posti, secondo un protocollo condiviso tra la ASL e l’Amministrazione Penitenziaria, in confinamento cautelativo, ovvero in sorveglianza sanitaria attiva giornaliera per un periodo corrispondente alla quarantena, onde evitare che possano essere immediatamente posti in contatto con i detenuti già residenti presso lo stesso complesso”, spiega la Asl.
 
La nota ricorda, infine, che “tutto il personale della Amministrazione Penitenziaria e Sanitario, all’atto dell’ingresso in carcere, viene sottoposto al controllo della temperatura corporea”.

27 Aprile 2020

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