Esenzione ticket per chi soffre di “acne inversa”. E il contributo per le donne che partoriscono a casa passa da 750 a 1000 euro

Esenzione ticket per chi soffre di “acne inversa”. E il contributo per le donne che partoriscono a casa passa da 750 a 1000 euro

Esenzione ticket per chi soffre di “acne inversa”. E il contributo per le donne che partoriscono a casa passa da 750 a 1000 euro
I due interventi approvati dalla Giunta in attuazione di due ordini del giorno del Consiglio. L’esenzione per l’acne inversa decisa “in considerazione dei gravi disagi che subisce chi ne è affetto, sotto il profilo fisico, psicologico, relazionale e sociale”. Il secondo intervento, invece, per “adeguare il contributo alla effettiva onerosità delle spese sostenute dalle donne (circa  ogni anno) che scelgono di partorire a domicilio”.

Non pagherà alcun ticket chi è affetto da “acne inversa” o malattia di Vemeuil, conosciuta in termini scientifici come “Idrosadenite suppurativa”, per le prestazioni sanitarie che servono a controllarne e a contenerne i sintomi, gli effetti e le complicazioni e anche per prevenirne l’aggravamento. Lo ha deciso la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute Luca Zeni. In questo modo l’esecutivo ha dato attuazione ad un ordine del giorno approvato dal Consiglio provinciale nel luglio 2016. “Questo in considerazione dei gravi disagi che subisce chi ne è affetto, sotto il profilo fisico, psicologico, relazionale e sociale”. A darne notizia una nota della Giunta.

In provincia di Trento sono circa 30 i pazienti affetti da questa grave forma di dermatite e seguiti dall’Unità operativa di Dermatologia dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. “Non si esclude però che altri pazienti possano essere in cura presso altri specialisti”, spiega la Giunta.

Con lo stesso provvedimento è stato inoltre adeguato il contributo che la Provincia eroga per le spese sostenute dalle donne per il parto a domicilio, che passa da 750 a 1000 euro. “Questa decisione – spiega la nota – è stata adottata in esecuzione di un altro ordine del Giorno del Consiglio provinciale, approvato lo scorso mese di dicembre, che impegnava la Giunta a verificare la necessità di adeguare il contributo alla effettiva onerosità delle spese sostenute dalle donne che scelgono di partorire a domicilio.

Il parto a domicilio in Trentino è una realtà numericamente stabile da alcuni anni con in media circa 30 casi all’anno.” Questa possibilità – spiega la Giunta -, dal 2015, rientra nel modello organizzativo cosiddetto del ‘Percorso nascita’ ed è stata validata come modalità innovativa di assistenza alla gravidanza, che prevede in particolare la gestione dei casi a basso rischio da parte dell’ostetrica. Partorire a domicilio è una scelta personale e informata”.

07 Aprile 2017

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